Lo studio

Idoneità alla guida degli anziani: «Il sistema valutativo è da rivedere»

La valutazione dell'idoneità alla guida degli anziani in Svizzera presenta notevoli carenze, denuncia uno studio di vari ricercatori d'Oltralpe – I quali chiedono norme chiare a livello nazionale
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Ats
12.05.2026 01:00

La valutazione dell'idoneità alla guida degli anziani in Svizzera presenta notevoli carenze, denuncia uno studio di diversi ricercatori d'Oltralpe. Gli autori chiedono norme chiare a livello nazionale. «Considerato l'invecchiamento della popolazione (...), è fondamentale prendere decisioni solide, eque e basate su dati scientifici in materia di idoneità alla guida, al fine di preservare sia la sicurezza stradale sia l'autonomia personale», si legge nel rapporto che rende conto dello studio, condotto dalle scuole universitarie professionali di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) e di lavoro sociale e sanità di Losanna (HETSL) su incarico dell'Ufficio federale delle strade (USTRA).

«Manca una standardizzazione»

Secondo la ricerca, intitolata Cognitive assessment and follow-up of fitness to drive: Recommendations for Switzerland (Valutazione cognitiva e monitoraggio dell'idoneità alla guida: raccomandazioni per la Svizzera), la prassi attuale per valutare l'idoneità al volante delle persone di età superiore ai 75 anni o affette da disturbi cognitivi varia a seconda del cantone, della regione linguistica e della categoria professionale del conducente. Manca una standardizzazione delle procedure di test e dei processi utilizzati.

Un doppio carico di lavoro

Inoltre, i ruoli dei professionisti coinvolti sono spesso definiti in modo poco chiaro. Ciò comporta un doppio carico di lavoro soprattutto per i medici, che ricoprono contemporaneamente il ruolo di dottori di riferimento e di periti. A differenza di quanto avviene all'estero, alcune figure professionali importanti come neuropsicologi, ergoterapisti e istruttori di guida non vengono prese in considerazione nelle valutazioni: la normativa vigente prevede che le valutazioni siano effettuate principalmente da medici e psicologi del traffico.

«I test non bastano»

Gli autori dello studio criticano pure l'affidabilità dei metodi di valutazione attualmente in uso. Guidare un'auto è un'attività complessa che richiede attenzione, velocità di elaborazione delle informazioni, robuste funzioni esecutive (ossia i processi cognitivi che permettono di pianificare e controllare il comportamento da attuare in vista di un obiettivo) e coordinazione visuo-motoria (cioè la capacità di integrare le informazioni visive con i movimenti del corpo). Sebbene i test cognitivi possano fornire indicazioni su eventuali limitazioni, da soli non consentono di stabilire con certezza il livello di sicurezza di una persona alla guida nel traffico reale. Il metodo considerato più affidabile è costituito da test di guida standardizzati condotti sulle strade. Secondo il rapporto, questi sono particolarmente importanti nei casi in cui si sospettino o siano già state accertate menomazioni cognitive. Tuttavia, attualmente in tutta la Svizzera mancano sia professionisti adeguatamente formati sia una procedura regolamentata in modo vincolante.

Provvedimenti su quattro livelli

Gli esperti - oltre a ZHAW e HETSL alla realizzazione dello studio hanno partecipato anche la scuola universitaria professionale di scienze applicate di Berna, l'ospedale universitario vodese e la Federazione romanda delle scuole guida - propongono diverse misure. Tra queste figura un test standardizzato e supervisionato da personale qualificato. Raccomandano inoltre un sistema di valutazione che comporti provvedimenti a quattro livelli per il conducente, dalla revoca immediata della patente alla conferma della piena idoneità alla guida. La formazione obbligatoria per chi effettua gli esami di idoneità alla guida dovrebbe essere estesa ad altri professionisti oltre ai medici. I ricercatori suggeriscono di tradurre queste proposte in una strategia nazionale. L'obiettivo deve essere di uniformare il processo, sostenere gli operatori coinvolti e informare meglio l'opinione pubblica. Andrebbero anche potenziate le offerte di sostegno rivolte a coloro che hanno dovuto rinunciare alla patente.