Il caso

I locali ticinesi sono tutti in regola? Norme, controlli e verifiche

Il dramma di Crans-Montana solleva la questione della sicurezza nei ritrovi notturni del nostro cantone - Alcune strutture sono molto simili al Constellation dove si è consumata la tragedia - Le riflessioni di Serge Santese, Filippo Lombardi e Mario Branda
©Keep Smiling Photography
Francesco Pellegrinelli
03.01.2026 06:00

«Mi sono sentito chiamato in causa». È uno sguardo emotivamente coinvolto quello di Serge Santese, per anni figura nota della vita notturna luganese e oggi gestore della capanna Monte Bar. «Negli anni Novanta ero in vacanza a Bali dove, in circostanze analoghe, sono morte un centinaio di persone in una discoteca. All’epoca, mi dicevo che una cosa del genere, da noi, non poteva accadere». E ciò nella convinzione che in Svizzera esistono leggi precise e controlli rigorosi. Eppure, spiega Santese, «una tragedia simile non avviene per caso. Spesso è la somma di piccole o grandi negligenze che nel momento peggiore si rivelano fatali».

Allo stesso tempo, come non vedere che la conformità della discoteca Constellation, situata nel seminterrato di un bar nel centro di Crans-Montana, assomigli molto a quella di diversi locali notturni ticinesi. Le norme in vigore nel nostro cantone sono sufficienti o, alla luce di quanto accaduto, andrebbero riviste?

«La domanda è lecita», risponde Santese. Il quale però precisa: «Il fattore umano e il rispetto dei protocolli sono decisivi. Le normative, almeno in Ticino, impongono ai locali notturni l’impiego esclusivo di materiale ignifugo, che al massimo si scioglie ma non prende fuoco. Alla luce di quanto visto, è lecito pensare che i materiali impiegati al Constellation non fossero in regola».

Dalle immagini - prosegue Santese - sembra di scorgere sui soffitti la presenza di pannelli fonoassorbenti: «Se la tipologia e la posa del materiale non sono state eseguite correttamente, è evidente che ciò rappresenta un grave fattore di rischio».

Sarà chiaramente l’inchiesta vallesana a stabilire eventuali responsabilità legate al rispetto delle norme di sicurezza: dai controlli antincendio alla capienza massima, dall’ampiezza delle scale all’eventuale presenza o assenza di una via di uscita alternativa.

Lugano proattiva

«Le leggi antifuoco sono cantonali e seguono alcune indicazioni a livello svizzero date dalle associazioni dei professionisti», spiega dal canto suo Filippo Lombardi, capodiscastero dello Sviluppo Territoriale a Lugano, dove esistono «circa una quindicina di locali simili». Al momento del rilascio di una licenza edilizia e della relativa abitabilità vengono verificati questi requisiti, aggiunge Lombardi. Il problema, semmai, è ciò che accade dopo il rilascio dell’autorizzazione con eventuali modifiche non conformi. Per questo motivo, spiega il municipale, nel 2018 la città ha istituito un gruppo di lavoro che coinvolge Edilizia privata, Polizia e Pompieri, con il compito di effettuare controlli e, soprattutto, di richiedere ogni due-tre anni l’aggiornamento del documento antincendio, che proprietari e gerenti devono far eseguire da un perito certificato.

«Le verifiche – conferma Santese – avvengono direttamente nel locale alla presenza del gestore. Non basta inviare il rapporto redatto dal perito». E ciò per evitare che eventuali modifiche successive al rilascio dell’autorizzazione mettano in pericolo il locale e gli avventori. In questo contesto viene verificata anche l’ampiezza delle scale che varia in funzione della capienza del locale. «Quando gestivo il Casablanca al Villa Sassa - racconta Santese - dovemmo far intervenire una ditta specializzata per il taglio del beton per allargare un’uscita. All’Underground, invece, dopo il primo controllo mi fu richiesto di compartimentare il locale in due zone, installando una porta tagliafuoco automatica tra la sala e i servizi».

Ma a chi spetta, invece, la verifica della capienza massima? «Il controllo del rispetto quotidiano di queste norme incombe al gerente», spiega Lombardi, «ma la polizia ha il diritto di fare dei controlli sporadici». Controlli che possono avvenire non solo alla luce del giorno, conferma Santese, secondo il quale il passaggio delle informazioni all’interno della Polizia funziona bene. «Se le regole sulla capienza non vengono rispettate, alla fine l’informazione arriva a chi di dovere».

Ma non è forse il caso – chiediamo ancora a Lombardi – che la politica rifletta sull’opportunità di inasprire le regole, ad esempio introducendo l’obbligo di una via di fuga alternativa rispetto all’ingresso principale? «È un tema legittimo», risponde, «anche se è facile immaginare come per molti di questi locali non sarebbe semplice trovare una soluzione praticabile». Secondo Santese, le norme e le leggi attuali sono «ragionevolmente sufficienti. Tuttavia, il fattore umano resta decisivo. Se un locale può accogliere 200 persone ma dentro ce ne finiscono 300, l’evacuazione può trasformarsi in una trappola letale».

Bellinzona: «Fermo il punto»

Una lettura che trova pienamente d’accordo anche il sindaco di Bellinzona Mario Branda. «La dimensione costruttiva ed edilizia degli impianti è certamente fondamentale, così come il rispetto delle prescrizioni e delle raccomandazioni normative, che hanno valenza anche a livello federali. I locali sulla piazza dispongono tutti delle autorizzazioni cantonali e comunali. Tuttavia, molto dipende anche da ciò che avviene concretamente all’interno dei locali». Non sappiamo se il locale fosse o meno a norma sotto il profilo strutturale, questo spetterà agli accertamenti, prosegue Branda. «Ma quando all’interno si verificano comportamenti irresponsabili, il rischio aumenta enormemente». Il riferimento va alle fontanelle pirotecniche accese nel sottosuolo. «Anche un locale perfettamente a norma può diventare pericoloso se, in occasione di eventi particolari – Natale, Capodanno, Carnevale – viene addobbato con materiali altamente infiammabili: in questi casi, neppure le migliori prescrizioni e procedure possono garantire la sicurezza assoluta». Insomma, esiste una dimensione costruttiva, che è essenziale, ma il fattore umano continua a giocare un ruolo determinante. Ad ogni modo, conclude Branda, la città alla luce di quanto accaduto a Crans-Montana si attiverà: «La nuova legge sulla protezione antincendio, entrata in vigore il 1. gennaio 2024, prevede per i locali con una capienza tra 5 e 300 persone un controllo ogni 10 anni; per i locali notturni e le discoteche, invece, il controllo deve avvenire ogni 5 anni». La verifica, conferma Branda, sono di competenza del proprietario del locale, il quale deve avvalersi di periti e personale diplomato. Tuttavia, in virtù dell’articolo 14 della nuova legge, il Municipio è tenuto a vigilare sull’attuazione delle procedure e a prendere atto dei controlli effettuati, aggiunge Branda: «Come città, sarà necessario fare il punto della situazione, capire a che stadio siamo nell’applicazione di queste nuove norme, come debbano essere interpretate e quale dovrà essere la strategia futura». In particolare, si dovrà capire a partire da quando vanno effettuate queste verifiche. «Cinque e, rispettivamente dieci anni, a partire dal 1. gennaio 2024 oppure dal rilascio della licenza edilizia? Sono aspetti che ancora non sono stati chiariti, che andranno risolti», conclude Branda.

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