I quattro vescovi lefebvriani sanciscono lo scisma da Roma

Nessun margine di trattativa. Nessuna possibile ricucitura. La Fraternità sacerdotale san Pio X (FSSPX) ordinerà mercoledì 1. luglio, nel seminario svizzero di Écône, in Vallese, quattro vescovi senza l’autorizzazione pontificia. Per la Santa sede si tratta di un «atto scismatico». La scomunica per i celebranti e i nuovi prelati sarà automatica, latae sententiae.
Il movimento tradizionalista fondato da monsignor Marcel Lefebvre si staccò una prima volta da Roma quasi 40 anni fa. Il 30 giugno 1988, sempre nel seminario di Écône, l’arcivescovo francese consacrò infatti quattro vescovi senza l’autorizzazione del Papa per garantire la continuità del suo movimento. Anche allora la scomunica fu immediata.
Negli anni successivi, Benedetto XVI tentò un riavvicinamento, revocando nel 2009 la scomunica ai quattro vescovi (ma non la loro sospensione a divinis). E tuttavia, i rapporti tra il Vaticano e la confraternita di san Pio X sono sempre rimasti tesi, caratterizzati da fortissimi contrasti dottrinali, pastorali e liturgici.
I lefebvriani non hanno mai accettato le tesi conciliari, contestano radicalmente il Vaticano II e le costituzioni alla base delle riforme interne della Chiesa cattolica universale. Hanno, insomma, posizioni inconciliabili con Roma.
Di qui, la scelta di consacrare domani i nuovi vescovi. L’obiettivo dichiarato è assicurare una successione apostolica ai due presuli ancora in vita dei quattro ordinati da Lefebvre - lo svizzero Bernard Fellay, ex superiore generale della FSSPX, e lo spagnolo Alfonso de Galarreta - e garantire in questo modo la continuità dello stesso movimento.
Più volte, nei suoi comunicati ufficiali, la Casa generalizia dei lefebvriani, oggi guidata dal riminese don Davide Pagliarani, ha precisato che la scelta di consacrare i vescovi non nasce dalla volontà di rivendicare un potere di giurisdizione, né di creare un’autorità parallela all’interno della Chiesa. Le consacrazioni non costituiscono, cioè, «una negazione, un rifiuto o una sfida al potere di giurisdizione supremo, pieno e immediato del vicario di Cristo (il Papa, ndr) sulla Chiesa universale». L’unico scopo della cerimonia, ha detto Pagliarini, «è garantire la continuità nell’amministrazione dei sacramenti dell’ordine e della confermazione secondo il rito tradizionale, di fronte a una crisi della fede senza precedenti».
In sostanza, i vescovi servono per le cresime e per le ordinazioni sacerdotali. Senza vescovi il futuro della FSSPX - che oggi conta complessivamente 733 preti, 264 seminaristi, 145 fratelli consacrati e almeno 250 suore - sarebbe infatti a rischio.
Frattura generazionale
Tra i quattro sacerdoti che domani riceveranno la consacrazione episcopale c’è anche uno svizzero, Pascal Schreiber, 52 anni, argoviese. Con lui riceveranno il pastorale e la mitra anche lo statunitense Michael Goldade, 46 anni, originario di Williston, in Dakota; il francese Michel Poinsinet de Sivry, 42 anni; e un altro francese, Marc Hanappier, 36 anni, dal 2020 docente al seminario di Dillwyn, in Virginia.
I quattro nuovi vescovi segnano una frattura generazionale nella storia, ancora breve, della fraternità san Pio X. Sono infatti tutti nati molto dopo la fine del Concilio Vaticano II (1965) e si sono formati interamente all’interno delle strutture educative e spirituali della stessa FSSPX.
Così come sottolineato da molti osservatori, il profilo dei quattro prelati riflette l’evoluzione interna della fraternità, meno interessata al confronto dottrinale con il Vaticano e molto più attenta al consolidamento della propria organizzazione: seminari, scuole, priorati e comunità stabili, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti.
L’obiettivo dei Lefebvriani è agganciare ideologicamente il tradizionalismo conservatore che sta mietendo molti consensi sia nel Vecchio Continente sia nell’America del Nord. Offrire cioè una sponda devota a chi combatte politicamente il multiculturalismo e la libertà religiosa.
Il Papa: «Noi andiamo avanti»
Il 16 giugno scorso, a Castel Gandolfo, rispondendo alla domanda di un giornalista, Leone XIV ha detto di stare «considerando» la possibilità di lanciare un ultimo «appello» per scongiurare lo scisma della FSSPX.
«Cerchiamo di vivere la comunione nella Chiesa - ha detto Robert Prevost - ma è la loro scelta. Bisogna renderci conto di ciò che significa, per loro. Per la Chiesa, certamente la divisione tra i cristiani è sempre un punto molto doloroso, però loro rifiutano di accettare certi elementi fondamentali della Chiesa, cominciando da numerosi punti del Concilio Vaticano II. Se fanno quella scelta mi dispiace, ma noi dobbiamo andare avanti», ha aggiunto il pontefice.
