I tre principali fronti caldi per contenere i costi sanitari

Domenica gli svizzeri hanno «cestinato» le iniziative sul freno ai costi nel settore sanitario e sul tetto del 10% per i premi malattia. Resta, tuttavia, il problema di mantenere il sistema finanziariamente sostenibile. Secondo il Consiglio federale, questa doppia bocciatura è un segnale per insistere sulla via delle riforme. La «ministra» della Sanità Elisabeth Baume-Schneider ha detto che farà tutto quello che è in suo potere per contenere i costi. I cantieri aperti sono molti, ma i punti caldi sono essenzialmente tre: due imminenti e uno che si sta delineando sullo sfondo. Il primo nodo da sciogliere riguarda l’entrata in vigore del nuovo tariffario medico TARDOC, elaborato di comune intesa dall’associazione mantello degli assicuratori Curafutura e dai medici (FMH). Ci si attende un risparmio di 600 milioni di franchi nei primi tre anni. Il nuovo tariffario, destinato a coprire un terzo dei costi dell’assicurazione di base, quasi 13 miliardi di franchi, dovrebbe sostituire il «vecchio» TARMED, in vigore da vent’anni e considerato ormai obsoleto. Una decisione è attesa nei prossimi giorni, al termine di un iter avviato nel 2019.
«Non si aspetti»
Le due organizzazioni di categoria, su richiesta del Consiglio federale, hanno dovuto effettuare a più riprese adeguamenti e ora sperano che la loro soluzione possa entrare in vigore il 1. gennaio del 2025. «Non c’è motivo di aspettare» hanno detto negli scorsi giorni a Lugano il direttore di Curafutura Pius Zängerle e la presidente della FMH Yvonne Gilli. I timori di un ennesimo rinvio non sono ancora del tutto stati fugati. Il TARDOC prevede un nuovo sistema di remunerare le singole prestazioni. Il Governo aveva chiesto che venisse integrato anche un sistema di forfait ambulatoriali, messo a punto dagli ospedali (H+) e dall’altra associazione degli assicuratori, Santésuisse. Questo secondo tariffario è stato consegnato l’anno scorso. Secondo i suoi critici, tuttavia, non sarebbe ancora a punto. «Non sarebbe corretto ritardare la revisione del tariffario medico solo perché le tariffe forfettarie ambulatoriali non sono ancora pronte» hanno obiettato Curafutura e medici, ritenendo più sensata un’entrata in vigore in due fasi, visto che un tariffario non esclude l’altro. Quali i vantaggi del TARDOC secondo i suoi sostenitori? La neutralità dei costi garantita per i primi tre anni, l’eliminazione di falsi incentivi, il fatto che abbia molte meno posizioni e sia combinabile con i forfait e la presenza di un capitolo dedicato ai medici di famiglia per un’assistenza di base solida.
Tutti sullo stesso piano
Il secondo punto è il progetto EFAS, per il finanziamento unitario delle prestazioni stazionarie e ambulatoriali. Frutto di un lavoro di 14 anni, la riforma cerca di correggere un difetto di costruzione del sistema. Oggi le cure ambulatoriali (day hospital) e quelle ospedaliere vengono finanziate in modo diverso. Nel primo caso la fattura è totalmente a carico degli assicuratori, mentre nel secondo viene pagata dallo Stato (Cantoni) nella misura del 55%. Se un intervento stazionario costa 7.000 franchi e un intervento ambulatoriale 5.000, la cassa malati non ha alcun incentivo a promuovere la soluzione ambulatoriale, meno costosa. In ospedale, infatti, la stessa prestazione costa alle casse solo 3.150 franchi, perché il restante 55%, vale a dire 3.850 franchi, è a carico del Cantone. Secondo uno studio, in Svizzera solo il 20% degli interventi chirurgici viene effettuato in regime ambulatoriale, mentre in altri Paesi la quota è nettamente superiore. EFAS dovrebbe favorire il trasferimento dallo stazionario all’ambulatoriale e dare un impulso alle cure integrate per i malati cronici. Si prevedono risparmi di 1-3 miliardi di franchi. Per tradurre in pratica questi principi è stato trovato un modo diverso di finanziare le prestazioni ambulatoriali e ospedaliere. I Cantoni, in futuro, cofinanzieranno le prestazioni a carico delle casse malati nella misura del 26,9%, indipendentemente dal fornitore e dal luogo in cui vengono erogati i servizi. Le casse malati, tramite i premi, copriranno il 73,1%. Contro EFAS è stato lanciato il referendum da parte del sindacato VPOD, secondo cui la riforma assegna un potere eccessivo alle casse malati e aumenterà la pressione per risparmiare sulle spalle del personale sanitario. La votazione popolare dovrebbe essere in novembre.
Più poteri a Berna?
Il terzo nodo riguarda la pianificazione ospedaliera. Il tema è stato rilanciato soprattutto nella Svizzera tedesca a causa delle difficoltà finanziarie in cui si dibattono alcuni istituti di cura, in un contesto contrassegnato da un eccesso di offerta. Domenica sera il presidente del Centro Gerhard Pfister ha detto che il partito si adopererà affinché i Cantoni siano obbligati a coordinare la pianificazione sanitaria a livello regionale. La legge prescrive che i Cantoni coordinino la pianificazione ospedaliera. Tuttavia queste disposizioni non sono sufficientemente vincolanti. Il verde liberale Patrick Hässig è già andato oltre: in una mozione chiede che la pianificazione ospedaliera venga effettuata dalla Confederazione in stretta collaborazione con i Cantoni. La decisionale finale dovrebbe spettare al governo federale. In questo modo ci sarebbe una pianificazione più coordinata. Al tempo stesso, determinati servizi verrebbero offerti in un minor numero di località, «con conseguente risparmio sui costi e contemporaneamente un aumento della qualità». Il Consiglio federale è stato chiamato in causa anche dalla socialista basilese Sarah Wyss che in un postulato (accolto dal Governo stesso) chiede di esplorare tre possibili strade per una pianificazione ospedaliera intercantonale migliore e moderna, compresa una pianificazione nazionale coordinata (analoga alla medicina altamente specializzata). I Cantoni, dal canto loro, mostrano pollice verso: il presidente dei direttori della Sanità Lukas Engelberger ha dichiarato ai giornali CH Media che conferire al Governo federale la competenza pianificatoria «non renderebbe giustizia al nostro sistema federale decentralizzato».
