L'intervista

Greta Gysin: «Un seggio verde in Consiglio federale è un atto di responsabilità democratica»

La consigliera nazionale sarà eletta domani presidente del gruppo parlamentare dei Verdi - L’abbiamo intervistata per sapere di più sul suo ruolo, sulle sfide e le aspirazioni dei Verdi, ma anche su una sua possibile candidatura al Consiglio di Stato il prossimo aprile
© Keystone/ALESSANDRO DELLA VALLE
Luca Faranda
21.05.2026 06:00


Greta Gysin, cosa l’ha convinta a candidarsi a presidente del gruppo parlamentare?
«Questo passo è il logico seguito degli ultimi sei anni da vicepresidente del gruppo parlamentare. Il ruolo di capogruppo dà ovviamente ancora più possibilità di lasciare la propria impronta. Da una parte perché si siede nell’ufficio presidenziale, dall’altra perché si può incidere maggiormente in quelle che sono le strategie e le posizioni del partito».

Da capogruppo dovrà anche tessere relazioni con i colleghi di altri partiti. Sarà più orientata al dialogo, oppure punterà su una strategia d’attacco per far profilare il partito?
«Per il lavoro parlamentare il dialogo è essenziale, perché la politica si fa costruendo alleanze e maggioranze. A maggior ragione per un partito d’opposizione come il nostro: è in parlamento che dobbiamo ottenere risultati, perché non abbiamo la possibilità di intervenire a livello governativo. Personalmente non ho mai avuto difficoltà a discutere con i colleghi di altri partiti. Anzi, penso che riuscire a costruire ponti sia una delle mie forze».

Questo ruolo è anche particolarmente rilevante, poiché la presidente del partito Lisa Mazzone non è (più) in Parlamento. Significa addossarsi più responsabilità?
«In tutti i partiti è sempre il capogruppo a organizzare il lavoro parlamentare. Il fatto che Lisa Mazzone non sia in parlamento non è uno svantaggio: ha dimostrato di riuscire comunque a essere molto presente a livello mediatico e anche molto preparata nei singoli dossier pur non essendo alle Camere. Sarà chiaramente ancora più centrale il lavoro di coordinazione tra noi due, e su questo stiamo già lavorando».

È dispiaciuta che in un periodo così decisivo, nessun altro all’interno del gruppo parlamentare si sia fatto avanti?
«Avrei preferito che ci fosse una scelta perché è sempre meglio poter scegliere. Detto questo: il fatto che io sia l’unica candidata dice anche qualcosa sul mio standing all’interno del gruppo. I colleghi, sapendo che mi sono messa a disposizione, probabilmente ritengono che io sia la persona giusta in questo momento e non hanno quindi voluto entrare in concorrenza».

Nei prossimi mesi saremo impegnati a difendere la volontà popolare di fronte alle intenzioni di Rösti di rilanciare il nucleare

I Verdi, dopo l’onda ecologista del 2019, non sono più riusciti a dominare il dibattito pubblico. Cosa state sbagliando?
«La pandemia prima e la situazione geopolitica poi hanno reso più difficile mantenere i nostri temi al centro del dibattito pubblico. Eppure, se guardiamo il barometro delle preoccupazioni, la protezione ambientale resta centrale. Inoltre, il risultato delle ultime elezioni non rispecchia quello delle votazioni sui referendum, che in questa legislatura non abbiamo mai perso. Si pensi all’ampliamento delle autostrade o sul diritto di locazione. Questo dimostra che siamo vicini alle preoccupazioni e alla sensibilità dell’elettorato. Lo si vede del resto anche nei Cantoni e nelle città, dove i Verdi continuano a tenere bene negli esecutivi. Insomma, la situazione non è facile, ma le basi sono solide e io sono fiduciosa».

Quali saranno le prime grandi sfide a livello parlamentare da capogruppo?
«Nei prossimi mesi saremo impegnati a difendere la volontà popolare di fronte alle intenzioni di Rösti di rilanciare il nucleare. Avremo poi il referendum sul Mercosur e la strategia climatica dopo il 2030. Sarà nostro compito migliorarla, perché le misure proposte non basteranno in alcun modo a raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nette entro il 2050. Ci sarà inoltre la discussione sui Bilaterali III, che sarà tutt’altro che semplice. E poi temi importanti come il congedo parentale, la lotta contro i deepfake e la regolamentazione delle banche, sui quali intendiamo impegnarci a fondo».

Nel dibattito pubblico si parla di energia, di prezzi del petrolio e della benzina. È possibile garantire un approvvigionamento a prezzi accessibili, oppure non è una priorità?
«La priorità dovrebbe essere quella di puntare sull’indipendenza energetica, sull’efficienza e sulle rinnovabili. Nell’attuale crisi energetica, paghiamo in maniera drammatica le scelte sbagliate degli ultimi decenni. Se avessimo infatti puntato sulla svolta energetica in maniera più decisa, saremmo molto meno vulnerabili oggi. La politica climatica tanto quanto la svolta energetica sono politiche di libertà, perché ci liberano dall’instabilità dell’offerta e dalla volatilità dei prezzi, da regimi autocratici e da situazioni geopolitiche che non possiamo influenzare».

Finora, però, è stato difficile trovare una convergenza. Cosa le fa credere che gli equilibri cambieranno?
«In realtà, la direzione è quella giusta, quello che ancora manca è la velocità delle misure, che è ancora troppo timida. Oggi più che mai sarebbe il caso di rendersene conto».

È chiaro che se si aprirà la possibilità di un secondo seggio per la sinistra, bisognerà fare il possibile e l’impossibile per riuscire ad ottenerlo

I Verdi da anni rivendicano un seggio in Consiglio federale ai danni del PLR. Eppure, su questo punto non avete nemmeno l’appoggio del PS. Cosa deve cambiare in questo anno e mezzo che ci separa dalle elezioni federali?
«È evidente che i partiti che siedono in Consiglio federale, quello che chiamiamo “cartello del potere”, non hanno interesse a cambiare gli equilibri. Ma diventa anche sempre più difficile giustificare all’elettorato perché una forza politica stabile intorno al 10% non abbia alcuna rappresentanza governativa, mentre un’altra attorno al 14%, tendenzialmente in perdita, continui ad averne due (il PLR, ndr). Se gli equilibri tra i partiti saranno confermati, un seggio verde in Consiglio federale è anche un atto di responsabilità democratica».

Restando invece in Ticino, la campagna per le votazioni cantonali sta per iniziare. Marina Carobbio auspica che Greta Gysin possa essere sulla lista del Consiglio di Stato. Quanto sono alte le possibilità?
«Ho già fatto le mie valutazioni, però ribadisco che prima bisogna definire strategie, alleanze e condizioni. Una volta che queste saranno chiare, si potrà discutere dei nomi. È chiaro che se si aprirà la possibilità di un secondo seggio per la sinistra, bisognerà fare il possibile e l’impossibile per riuscire ad ottenerlo. Uno scenario non inverosimile considerando come vacilla l’alleanza a destra».