Politica

I Verdi: «Avanti con le trattative per creare un fronte progressista»

Riunito in assemblea a Locarno, il partito ecologista ha ribadito che intende creare un'ampia alleanza a sinistra per il Consiglio di Stato - Ancora presto, invece, per sapere se la consigliera nazionale Greta Gysin sarà della partita
© Ti-Press/Samuel Golay
Martina Salvini
26.04.2026 17:20

Chi si aspettava l’annuncio della discesa in campo di Greta Gysin in vista delle prossime elezioni cantonali, sarà rimasto deluso. Per il momento, infatti, l’assemblea dei Verdi - riunita ieri a Locarno - ha deciso di dare mandato ufficiale al gruppo operativo per proseguire le trattative per un’alleanza - «che sia la più ampia possibile» - all’interno del fronte progressista. Insomma, il primissimo nodo da sciogliere era capire se correre in solitaria oppure se provare a creare un fronte unito a sinistra. L’idea, ha spiegato il co-coordinatore Marco Noi al termine del dibattito, avvenuto a porte chiuse, «è di creare un’alleanza elettorale per l’elezione del Consiglio di Stato, coinvolgendo tutta l’area rossoverde. E quindi il PS, l’MpS, ma anche Più Donne e PC». Ancora presto, invece, per parlare dei nomi, e quindi capire chi verrà schierato sulla lista per il Governo. «Non ne abbiamo ancora discusso», ha chiarito Noi. Da parte sua, la consigliera nazionale prende tempo: «L’obiettivo era discutere la strategia elettorale. Personalmente, però, per me è ancora presto per dire se ci sarò o meno, bisogna prima vedere come si cristallizzerà l’alleanza con le altre forze politiche». L’intento, ha però ribadito Gysin, «è di far crescere il nostro partito in Gran Consiglio e di aumentare la nostra forza elettorale. E da parte mia farò quanto necessario».

L’obiettivo? Fare sei seggi in Gran Consiglio

I toni, in assemblea, erano comunque battaglieri. Con le prossime cantonali, ha ricordato Noi, «il nostro partito si gioca un pezzo importante del proprio futuro. L’obiettivo, pertanto, deve essere quello di mantenere il gruppo parlamentare, ritornando, se possibile, ad avere sei seggi in Parlamento». Impresa non facile, ha quindi aggiunto, specialmente «osservando ciò che è avvenuto nelle elezioni dei vari cantoni, dove abbiamo perso diversi seggi». Ma il partito non intende darsi per vinto, anzi. «Nell’ultimo anno, abbiamo inchiodato la coalizione formata da UDC, Lega, PLR e Centro alle proprie responsabilità e fallimenti, mostrando alla popolazione che i Verdi non sono disposti a farsi mettere nel ruolo di agnello sacrificale dalla narrazione dei partiti di centro-destra. E questi partiti hanno iniziato a mostrare i primi segnali di cedimento». Non solo. Per il co-coordinatore è soprattutto la popolazione ad aver mandato segnali importanti: «I ticinesi stanno cominciando a comprendere che questa maggioranza ha raccontato “belle storie” che però, ora, si rivelano per quello che sono: fallimenti e menzogne che lasciano in gravi difficoltà lo Stato e la maggior parte della popolazione».

Nel corso della legislatura, ha ricordato il capogruppo in Parlamento Matteo Buzzi, «la maggioranza di centro-destra in Gran Consiglio è stata schiacciante e il centro è scomparso». Di conseguenza, per gli esponenti ecologisti «è stato difficile costruire compromessi, ma non ci siamo rassegnati». La speranza, guardando invece ai prossimi mesi, è che si possano creare nuove intese, sulla scorta di quanto avvenuto di recente con il salario minimo.

«Prepariamoci al referendum sul nucleare»

A livello nazionale, ha invece spiegato Samantha Bourgoin, co-coordinatrice cantonale e vicepresidente nazionale, «dovremo prepararci al referendum sul nucleare, fronteggiando i giganti delle lobby che possono mettere sul piatto milioni e fanno i propri interessi». In questo contesto, «il nostro ruolo è ancora più importante e non dobbiamo perdere la speranza, anche con l’aiuto delle nuove generazioni».

«Già con l’esito delle elezioni federali avevamo capito che sarebbe stata una legislatura difficile, di referendum, chiamando quindi il popolo a correggere le decisioni sbagliate del Governo, che sta usando la forza con molta arroganza in molti ambiti», ha evidenziato da parte sua la consigliera nazionale Gysin. Tuttavia, «finora non abbiamo perso alcun referendum. Ciò significa che siamo più vicini noi alla cittadinanza svizzera di quanto non lo siano il Governo e la maggioranza parlamentare». Senza dimenticare, ha proseguito, che «il clima, nel barometro delle preoccupazioni dei cittadini, è ancora in cima alla lista». Martina Salvini