Le testimonianze

«I ripari sono al massimo della capacità, la gente è per strada»

In Libano la situazione è ormai di catastrofe umanitaria - La voce di Padre Elie Rahme: «Abbiamo tutti paura, in particolare durante la notte»
©WAEL HAMZEH
18.03.2026 06:00

«La situazione nel Paese è critica, i rifugiati sono troppi e manca tutto». Esordisce così Francesca Lazzari, rappresentante della ong AVSI in Libano. Dove la situazione è ormai di catastrofe umanitaria. Le agenzie dell’ONU e le organizzazioni umanitarie non riescono più a gestire l’ondata di sfollati che fuggono soprattutto dal sud dove infuria la guerra e Israele continua a emettere ordini di evacuazione. Dove l’esercito ha anche iniziato una operazione di terra per garantire la sicurezza ai villaggi del nord del Paese ebraico e continua a colpire postazioni ed esponenti del gruppo sciita. Verso il nord d’Israele continuano ad arrivare i razzi e i droni di Hezbollah, nonostante i pesanti attacchi dell’aeronautica israeliana. Oltre novecento le vittime in Libano secondo il Ministero della Salute.

«C'è bisogno di aiuto»

Il governo di Beirut cerca alternative alla guerra e di mettere Hezbollah in un angolo. Ha anche vietato ai media di riferirsi al gruppo sciita come «resistenza». I rifugiati, per la quasi totalità sciiti sostenitori del gruppo fedele a Teheran, hanno anche difficoltà a trovare alloggi fra la popolazione locale che li incolpa di essere la causa della guerra. «Gli sfollati - racconta Lazzari - si sono riparati in una serie di strutture messe a disposizione dal governo, sono per lo più scuole, che però ormai hanno già raggiunto la massima capacità e quindi poi le persone si riversano nelle strade, cercando posti dove magari montare una tenda per poter riposare. Alcuni dormono in auto o su materassi di fortuna agli angoli della strada. C’è bisogno di aiuto, stiamo distribuendo beni di prima necessità. Tra pochi giorni inizieremo a portare avanti anche attività di supporto per i bambini, che sono vittime della guerra, e al tempo stesso stiamo avviando una raccolta di fondi».

Si cerca la via diplomatica

«Nelle ultime due settimane c’è stata una escalation del conflitto - dice da parte sua Lorenzo Bianco, capo programmi della stessa associazione - e la popolazione è traumatizzata. Ci sono bambini che un anno fa sono nati in uno shelter (i bunker dove la popolazione civile si rifugia in caso di bombardamenti, ndr) durante la precedente guerra e ora sono ancora negli shelter». Si cerca la via diplomatica. Israele ha incaricato l’ex ministro Dermer di gestire i colloqui con Beirut che potrebbero avanzare pure per intercessione americana e francese, anche perché i dissidi con il Paese dei cedri sono relativi a questioni di confine e, soprattutto, alla presenza di Hezbollah, ritenuta una minaccia per Gerusalemme. «La situazione qui è terribile - racconta padre Elie Rahme, guardiano dei frati Cappuccini a Beirut - ogni giorno ci sono bombardamenti; si parla di un milione di sfollati, tanta gente viene a chiederci aiuto. Abbiamo tutti paura, specie di notte. Noi Cappuccini abbiamo accolto circa 2.000 persone all’interno delle nostre strutture e il numero sta aumentando. Ma i nostri mezzi sono limitati. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per dare supporto alle famiglie dando loro cibo, medicine, coperte ma anche per adeguare le nostre strutture e creare nuovi servizi igienici, garantendo acqua e cibo e assistenza agli sfollati. Abbiamo bisogno di aiuti concreti ma anche di tante preghiere». 

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