I fuchi e il velo pietoso

BELLINZONA - Toni accesi, finanche alla deriva, nel corso del dibattito sul Marchio azienda locale tra chi ha detto sì, attribuendo il controllo allo Stato e chi pure sì, "ma ci pensino le stesse aziende". E chi, naturalmente, ha detto no. Alla fine l'ha spuntata la maggioranza con 49 si, 30 no e 3 astenuti: il marchio ci sarà ma toccherà all'economia farsi parte attiva.
In aula c'è stato un picco di decibel quando Marco Chiesa (UDC) nella veste di proponente, ha perso le staffe: "Sì, sì, sì, sì, sì, lo voglio", inteso come dare un compitino in più allo Stato per assegnarne il controllo e la gestione. Chiesa ha poi ricordato il gergo leghista dei "1.500 fuchi di Stato", dato che la Lega era favorevole a darlo all'economia. Laura Sadis, che sul finire di questa legislatura parla senza peli sulla lingua ai parlamentari, ha condannato "l'eccitazione di Chiesa", invitandolo a moderare i termini nei confronti dei dipendenti e, se rieletto, al prossimo preventivo, di presentare misure per tagliare posti di lavoro.
Un po' come allo stadio è partito l'applauso e immediata la replica di Chiesa: "Era una citazione, io non mi sono mai permesso di definire fuchi i dipendenti dello Stato, ho rispetto. La consigliera stia più attenta quando i parlamentari parlano". Parte del plenum ha ululato, e poi ancora Sadis: "Stendiamo un velo pietoso". Ambientino di questa (fine) legislatura.
SEI D'ACCORDO CON LA SCELTA DI DEMANDARE UNA POSSIBILE APPLICAZIONE DEL "MARCHIO ETICO" AI PRIVATI E ALL'ECONOMIA? DÌ LA TUA NEL SONDAGGIO A DESTRA!
