L'intervista

«Il boom dell’auto elettrica ha un legame con crisi e paure»

Dopo una fase di stallo, complice la guerra in Iran, le vendite sono tornate a volare - Ne abbiamo parlato con Léna Pellandini-Simányi, esperta di dinamiche di mercato
© CdT/Gabriele Putzu
Paolo Galli
07.05.2026 06:00

Da qualche mese stiamo analizzando i dati relativi alle auto elettriche. Anche perché, dopo una fase di stallo, complice la guerra in Iran, le vendite sono tornate a volare. È interessante, in particolare, provare a capire le dinamiche che stanno all’origine di questi boom legati ai periodi di crisi. Per farlo, abbiamo interrogato Léna Pellandini-Simányi, esperta proprio di dinamiche di mercato.

Professoressa, in che modo la crisi legata alla guerra in Medio Oriente sta influenzando alcune decisioni di acquisto, come la scelta delle auto elettriche?
«Pur non disponendo, nel caso specifico, di sondaggi sulle motivazioni dei consumatori, le statistiche mostrano in effetti un forte aumento degli acquisti di veicoli elettrici dall’inizio della guerra alla fine di febbraio. Secondo l’Associazione dei costruttori automobilistici europei, le vendite di veicoli elettrici in Europa nel marzo 2026 sono quasi raddoppiate rispetto allo stesso mese del 2025. Allo stesso tempo, in Europa sono state acquistate meno auto a benzina, con un calo del 18,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel 2026 sono stati introdotti diversi incentivi governativi, ma osserviamo che le immatricolazioni di veicoli elettrici sono state molto più elevate a marzo, dopo l’inizio della guerra, rispetto a gennaio e febbraio, il che suggerisce che l’aumento sia dovuto proprio alle preoccupazioni legate alla guerra piuttosto che agli incentivi. Si osserva un’impennata simile in Asia, la regione più colpita dall’aumento dei prezzi del carburante, e anche, sebbene in misura minore, negli Stati Uniti. Anche il mercato dell’usato dei veicoli elettrici sta suscitando maggiore interesse dall’inizio della guerra. La più grande piattaforma tedesca online del settore, mobile.de, ad esempio, ha dichiarato che le persone hanno cercato veicoli elettrici tre volte di più dall’inizio della guerra».

In che modo le crisi economiche e sociali influenzano il comportamento d’acquisto?
«Le crisi influenzano le decisioni di acquisto attraverso una serie di motivazioni diverse. Uno dei motivi è il timore di una carenza: ad esempio, quando le persone hanno fatto scorta di carta igienica durante la pandemia di COVID per paura di non riuscire più a comprarla. Un altro motivo è il risparmio, che si applica perfettamente alle auto elettriche. Se i prezzi del carburante aumentano o se le persone si aspettano che aumentino, le auto elettriche diventano più attraenti. Non è tanto che le persone si precipitino dal concessionario per sostituire subito la loro auto a benzina con un veicolo elettrico. Piuttosto, se qualcuno aveva già in programma di acquistare un’auto, in tempi di crisi le considerazioni sui prezzi del carburante e sull’efficienza iniziano improvvisamente a giocare un ruolo più importante rispetto ad altri fattori. In terzo luogo, le crisi e il timore di una possibile crisi generano anche il bisogno di sentirsi più al sicuro».

C’è un concetto comune di sicurezza?
«Ciò che fa sentire al sicuro i consumatori varia da persona a persona. Alcuni consumatori, noti come “prepper apocalittici”, si sentono più sicuri se riescono a sviluppare soluzioni individuali “fuori dalla rete”, in modo da poter contare su sé stessi in scenari catastrofici. In genere fanno scorta di beni di consumo e imparano a riparare le loro case e i loro dispositivi, comprese le auto. Negli Stati Uniti, ad esempio, ci sono 20 milioni di prepper. All’interno di questa comunità, le auto a benzina sono più popolari perché possono percorrere distanze maggiori senza rifornimento e - soprattutto i modelli più vecchi - sono più facili da riparare a casa. Ma sui loro forum ci sono discussioni interessanti sul fatto che le auto a benzina o quelle elettriche siano migliori per le diverse catastrofi. Ad esempio, si discute se le auto elettriche o quelle a benzina consentano di sopravvivere più a lungo se si è bloccati all’aperto al freddo. Nel 2020, lo youtuber norvegese Bjørn Nyland ha dormito in una Tesla Model 3 vicino al Circolo Polare Artico quando la temperatura era di -8 gradi. È riuscito a mantenere l’auto al caldo per 38 ore consumando solo 1,3 kW all’ora, un tempo più lungo rispetto al modello preferito dai prepper, la RAV4. Uscendo dal discorso dei prepper, un altro fattore importante legato alle auto elettriche è che è possibile ricaricarle a casa, quindi in caso di crisi generale ci si può affidare alla propria soluzione di ricarica privata, generata dal proprio pannello solare individuale, piuttosto che alle stazioni di rifornimento. Altri consumatori cercano la sicurezza provando a modificare il sistema che genera i rischi piuttosto che trovare soluzioni individuali ai rischi stessi. In genere, acquisterebbero auto elettriche non solo perché sono più economiche da ricaricare, ma anche perché contribuiscono a ridurre il riscaldamento globale. A ciò si aggiunge il fatto che gran parte dell’energia elettrica è prodotta localmente, il che permette di eliminare i rischi geopolitici associati all’importazione di energia da altre regioni».

C’è, quindi, una doppia componente: individualistica ma anche, se non soprattutto, collettiva. Le scelte dei consumatori tendono comunque a essere influenzate dalle proprie reti. È così?
«Nei periodi di crisi, la maggior parte delle persone tende a seguire il gregge. Le crisi sono spesso accompagnate da incertezza, e le persone tendono a ridurre tale incertezza osservando gli altri. Inoltre, il “prezzo” da pagare per una decisione sbagliata è molto più alto in tempi di crisi. Se segui il gregge, anche se fallisci, puoi giustificarti dicendo che tutti hanno fallito, quindi non è stato un tuo errore individuale. Se segui la tua strada e fallisci, la colpa sarà attribuita ai tuoi errori».

Noi oggi parliamo delle auto elettriche, ma in altri casi, in passato, si è verificato un analogo spostamento dei consumi verso nuove tecnologie.
«Il più significativo è stato la crisi petrolifera del 1973. Ha influito enormemente sulle auto che la gente guidava. Si è passati a veicoli più piccoli e più efficienti dal punto di vista energetico. È stato in quel periodo che Toyota, Honda e altri marchi giapponesi a basso consumo sono diventati popolari, e le case automobilistiche in generale hanno iniziato a produrre auto a basso consumo. Ciò ha anche dato origine alle energie alternative, tra cui il solare, l’eolico, l’idroelettrico e il nucleare, per ridurre la dipendenza dal petrolio».

In che modo i media e il dibattito pubblico amplificano il legame tra crisi e scelte di acquisto?
«Ci sono sempre diversi scenari possibili per il futuro, e nessuno può sapere con certezza quale si verificherà. Si tratterà di una crisi di breve durata che si risolverà nel giro di pochi mesi? Oppure durerà per anni? Influirà anche sui prezzi dell’elettricità a causa dell’aumento della domanda? Ciò che i consumatori dovrebbero fare dipende dalla risposta a queste domande. Se dovesse durare anni, tutti dovrebbero affrettarsi ad acquistare auto elettriche perché presto non ci sarà abbastanza carburante, specialmente in Asia, dove la maggior parte del carburante utilizzato passa attraverso lo Stretto di Hormuz. Ma poiché il futuro è imprevedibile, le persone si affidano alle previsioni dei media e al dibattito pubblico per ipotizzare lo scenario più probabile e agire di conseguenza. Queste ipotesi hanno anche un effetto che si autoalimenta. Si tratta della “performatività delle previsioni”: spesso esse generano ciò che prevedono. Se il discorso mediatico suggerisce che ci troviamo di fronte a una crisi più lunga, la domanda di auto elettriche a basso consumo energetico aumenta. Di fronte a questi aumenti, i produttori destinano maggiori risorse allo sviluppo di auto elettriche, al miglioramento della rete di ricarica e così via. Questi sviluppi attirano ancora più consumatori verso le auto elettriche, anche se la crisi dovesse passare. Faccio un esempio: la domanda di auto elettriche è aumentata bruscamente in Asia, anche se la rete di ricarica non è completamente sviluppata. Cosa accadrà in seguito? Osservando la domanda, i produttori di auto, insieme al governo, costruiranno la rete perché capiscono che ne varrà la pena, il che attirerà ancora più utenti di veicoli elettrici. Al contrario, se il discorso dei media prevede una crisi di breve durata, anche questo ha un effetto che si autoalimenta: le persone potrebbero continuare a utilizzare le loro auto a benzina, sperando che i prezzi del carburante si stabilizzino, il che invia un segnale ai produttori che non dovrebbero sviluppare auto elettriche e reti migliori: lo status quo».