Gran Consiglio

I conti del Cantone restano appesi a un filo

Critiche al Governo da quasi tutte le forze politiche durante l’esame del Consuntivo - «Servono riforme strutturali» - Zali: «Facile essere duri e inflessibili con i consuntivi, meno essere rigorosi con i preventivi» - Vitta apre a un pacchetto di misure pluriennale
©Gabriele Putzu

Tre rapporti sul tavolo, un lungo dibattito, qualche scaramuccia e un timido segnale di distensione fra Esecutivo e Legislativo che, guardando al futuro e alle tante sfide delle finanze cantonali, sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) di buon auspicio. L’analisi del Consuntivo 2025 da parte del Parlamento – che si è chiuso con 32,5 milioni di disavanzo a fronte dei 96,6 messi a preventivo – cominciata oggi non ha comunque lasciato molti margini di manovra all’ottimismo. Tanto che la possibilità che i conti vengano bocciati rimane elevata. Come è stato sottolineato da più parti in aula, infatti, le finanze dello Stato preoccupano. E non poco. E questo perché, a fronte di un capitale proprio negativo e di un debito che ha superato la soglia dei 2,7 miliardi, la macchina pubblica continua a crescere. E, soprattutto, non si stanno facendo le necessarie riforme strutturali per ottenere bilanci quantomeno in pareggio. Sullo sfondo, inoltre, ci sono una serie di zavorre che andranno a pesare sulle future finanze: la riforma EFAS, l’imposta sul valore locativo, così come il finanziamento delle due iniziative di cassa malati che sarà discusso questa settimana dal Gran Consiglio. Insomma, la situazione è tutt’altro che rosea.

«È l’ora del risveglio»

In Parlamento, come detto, sono giunti tre rapporti. Se i due di minoranza (di PS/Verdi e dell’UDC) chiedono senza sorprese di bocciare i conti, nemmeno quello di maggioranza (sostenuto da Centro, PLR e Lega) li approva esplicitamente. O meglio: non senza prima aver chiarito in quale direzione andrà la discussione politica e aver ricevuto rassicurazione da parte del Governo. E questo perché servono, appunto, riforme strutturali. «È giunta l’ora del risveglio di fronte a una situazione che qualcuno ritiene ancora gestibile ma che presenta in maniera sempre più evidente preoccupanti fragilità», ha non a caso sottolineato Fiorenzo Dadò, presidente del Centro e relatore di maggioranza. Le finanze cantonali necessiterebbero di «interventi strutturali più incisivi» e di scelte di indirizzo «con chiare priorità». Per Dadò, che non ha lesinato critiche al Consiglio di Stato, «serve un programma politico da parte del Governo su come orientare il cantone in futuro», perché «si continua a navigare come se nulla fosse». Bisogna cominciare a fare delle riforme, dunque, a partire da una revisione dei Dipartimenti e un occhio già puntato al prossimo preventivo.

Critiche alla politica fiscale del Governo sono invece arrivate dal capogruppo socialista Ivo Durisch. Il relatore di minoranza ha nuovamente insistito sugli «sgravi ai ricchi», che hanno portato alla situazione attuale. «La domanda da porci», ha spiegato, «non è se abbiamo speso troppo, ma perché continuiamo a non avere sufficienti entrate e risorse». La politica, per Durisch, deve «uscire dal Palazzo e guardare al Paese» reale. Per Alain Bühler, capogruppo UDC e autore del secondo rapporto di minoranza, sarebbe invece un errore leggere il miglioramento tra preventivo e consuntivo come un’inversione di tendenza. E questo perché ci sono state entrate straordinarie non previste (in primis le quote della BNS). Al Governo, per il democentrista, «manca una strategia, una rotta definita». L’Esecutivo, quindi, dovrebbe presentare un «vero piano finanziario. Perché le finanze pubbliche non si risanano con la fortuna», bensì con «scelte e strategie».

I due «poliziotti»

Nei discorsi del Consiglio di Stato a prendere la posizione del «poliziotto cattivo» è stato il presidente del Governo Claudio Zali. Il quale ha in primis biasimato «l’estrema lunghezza del dibattito sul consuntivo, una stranezza della politica ticinese che non trova riscontro nel resto della Confederazione». E ciò, in sintesi, poiché si tratta di «un’infruttuosa discussione su soldi già spesi». Poi, Zali ha speso parole di critica pure nei confronti dei tre rapporti commissionali. In parte poiché troppo corti, ma anche – più in generale – per via di una «certa dose di ingratitudine» dovuta al mancato riconoscimento del fatto che il Consuntivo 2025 è figlio del Preventivo 2025 (approvato dallo stesso Gran Consiglio), così come del fatto che tra i conti preventivi e quelli consuntivi vi è stato un miglioramento di 64 milioni. Zali ha quindi esortato il plenum «a limitare le discussioni non produttive» e l’ha invitato «a dedicare le energie al futuro». Anche perché, ha chiosato, «è facile essere duri e inflessibili con i consuntivi, molto meno essere rigorosi con i preventivi».

Il ruolo del «poliziotto buono», invece, è toccato al direttore del DFE, Christian Vitta. Il quale ha anch’esso voluto gettare lo sguardo al futuro, al cammino di risanamento che attende le finanze cantonali. «Dopo la pandemia – ha ricordato Vitta – abbiamo intrapreso un cammino che non si risolve in un esercizio, ma richiede costanza e perseveranza». Il consigliere di Stato ha pure sottolineato che, negli ultimi tre anni, il deficit è stato più che dimezzato. E ha pure anticipato che il primo preconsuntivo 2026 «dà indicazioni positive nella misura in cui il disavanzo dovrebbe situarsi al di sotto del dato di preventivo (ndr. 109 milioni di deficit)». Al netto di ciò, ha avvertito che «le sfide che più ci devono preoccupare sono quelle dei prossimi anni». E in tal senso, rassicurando la maggioranza della Commissione, ha chiarito che anche il Governo concorda sulla necessità di lavorare sul lungo termine, con riforma più strutturali. E, ha aggiunto, «se la politica lo vorrà», dall’anno prossimo si potrà lavorare a un pacchetto di misure pluriennale. Una manovra di rientro su più anni che però, ha avvertito, «richiederà dialogo tra i due livelli istituzionali». E, soprattutto, richiederà ulteriori misure di risparmio strutturali che, per forza di cose, saranno dolorose. Poiché, ha chiosato, «scelte difficili fanno spesso rima con scelte impopolari».