I commercianti ginevrini: «Ci sentiamo abbandonati»

Domani a Ginevra scenderanno in piazza, secondo le stime, tra le dieci e le ventimila persone. Il corteo autorizzato del 14 giugno, alla vigilia del G7 di Évian, attraverserà una città che da giorni si blinda, e per i commerci è l’ora di scoprire quanto peserà l’evento. Lungo le strade le vetrine sono sparite dietro pannelli di legno, anche dove il percorso non passa, mentre la chiusura delle frontiere e il telelavoro raccomandato svuotano in anticipo il centro. Il diritto di manifestare non è in discussione; lo è il modo in cui le piccole imprese sono state lasciate sole a prepararsi. «Ci sentiamo completamente abbandonati», riassume Anthony Castrilli, del Gruppo professionale dei ristoratori e albergatori.
La preparazione, dove c’è stata, è avvenuta nell’urgenza. Castrilli denuncia che «Il percorso della manifestazione è stato approvato soltanto due settimane prima», un margine che non ha lasciato il tempo né di assicurarsi né di proteggersi a dovere. Dopo il 2003, ricorda, le polizze non coprono più in automatico le sommosse, mentre falegnami e legname scarseggiano e i prezzi delle palizzate sono saliti vista la carenza del materiale. Per molti il conto è proibitivo: blindare una vetrina può costare 5000 franchi, osserva Simon Brandt, direttore della Società dei caffettieri, ristoratori e albergatori di Ginevra, sezione ginevrina di GastroSuisse, «e molti piccoli esercizi non hanno i mezzi».
Visioni divergenti
Sul dialogo con le autorità i toni divergono. La Federazione delle imprese romande (FER), per voce del direttore Arnaud Bürgin, riconosce la complessità dell’evento, ma rivendica «visibilità e prevedibilità», poiché «alcune informazioni importanti sono arrivate tardivamente». La Camera di commercio, dell’industria e dei servizi di Ginevra (CCIG) parla di un coordinamento «costruito progressivamente» e della necessità di migliorare in futuro sull’informazione anticipata. Più severo Castrilli, per cui il vertice «è stato gestito male fin dall’inizio», benché la data fosse nota da tempo. E Brandt punta il dito su un’asimmetria: lo Stato ha barricato i propri edifici in rue de l’Hôtel-de-Ville, in una zona dichiarata non a rischio. «Se non c’è rischio, perché lo fanno?», domanda. Sul corteo, invece, prevale una linea comune: FER e CCIG preferiscono una manifestazione inquadrata a una serie di raduni incontrollabili. Secondo Hélène Calle Lin, della Federazione dei bar, il Cantone avrebbe potuto spostare la manifestazione fuori città: «Il G7 non si svolge nel centro di Ginevra», quindi nulla imponeva di farla passare di lì.
Il terreno di scontro
Il vero terreno di scontro è l’indennizzo. Il Cantone si è detto pronto a coprire alcuni danni materiali, ma il perimetro è giudicato troppo stretto. La CCIG lo definisce «parziale», poiché esclude le misure di protezione e le perdite di attività, e ricorda che il Parlamento non ha accettato la clausola d’urgenza, «il che resta molto problematico». Come spiega Brandt, inoltre, un esercizio danneggiato vedrà rimborsati arredi e macchinari, ma non la perdita d’esercizio delle settimane di chiusura; e una sua associata, il cui ristorante è accessibile soltanto attraverso la Francia, dovrà chiudere senza ricevere nulla. La FER allarga lo sguardo all’intera economia e stima in quasi 250 milioni la perdita potenziale di PIL per ogni giornata. Bürgin segnala che i valichi chiusi complicano l’arrivo dei frontalieri. Sullo sfondo, la frattura tra grandi e piccoli: chi ha mezzi assorbe il colpo, gli indipendenti molto meno. Castrilli fa i conti del fondo straordinario, circa 6 milioni dal tetto di 100.000 franchi a ristorante, che «basterebbero per circa 60 ristoranti», commerci esclusi.
Le associazioni sperano nella calma e riconoscono l’esperienza ginevrina nei grandi eventi, ma temono altre manifestazioni o atti di vandalismo che accadano al di fuori del quadro della manifestazione autorizzata. FER e CCIG evocano il rischio di gruppi più radicali e di azioni isolate. Castrilli sposta il timore nel tempo: il pericolo non è la manifestazione pacifica di domani, bensì la notte tra sabato e domenica, come nel 2003, e segnala una mappa che circola e indica i bersagli. «Stiamo giocando alla roulette russa», dice, prima di descrivere il dilemma di chi resta a difendere il proprio locale, esposto all’aggressione o, se reagisce, al rischio penale. Sul fronte turistico Ginevra Turismo, l’ente di promozione della destinazione che si tiene fuori dal dibattito istituzionale, registra annullamenti alberghieri del 10-15%, ma ribadisce che «la destinazione non è chiusa» e che una task force informerà gli ospiti. La CCIG sostiene anche che, nel breve periodo l’apparato di sicurezza alimenta tensioni e incertezza, nel lungo «tutto dipenderà» dalla gestione, e Ginevra «resta una piazza solida».
Estendere gli aiuti
Davanti a questo quadro ognuno si prepara ad agire per difendere al meglio i propri interessi. Brandt ha già scritto al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio per chiedere un’estensione degli indennizzi, e tornerà a scrivere a seconda di quanto accadrà; il modello che ha in mente è quello del Covid, le indennità per lavoro ridotto e per le chiusure imposte, «qualche milione» che a suo dire Ginevra potrebbe permettersi. Castrilli promette di mettere le autorità «davanti al fatto compiuto», pronto a esporsi in televisione perché chi impone o accetta questa situazione ne assuma per intero i costi. FER e CCIG restano nel solco del dialogo, nel ruolo di raccordo tra imprese e Cantone.
