Mobilità

Il 2025 difficile dell’automotive: «Mai così male negli ultimi vent’anni»

In Ticino il comparto ha registrato un’ulteriore contrazione delle immatricolazioni e anche il 2026 non promette bene - Marco Doninelli (UPSA): «A causa dei continui rincari, la popolazione tende a rimandare l’acquisto delle vetture» - E il parco veicoli invecchia
© CdT/Gabriele Putzu

«È il risultato peggiore degli ultimi vent’anni». Non c’è dubbio: il comparto automobilistico ticinese sta soffrendo, come conferma Marco Doninelli, direttore dell’Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA), parlando del 2025 appena concluso. In effetti, per il nostro cantone, rispetto a un 2024 già problematico, lo scorso anno si è chiuso con un ulteriore calo delle immatricolazioni del 5%. «Addirittura, rispetto al 2019, la diminuzione è del 27%», sottolinea Doninelli, secondo il quale il Ticino sta faticando molto più che il resto del Paese. Il motivo è lo scarso potere d’acquisto della popolazione. «I premi di cassa malati sono sempre più elevati, gli affitti aumentano e la stabilità economica appare incerta. Tutto ciò, rende l’acquisto dell’automobile più problematico per molte famiglie», spiega il direttore di UPSA.

Da 7 a quasi 10 anni

Le vendite di nuove vetture non decollano, eppure – fa notare Doninelli – non abbiamo assistito a un cambiamento di abitudini da parte della popolazione: «In circolazione c’è un numero costante di auto e non tutti si sono convertiti all’uso dei mezzi pubblici. Ciò significa, semplicemente, che le vetture vengono cambiate meno spesso». Se prima la durata di vita di un’auto era di sette anni, oggi è salita a quasi dieci. «Con il risultato che il parco veicoli ticinese è sempre più vecchio».

Il prezzo aumenta

La questione è ancora una volta economica: cambiare macchina, oggi, costa caro. Spesso più che in passato. «Il problema è da ricercare anche nelle scelte dei fabbricanti. Sempre più spesso le case automobilistiche si orientano su prodotti di alta gamma, più costosi». A scapito delle utilitarie, oggi quasi sparite dalla circolazione. Ancora Doninelli: «Attualmente, non è scontato riuscire a comprare un’auto nuova pagandola meno di 20 mila franchi. Non a caso, il prezzo medio di vendita su AutoScout24 per le vetture nuove si aggira sui 55 mila franchi, mentre qualche anno fa era di 35 mila».

Più manutenzione

Se il nuovo arranca, il mercato d’occasione sembra reggere. Così come il settore del “dopo-vendita”. «Il fatto che vi siano più auto vecchie in circolazione, fa sì che non manchi il lavoro per le officine. Cresce la necessità di servizi di manutenzione, di riparazioni e di preparazione per il collaudo», dice Doninelli, il quale evidenzia: «Anche il mese di gennaio 2026 ha fatto segnare un nuovo calo del 10% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, e nei prossimi mesi non vediamo un’inversione di tendenza». Non è da escludere, perciò, che a fronte delle crescenti difficoltà il settore debba ridimensionarsi. «Soprattutto per quanto riguarda il comparto della vendita, mentre speriamo di tenere duro grazie al servizio dopo-vendita».

Lontani dall’obiettivo «green»

A distanziare il nostro cantone dal resto della Svizzera è poi la diffusione dell’elettrico. Se a livello nazionale, infatti, la quota di auto “green” è tornata a crescere, in Ticino si marcia sul posto. «In Svizzera, le automobili a zero emissioni che viaggiano sulle nostre strade hanno superato il 20%, mentre in Ticino la percentuale oscilla tra il 10 e il 15%», spiega Doninelli, secondo il quale la distanza ticinese si può spiegare con una serie di ragioni, tra cui il costo elevato e la vicinanza con l’Italia. «Oltreconfine, le auto elettriche non sono ben viste dai consumatori, che continuano a preferire i motori a benzina. Un atteggiamento che ha finito per condizionare anche noi». In più, rimane il nodo delle colonnine di ricarica, non sempre facilmente reperibili. «In realtà, però, in Ticino il loro numero è in aumento, tanto che a Lugano – secondo le statistiche – si conta la densità maggiore della Svizzera». Nonostante ciò, siamo ancora ben distanti dall’obiettivo auspicato dalle autorità federali e dal settore automobilistico (la roadmap Mobilità elettrica), che puntavano a raggiungere il 50% di veicoli con la presa entro il 2025. A questo proposito, secondo quanto riportato dall’Ufficio federale di statistica qualche giorno fa in base ai dati dell’Associazione dei costruttori europei di automobili, nel 2025 la Svizzera si è collocata nella fascia medio-alta a livello europeo. Se l’UE nel suo complesso ha raggiunto la soglia del 19%, ci sono Paesi in cui l’elettrico ormai fa la parte del leone, come ad esempio la Norvegia (96%), ma anche la Danimarca (69%), l’Olanda (40%) e il Belgio (35%). «Da noi - conclude Doninelli - a dominare il mercato sono invece le ibride. Non solo quelle “pure”, ma anche le versioni “mild hybrid”, ossia quelle che si basano su una batteria che si ricarica in frenata. Queste ultime andranno via via a sostituire i canonici motori termici».

Nel 2025, secondo i dati dell’Ufficio cantonale di statistica, in Ticino sono sei le aziende produttrici che hanno concentrato il 55,7% del totale di tutte le immatricolazioni. Si tratta di Volkswagen (2.067 unità), Mercedes-Benz (1.341), Audi (1.202), Skoda (992), BMW (981) e Toyota (779). Tra i modelli più venduti figurano Volkswagen Tiguan (469 unità), Polo (316) e Golf (427), Mercedes-Benz GLC (346), Dacia Sandero (285) e Skoda Fabia (281).