Svizzera

I giovani medici di famiglia chiedono migliori condizioni di lavoro

L'associazione ha quintuplicato i suoi membri dal 2017 a oggi e rivendica riforme politiche per poter lavorare più a tempo parziale e in studi medici collettivi
© Chiara Zocchetti
Ats
10.09.2026 17:52

L'associazione Giovani medici e pediatri di famiglia svizzeri (JHaS) ha quintuplicato i suoi membri dal 2017 a oggi (da 443 a 2.300) e ora rivendica riforme politiche per poter lavorare più a tempo parziale e in studi medici collettivi. È quanto emerge da uno sondaggio presentato oggi e condotto dall'Istituto bernese di medicina di famiglia.

Secondo la JHaS la promozione delle nuove leve non deve avvenire soltanto attraverso un aumento dei posti di studi, ma deve far evolvere in modo coordinato la formazione, le strutture sanitarie e i finanziamenti, si legge in un comunicato allegato.

Le cifre nel dettaglio

I risultati dell'inchiesta mostrano che tre quarti dei membri dell'associazione sono donne, l'età media è di 35 anni, il 46% di loro ha figli e la percentuale di lavoro desiderata è del 70%. Soltanto il 3% di loro desidera esercitare autonomamente, il 74% invece vorrebbe lavorare in uno studio composta da un minimo di due a un massimo di cinque medici. Inoltre, il 62% del campione vorrebbe diventare coproprietario di uno studio.

Tre rivendicazioni

In base a questi risultati la JHaS formula tre rivendicazioni, invitando il mondo politico ad agire ora. La prima è l'orientamento della formazione pre- e post-laurea verso l'assistenza sanitaria di base ambulatoriale in studio e creare condizioni di lavoro attraenti e favorevoli alla vita familiare, in particolare modernizzando il servizio di pronto soccorso e riducendo gli ostacoli amministrativi.

La seconda è la creazione di squadre solide e interprofessionali per le cure di base, affidando loro maggiore margine di manovra, distribuendo in maniera opportuna le competenze e le responsabilità tra i diversi gruppi professionali.

Infine, si chiedono condizioni quadro affidabili e un finanziamento sostenibile. Ciò per poter investire in modelli di presa a carico dei pazienti moderni, nella promozione delle nuove leve e nella collaborazione interprofessionale.

Cambio di condizioni o indirizzo

La copresidente dell'associazione, Linda Habib, avverte che «i giovani ci sono, ma se non cambiamo ora le condizioni quadro rischiamo di perderli a beneficio di altre specializzazioni». L'altra copresidente, Flurina von Blumenthal, aggiunge che «formare più medici è importante ma non basta».

«I risultati mostrano un quadro straordinariamente stabile nel corso delle diverse indagini: le nuove leve vogliono assumersi responsabilità nell'assistenza di base, ma hanno aspettative chiare riguardo alle modalità e alle strutture in cui desiderano lavorare in futuro», riassume Sven Streit, uno degli autori dell'inchiesta.

Nella nota si sottolinea inoltre come le cure ambulatoriali di base permettano di risolvere il 94% delle questioni mediche, ma comportino soltanto l'8% dei costi sanitari.