«I rischi sui diritti umani sono spesso sottovalutati»

La migrazione è un fenomeno che attraversa i confini, ma le regole che la governano restano in gran parte nazionali. Nella pratica, la gestione dei flussi si sposta sempre più lungo le rotte, nei Paesi di origine e in quelli di transito. Anche la Svizzera usa strumenti che le permettono di incidere sui movimenti migratori fuori dal proprio territorio: accordi di cooperazione, finanziamenti, trasferimento di funzioni a Stati o soggetti terzi. È la cosiddetta esternalizzazione, e il problema è semplice da enunciare e difficile da risolvere: quando il controllo si sposta altrove, si fa più fatica a garantire il rispetto dei diritti umani e a stabilire chi risponde di eventuali violazioni. Dietro questi meccanismi ci sono persone concrete, e sono proprio le loro condizioni a rendere urgente la domanda su chi debba assumersi la responsabilità.
Giovedì sera, nel contesto del Film Festival Diritti Umani di Lugano, l’Istituzione svizzera per i diritti umani (ISDU) ha presentato uno studio sul tema. Noi ne abbiamo approfittato per approfondire la questione con il direttore della stessa ISDU, Stefan Schlegel. «Si parla di “esternalizzazione” quando Stati o imprese trasferiscono i loro obblighi ad altri attori, che possono essere altri Stati o altre imprese. Per esempio, quando un’impresa lascia a una succursale all’estero la responsa-bilità di fare rispettare i diritti umani. O quando la Svizzera esternalizza oltre frontiera il controllo migratorio, sia nei Paesi di origine, sia nei Paesi di transito. L’esternalizzazione può assumere tre diversi aspetti, legati tra di loro. Primo: una dimensione relazionale; quando la responsabilità viene trasferita ad altri attori, come - per esempio - da un’impresa a una succursale. Secondo: una dimensione geografica; ovvero un trasferimento della responsabilità nello spazio, come quando una decisione presa in Svizzera ha implicazioni a migliaia di chilometri, creando anche un distanziamento etico. E terzo: una dimensione temporale; quando le violazioni dei diritti umani riguardano le generazioni future, per esempio nel caso del cambiamento climatico». Con queste responsabilità sfuse, l’esternalizzazione fa crescere i rischi di violazioni di diritti umani. «E rende molto più difficile l’accesso alla giustizia: quale tribunale è competente? Come raccogliere prove quando la violazione dei diritti umani accade dall’altro lato del mondo?».
La questione dei return hub
In questi ultimi anni si parla, sempre più spesso, di return hub. «Il progetto di return hub prevede che le persone richiedenti asilo, la cui domanda è stata respinta in Svizzera e che non possono essere rimpatriate nel Paese d’origine, vengano trasferite in un Paese terzo che ha accettato di riceverle», spiega ancora Schlegel. «La Svizzera esternalizzerebbe così, a questi Stati, una parte dell’esecuzione degli allontanamenti. In Svizzera si sta valutando in particolare l’eventuale partecipazione a un progetto di esternalizzazione a livello europeo. Il Consiglio federale ha presentato ad aprile un rapporto, sottolineando che l’esternalizzazione sarebbe giuridicamente possibile, ma presenterebbe ostacoli e rischi considerevoli». Ci sono gruppi che rimangono, di fatto, più esposti alle conseguenze. Il direttore dell’ISDU prova a fare chiarezza: «L’esternalizzazione della responsabilità rinforza le dinamiche di potere mondiali: le popolazioni dei Paesi del Sud globale sono molto più esposte alle conseguenze del cambiamento climatico, nonché a violazioni dei diritti deiǝ lavoratoriǝ nelle catene di valore. Queste stesse popolazioni sono anche quelle che hanno più difficoltà ad adire la giustizia. Più specificamente, l’esternalizzazione impatta sui gruppi di popolazione già vulnerabili, quindi le donne, i bambini, le persone migranti».
L’internalizzazione
Il comunicato dell’ISDU parte da una domanda: «Cambiamento climatico, digitalizzazione della vita quotidiana, catene del valore globalizzate. Come garantire i diritti umani, tradizionalmente legati a uno Stato e a un territorio?». Che risposta dare? «Il fenomeno contrario dell’esternalizzazione è quello dell’internalizzazione, ossia il fatto di chiarire e riattribuire le responsabilità in materia di diritti umani. Per questo aspetto, la via giuridica presenta passi avanti importanti, come per esempio la sentenza “Anziane per il clima” alla Corte europea dei diritti umani. La CEDU ha chiarito la responsabilità degli Stati nelle violazioni dei diritti umani legate al cambiamento climatico. Altro esempio, nel campo delle catene di valore: l’ONU sviluppa da qualche anno principi sugli obblighi di diligenza delle imprese. Dal 2014 un gruppo lavora a un trattato su imprese e diritti umani. Questi sono solo i primi passi. Rimane ancora molto da fare. I rischi per i diritti umani riguardanti l’esternalizzazione sono ancora spesso sottovalutati, anche in Svizzera. Questa è proprio la ragione per la quale l’ISDU ha pubblicato il suo studio: tematizzare e rendere visibile questo soggetto».
