Archeologia

I frammenti della storia che tornano a parlarci

Confermata la presenza di un insediamento collinare preistorico grazie ad un lungo lavoro portato a compimento dopo decenni - Dagli importanti ritrovamenti sotto il Castelgrande negli anni 80 passando per i travagliati studi sulle ceramiche: emergono le tracce di una civiltà antica, oggi riscoperta
Prima che arrivasse la Fortezza il sito era già abitato da millenni. © CdT/Gabriele Putzu
Davide Rotondo
Davide Rotondo
28.04.2022 17:44

Immaginatevi di trovarvi in piazza del Sole a Bellinzona, alzare lo sguardo verso la collina e non vedere il castello. Al suo posto un insediamento preistorico risalente al 5000 avanti Cristo fatto di capanne su di un ipotetico asse nord-sud ante litteram. La conferma che tutto questo è stato realtà arriva anche dallo studio archeometrico delle ceramiche del Castelgrande, iniziato negli anni 90 dall’Università di Friburgo e pubblicato sulla rivista «Geologia Insubrica». Se la storia ci parla, l’archeologia può essere allora intesa come l’arte di saperla ascoltare e comprendere. La scoperta è importante: si pensi solo che la collina sulla quale è sorta la fortificazione medievale è tra i luoghi di insediamento fra i più antichi della Svizzera. Tra le sue mura, dove oggi si trovano il ristorante e la sala espositiva, un tempo vi era invece l’area dell’arsenale. Al di sotto invece si nascondevano le tracce di questa antica comunità riscoperta grazie al grande lavoro iniziato a metà degli anni 80 da Pier Angelo Donati, Diego Calderara e Nevio Quadri dell’allora Ufficio dei monumenti storici. Affiancati dall’archeologo Riccardo Carazzetti, il gruppo di ricercatori effettuò uno scavo programmato su due anni investigando proprio sotto l’area dell’arsenale. Quanto riportato alla luce ebbe dell’incredibile: strutture di antiche capanne, migliaia di frammenti ceramici, oltre ad altre testimonianze che coprono un arco cronologico compreso fra il Neolitico e il Medioevo. In particolare, la produzione di ceramica che va dal Neolitico inferiore (5500 a.C.) fino alla tarda età del Bronzo (1200 a.C.). Tutto ciò portò a comprendere l’importanza della scoperta, che avrebbe poi dovuto essere studiata: un insediamento permanente nel cuore di Bellinzona durante un periodo di circa 4000 anni che fornisce la possibilità di conoscere la provenienza delle materie prime e lo sviluppo della tecnologia di produzione.

Indagare per capire
L’intero complesso di ritrovamenti ceramici rappresenta un’importante ed unica possibilità di indagare all’interno della nostra storia più remota, ci spiegano dall’Ufficio dei beni culturali del Cantone. Per quanto affascinante, scoprire però è solo una parte del lavoro. Oltre a catalogare, il fine ultimo è quello di studiare e comprendere i reperti. Il lavoro di ricerca iniziato negli anni 90 ha subìto un percorso travagliato ed è stato sottoposto ad alcune interruzioni che lo hanno portato a completamento solo tre decenni più tardi. Dopo anni di ricerche, il servizio archeologico del Cantone insieme all’Università di Friburgo sono ora pronti a riportarci quel lontano messaggio un tempo sepolto che è stato ricomposto un frammento alla volta. È qui che entra in gioco lo studio archeometrico delle ceramiche provenienti dal suddetto sito archeologico, pubblicato sulla rivista «Geologia Insubrica» nel suo ultimo numero monografico, presentato martedì scorso proprio tra le mura del castello. Finanziata negli anni 90 dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca, quella sulle ceramiche e le argille del Castelgrande rappresenta la prima indagine di questo tipo condotta nel Cantone Ticino su un grande complesso e attesta l’esempio di una collaborazione interdisciplinare tra archeologia e scienze della terra.

Il lavoro di scoperta e comprensione però non finisce qui. La pubblicazione di questo primo studio è solo una parte, per quanto importante, di una più grande avventura alla scoperta della nostra storia. In questi ultimi anni infatti un progetto di ricerca promosso e sostenuto dall’Ufficio dei beni culturali è stato affidato alla direzione di Samuel van Willigen. Lo specialista di ceramica neolitica, già attivo al Museo nazionale svizzero, è affiancato dagli archeologi Domenico Lo Vetro e da Maruska Federici-Schenardi, nello studio dei materiali che risalgono alle epoche più antiche (Neolitico ed età del Bronzo), in prospettiva di una pubblicazione prevista nel 2024.

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