I nuovi dazi globali voluti da Trump sono ora in vigore

Sono entrati in vigore alle 6 di questa mattina (la mezzanotte di Washington) i nuovi dazi globali del 15% voluti dal presidente statunitense Donald Trump. Contemporaneamente l'agenzia per la protezione delle dogane e delle frontiere (U.S. Customs and Border Protection) ha interrotto la riscossione dei dazi imposti ai sensi dell'International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) dichiarati illegali dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.
La decisione della Corte Suprema
La Corte Suprema degli Stati Uniti aveva inflitto la scorsa settimana un duro colpo alla strategia commerciale del presidente Donald Trump, stabilendo che l’uso dei poteri d’emergenza per imporre dazi globali non era consentito dalla legge federale. La decisione, adottata con una maggioranza di 6 giudici contro 3, ha ridefinito i confini dell’autorità presidenziale in materia di commercio internazionale.
Nel caso Learning Resources v. Trump, i giudici hanno stabilito che l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) — la legge del 1977 invocata dalla Casa Bianca — autorizza il presidente a imporre sanzioni economiche in situazioni di emergenza nazionale, ma non a introdurre tariffe sulle importazioni. Secondo la Corte, la Costituzione attribuisce esplicitamente al Congresso il potere di imporre dazi, e l’interpretazione adottata dall’amministrazione avrebbe conferito al presidente un’autorità «illimitata per portata, entità e durata». La decisione ha rinviato la questione ai tribunali inferiori per determinare le conseguenze pratiche sui singoli provvedimenti tariffari.
La sentenza ha aperto la strada a possibili richieste di rimborso da parte delle aziende che avevano pagato i dazi contestati. Stime del Penn-Wharton Budget Model indicavano che potevano essere in gioco oltre 175 miliardi di dollari di entrate doganali. Gli esperti hanno tuttavia avvertito che eventuali rimborsi avrebbero richiesto anni di contenziosi e non sarebbero stati automatici.
La reazione di Trump
Donald Trump ha reagito duramente alla decisione e ha annunciato l’intenzione di mantenere una linea commerciale aggressiva. Il presidente ha indicato che la sua amministrazione stava valutando l’uso di altre basi legali, tra cui le tariffe per motivi di sicurezza nazionale previste dalla Sezione 232 del Trade Expansion Act. In parallelo, erano stati ventilati nuovi dazi generalizzati con aliquote comprese tra il 10% e il 15%, nel tentativo di aggirare i limiti fissati dalla Corte. La decisione ha introdotto nuova incertezza nelle relazioni commerciali degli Stati Uniti. Diversi partner, tra cui l’Unione europea, hanno iniziato a monitorare gli sviluppi prima di procedere con negoziati o ratifiche di accordi commerciali.
