Il 20 novembre sciopero giovanile in Svizzera, Ticino compreso

Da Parigi a Milano, da Bruxelles a Lisbona: nelle ultime settimane le piazze europee si sono riempite di giovani e cittadini che protestano per ragioni diverse, ma con un malcontento che spesso ha radici comuni: il carovita, la difficoltà di trovare casa, le scuole sotto pressione e i servizi pubblici in affanno. Non si tratta di un’unica ondata coordinata, e le rivendicazioni non sono ovunque le stesse. Ma il disagio attraversa diversi Paesi, e in alcuni cortei le tensioni sono sfociate in scontri. In questo clima si inserisce anche lo «sciopero giovanile internazionale».
Il 20 novembre, si legge nel comunicato, «chiamiamo studenti, studentesse e giovani di tutta Europa a sollevarsi, scioperare e mobilitarsi» con lo slogan «Lottiamo per il nostro futuro, non per le loro guerre». L’iniziativa coinvolgerà anche la Svizzera e il Ticino: la Gioventù Socialista coordinerà le azioni, che saranno organizzate autonomamente a livello locale. Sono previste manifestazioni in diverse città e mobilitazioni in ambito universitario; per il Ticino, al momento, non sono stati comunicati dettagli su luoghi e orari.
Nella Svizzera italiana la coalizione comprende Gioventù Socialista, Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), Sciopero per il Clima, Gruppo per una Svizzera senza esercito, Gioventù Comunista e Giovani Verdi.
Da Parigi alla mobilitazione svizzera
La notizia – scrive il Tages-Anzeiger – arriva dopo la partecipazione a Parigi di alcuni rappresentanti della Gioventù Socialista svizzera, tra cui il vicepresidente Julien Berthod e Antonin Fournier, dei Giovani Socialisti neocastellani. I due hanno preso parte a un incontro con 27 organizzazioni di oltre dieci Paesi per preparare uno sciopero giovanile internazionale. Secondo Berthod, la coincidenza con la grande manifestazione parigina è stata casuale: ha inoltre riferito di aver partecipato a un corteo autorizzato senza assistere agli scontri.
La protesta contro riarmo e austerità
La coalizione svizzera per lo sciopero giovanile contesta l’aumento delle spese militari e sostiene che il riarmo avvenga a scapito di scuola, sanità, protezione del clima e altri servizi pubblici. Nel comunicato, viene citato il programma europeo «ReArm Europe», che prevede investimenti fino a 800 miliardi di euro, e i 29,8 miliardi di franchi destinati all’esercito svizzero nel periodo 2025-2028.
Noemi Buzzi, segretaria politica del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE), critica le priorità della Confederazione: «Mentre a livello federale si taglia su formazione, sanità e clima, l’esercito resta intoccabile: un famelico buco nero». Nel suo intervento richiama l’acquisto degli F-35 e la votazione di novembre sulla modifica della legge sul materiale bellico, che, secondo il GSsE, favorirebbe la vendita di armi svizzere al miglior offerente. La formazione è un altro tema centrale. Filippo Beroggi, coordinatore del Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti (SISA), afferma che «gli studenti e gli apprendisti non vogliono essere mandati al fronte». Il sindacato si oppone sia ai tagli alla scuola e ai servizi pubblici, sia a quella che definisce la militarizzazione dell’istruzione. Per Nicola Terzaghi, del coordinamento di Sciopero per il Clima, le risorse destinate agli armamenti riducono quelle disponibili per la transizione ecologica. Martina Manfredi, del comitato delle Giovani Verdi, sostiene che il riarmo ostacoli una pace duratura e richiama il ruolo della diplomazia e del diritto internazionale.
«A una generazione privata di certezze si chiede ora di finanziare persino l’illusione che la sicurezza possa nascere dal riarmo», afferma Yannick Demaria, della Gioventù Socialista, che – come ha riferito Ticinonews – nel fine settimana si trovava a Parigi e si è unito alle manifestazioni di piazza, condannando le violenze ma difendendo le motivazioni alla base delle proteste.

Le rivendicazioni internazionali
Il manifesto della mobilitazione chiede di fermare riarmo, militarizzazione e austerità, destinando maggiori risorse a istruzione, sanità, alloggi e giustizia climatica. Si oppone inoltre a ogni forma di coscrizione e alla presenza di interessi militari nelle scuole e nelle università; rivendica solidarietà per i popoli oppressi e la difesa dei diritti democratici. Il testo chiede anche di interrompere i rapporti con Stati che considera responsabili di genocidio, citando Israele, e contiene una critica esplicita alla NATO.
Adam Barbato Shoufani, coordinatore della Gioventù Comunista, critica le politiche dell’Unione europea e della NATO e mette in guardia dal rischio di un’escalation globale. La coalizione propone un modello di sicurezza fondato, secondo i promotori, sulla diplomazia, sul diritto internazionale e sulla tutela dei servizi pubblici e del clima, anziché sull’accumulo di armamenti.
