«I vecchi non sono un peso per le finanze, basta stigmatizzazione»

Bea Heim, copresidente della Federazione associazioni dei pensionati e di autoaiuto in Svizzera, insorge contro i discorsi che dipingono gli over 65 come un peso per le finanze pubbliche. In un confronto con il Tages-Anzeiger (TA) difende il ruolo sociale ed economico della terza età e mette in guardia da quella che definisce una «stigmatizzazione negativa dell'invecchiamento».
La vicenda
Tutto è nato da un recente articolo della testata dal titolo inequivocabile, «Die Alten bringen den Staat in Schieflage», i vecchi mettono in crisi lo stato: un'affermazione che ha provocato l'irritazione di molti lettori, compresa Heim. «Il titolo dà l'impressione che una generazione viva a spese dell'altra e sia un peso finanziario», afferma in un'intervista pubblicata oggi dallo stesso giornale. «Che sia la colpevole delle attuali difficili prospettive del bilancio federale e che le aggravi ulteriormente. Questi cliché hanno poco a che fare con il rispetto». L'intervistatore, autore dell'articolo incriminato, prova a controbattere: i titoli sono spesso provocatori, ma è innegabile che l'ingresso in pensione della generazione più numerosa della storia svizzera, l'introduzione della 13esima AVS e l'aumento della speranza di vita rappresentino un onere per le finanze statali.
«Stigmatizzazione negativa dell'età»
La 79enne non ci sta: «Mi dà fastidio che nel dibattito pubblico molte cose vengano rappresentate in modo semplicistico. Ritengo che i media, in particolare, abbiano il dovere di essere più sfumati». E sulla parola «vecchi», usata nel titolo, aggiunge: va bene se è usata in modo neutrale. «Ma il tenore è spesso un altro. Lo dimostra l'ormai comune espressione invecchiamento della popolazione: implica una stigmatizzazione negativa dell'età». Per l'ex consigliera nazionale socialista solettese il testo incriminato va ben oltre una constatazione statistica. «Il vostro articolo presenta le persone over 65 come un problema. E cosa si fa di solito con i problemi? Li si elimina». È qui che scatta l'allarme: «C'è la tendenza a mettere da parte gli anziani. Molti hanno la sensazione che dai 65 anni in poi diventino invisibili per il resto della società».
Lavoro non retribuito
Eppure, prosegue Heim, «gli anziani svolgono un lavoro non retribuito per miliardi di franchi, senza il quale molte cose nella società non funzionerebbero. I nonni sono il più grande asilo nido del paese. E ciò che le persone anziane fanno in termini di cure per i loro familiari, lo stato difficilmente potrebbe pagarlo». L'intervistatore insiste: i problemi di finanza pubblica legati all'invecchiamento sono un dato di fatto. Perché molti pensionati reagiscono in modo così sensibile quando viene scritto in modo chiaro? «Poiché, viste le immagini negative predominanti della vecchiaia, risulta discriminatorio», risponde la madre di tre figli. «La discriminazione basata sull'età è purtroppo una realtà anche in Svizzera», argomenta Heim, elencando una serie di difficoltà concrete: «Nella terza età è difficile trovare un appartamento; chi ha più di 55 anni non trova più lavoro; la violenza contro gli anziani è un tema pubblicamente sottovalutato; e il fatto che durante la pandemia si sia detto che gli anziani dovessero stare a casa ha colpito moltissime persone».
«Serve un dialogo costruttivo e critico tra le generazioni»
Quando l'intervistatore azzarda una teoria da lui stesso definita da psicologia spicciola, secondo cui la generazione dei pensionati, abituata a un'ascesa costante, farebbe fatica ad accettare le critiche dei più giovani, Heim ribatte: «Forse. Ma i giudizi sommari scavano fossati inutili e non ci portano da nessuna parte. Più utile è un dialogo costruttivo e critico tra le generazioni, che crei comprensione e permetta soluzioni comuni». Riferendosi all'idea della politologa Rahel Freiburghaus di dare più peso ai voti giovani o addirittura abolire il diritto di voto dopo una certa età, visto che gli stessi giovani dovranno sopportare il peso delle decisioni più a lungo, la quasi 80enne (il compleanno è fra un mese) è categorica: «Questo non giustifica in alcun modo mettere in discussione i diritti garantiti dalla Costituzione e quindi la democrazia. La presunta dominanza degli anziani è un mito: gli over 65 non votano affatto in modo uniforme. Le loro opinioni sono varie come quelle dei giovani».
13esima AVS
Sul tema caldo della 13esima AVS, approvata in modo netto dal popolo, Heim difende il sistema. «Anche se criticate la decisione popolare molto chiara, essa è, proprio in vista delle generazioni future, un rafforzamento dell'opera sociale più stabile della Svizzera. Le prestazioni calanti del secondo pilastro hanno certamente contribuito alla netta approvazione. Non c'è da meravigliarsi che anche molti under 65 abbiano messo un sì nell'urna». Reagendo all'osservazione che si tratta di un trasferimento di risorse dai giovani agli anziani e che ci sono più giovani con problemi finanziari, replica: «Sì, qui c'è bisogno di agire. Penso alle giovani famiglie e ai genitori single i cui salari non bastano per arrivare a fine mese. Proprio loro, in vecchiaia, saranno contenti di ricevere una 13esima AVS». Come risolvere allora i problemi delle finanze pubbliche? L'ex deputata a Berna (2003-2019) propone un mix di misure. «Dovremmo arrivare al punto in cui non ci sia solo solidarietà tra le generazioni. Dovrebbe funzionare anche tra coloro che stanno bene e coloro che vivono sul lato più oscuro della vita. Allo stesso tempo, è necessario rafforzare la capacità del paese di affrontare il futuro con investimenti intelligenti e buone condizioni quadro». Tra le idee concrete che cita: rendere i dividendi imponibili ai fini AVS, rivedere le sovvenzioni in base al loro impatto ambientale, aumentare la tassa sul tabacco e introdurre un'imposta sugli utili immobiliari a livello federale.
Contenimento della spesa
Sul fronte opposto, quello del contenimento della spesa, l'intervistatore le chiede perché molti si oppongano all'aumento dell'età pensionabile. «Un motivo è il mercato del lavoro. Molti sarebbero disposti a lavorare più a lungo, ma non sono più desiderati. Gli anziani vengono spesso sostituiti da forze più giovani e meno costose. Per gli interessati è terribile. Finché solo poche aziende continueranno ad assumere o impiegare gli anziani, un'età pensionabile più alta serve a poco. Chi la richiede deve prima risolvere questo problema», conclude Heim.