Grecia: i testimoni del caso Novartis accusati di aver detto il falso

I due testimoni chiave dello scandalo relativo al gruppo farmaceutico basilese Novartis in Grecia compariranno il prossimo 7 marzo in tribunale ad Atene, per rispondere dell'accusa di falsa testimonianza e falsa dichiarazione, riporta il quotidiano della capitale ellenica Kathimerini.
Il processo avviene dopo che, lo scorso ottobre, la procura ellenica ha deciso di revocare ai due lo status di testimone protetto, permettendo che vengano perseguiti a seguito delle denunce presentate da esponenti politici di spicco, tra cui l'ex premier Antonis Samaras e il governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras.
Secondo le fonti di Kathimerini, entrambi i testimoni hanno negato le accuse e uno ha contestato la legittimità del procedimento penale.
Lo scandalo Novartis aveva scosso la Grecia nel 2017, quando i testimoni interni al colosso farmaceutico, conosciuti con il nome in codice di Maximos Sarafis e Ekaterini Kelesi, avevano denunciato che negli anni della crisi del debito Novartis aveva pagato tangenti a medici e politici del partito Nea Dimokratia (Nuova Democrazia, di centro-destra) e del Movimento socialista panellenico Pasok (di centro-sinistra), con l'obiettivo di vendere i propri farmaci e mantenere alto il loro prezzo.
L'attuale partito al governo di Nea Dimokratia ha accusato Syriza (coalizione di sinistra radicale), alla guida del paese quando scoppiò il caso, di avere orchestrato lo scandalo per colpire i suoi avversari politici.
Dopo anni di indagini, il caso è stato archiviato in Grecia per insufficienza di prove, mentre nel 2020 il colosso farmaceutico, oggetto di indagine anche della polizia federale statunitense Fbi per lo stesso caso, ha puntato a un accordo extragiudiziale con le autorità degli Usa e ha versato un risarcimento di 345 milioni di dollari (315 milioni di franchi al cambio attuale) in seguito all'accusa di avere corrotto i medici in Grecia.