La domenica del Corriere

Greta Gysin: «Quando si ha un ruolo di potere non può esserci spazio per il dubbio»

Su TeleTicino intervista alla candidata dei Verdi per il Consiglio di Stato - Non mancano critiche al Governo
©PETER KLAUNZER
Gianni Righinetti
13.09.2026 20:30

Giovedì PS, Verdi e MpS poseranno le fondamenta della «Casa progressista» presentando la lista unitaria per il Consiglio di Stato. Con l’uscente Marina Carobbio e la consigliera nazionale ecologista Greta Gysin la corsa è già lanciata da settimane. E Gysin è stata ospite a La domenica del Corriere per una chiacchierata a tutto campo. Detto che «la mia non è una candidatura contro ma con Marina Carobbio» si è parlato anche del 2023 quando le due donne si erano, per così dire, spartite le carriere. Eppure Carobbio negli scorsi mesi ha dichiarato che una candidatura di Gysin al Governo era finanche da lei auspicata, ma poi Gysin aveva fatto altre scelte. La capogruppo ecologista alle Camere federali, spiegando la sua decisione di oggi ha sottolineato che «la situazione è cambiata parecchio rispetto al 2023». In ogni caso ha smentito la voce comune secondo la quale Carobbio allora si sarebbe mossa per evitare la sua presenza in lista. Ma poi Gysin ha dichiarato che «dal non osteggiare all’incoraggiare c’è comunque una differenza». E su quello che si vive e respira in Ticino e nel Ticino della politica ha detto non trattarsi soltanto di una crisi delle persone, delle regole o della cultura politica, ma è la combinazione di tutti questi elementi. In questo quadro, l’arrocchino tra Claudio Zali e Norman Gobbi è diventato, per la candidata ecologista, il simbolo di una politica autoreferenziale. Gysin giudica quella manovra «un errore, sia per le modalità sia per la comunicazione. Gli scambi di metà legislatura, io ti do questo, tu mi dai quello, non rafforzano la credibilità delle istituzioni». Sul caso Zali avrebbe gradito un Consiglio di Stato diverso già prima della fase finale, anche alla luce delle problematiche emerse con il caso del quattordicenne alla Farera: «Avrei desiderato un Governo più presente, almeno presente tanto quanto lo è stato adesso nell’ultima fase». I Verdi avevano chiesto «dimissioni immediate». Gysin non accetta che un consigliere di Stato, titolare di una posizione «di potere e responsabilità, possa adottare comportamenti capaci di lasciare spazio al dubbio su un abuso di potere o su un comportamento illegale o prevaricatore». È stato poi aperto il capitolo «sfera pubblica, privata e intima». Le persone pubbliche hanno diritto a una sfera privata, ha osservato, ma la vita privata diventa politicamente rilevante quando incide sull’esercizio della funzione o quando emergono abusi di potere. In queste situazioni «non ci si può più appellare alla sfera privata perché quella è una questione pubblica».

Nel confronto sono emersi anche il riferimento alla moto di Sirica e il tema degli attacchi sui social network. Gysin conosce la durezza del confronto online e il rischio che la critica degeneri in aggressione. Reagire è necessario, ma senza accettare ogni provocazione né replicare con la stessa violenza.

Nella chiacchierata si è poi fatto cenno al, diciamo, «inciampo» del co-presidente del PS Fabrizio Sirica beccato da un radar in moto. È più disturbata dal superamento della velocità o dal fatto che Sirica era a spasso di domenica sui passi alpini «consumando benzina»? Per Gysin «la svolta alla transizione energetica non la si fa controllando cosa fanno i singoli la domenica». Infine il capitolo social, con Gysin vittima di attacchi (ma non è una sua esclusiva, capita a molti). Cosa l’ha più colpita? «È un insieme, una montagna che ti viene addosso e tu devi riuscire a gestirla questa montagna, che è pesante nel suo complesso, non è il singolo commento, per quanto inappropriato e per quanto insultante sia a ferire. È importante rendersi conto che è un problema sociale di attacchi, di odio, di violenza online di chi si espone pubblicamente, di destra o di sinistra che sia, e come tale va affrontato un problema sociale, una responsabilità di chiunque. Ignorare è sbagliato? «Non credo che ignorare sia la soluzione». Le donne in politica pagano ancora o sempre di più un prezzo più alto degli uomini per l’esposizione che hanno? «È un dato di fatto, lo dimostrano tutti gli studi, che le donne sono più spesso vittime di odio e violenza online. Come pure di violenza fisica».