Il Cardiocentro 2.0 è realtà «Vincente la fusione con l’EOC»

«Luoghi come questo ci ricordano una cosa essenziale: il progresso concreto esiste». Il consigliere federale Ignazio Cassis si è espresso così oggi alla conferenza inaugurale del nuovo Cardiocentro Ticino. Il «ministro» degli Esteri ha poi ricordato gli inizi dell’Istituto: «Un tempo, per le migliori cure cardiologiche la soluzione era semplice: un treno destinazione Zurigo. Tre ore di viaggio. Non esattamente una prospettiva rassicurante per un cardiopatico. L’Istituto nasce proprio per cambiare questo aspetto. E lo ha fatto. Non senza resistenze, non senza polemiche, non senza quel pizzico di campanilismo che tutti noi conosciamo. Diciamolo, in Ticino siamo pochi, ma le opinioni non mancano mai». Cassis ha in seguito ricordato i costi della salute, sempre più salati: «Negli anni Novanta, la spesa sanitaria in Ticino era attorno ai 2 miliardi di franchi, oggi è quasi a 13. In Svizzera, nello stesso lasso di tempo, siamo passati da 36 a 100 miliardi. Il nostro sistema sanitario è cresciuto in qualità, in prestazioni ma anche in costi: non è un dettaglio tecnico, è una questione politica e sociale. Un sistema che costa di più pesa, inevitabilmente, sulle tasche dei cittadini. Deve, quindi, poter spiegare meglio il perché di tale aumento. Inoltre, questa crescita implica sempre più personale qualificato, che spesso troviamo fortunatamente anche nella vicina Italia». Dagli inizi, dunque, passando per la transizione all’Ente ospedaliero cantonale (EOC). Ora, il nuovo Cardiocentro potrà contare su tre nuovi piani, un ristorante e servizi più efficienti e moderni. «Oggi sono un padrone di casa felice» ha esordito da parte sua Massimo Manserra, direttore dell’Istituto. «Quello che inauguriamo non è un ampliamento edilizio fine a sé stesso. È una tappa strategica nel percorso di un ospedale che ha scelto di crescere senza rinunciare alla propria anima», ha spiegato Manserra. Anche il direttore si è soffermato sul passaggio del Cardiocentro sotto all’ala dell’EOC, un passo che «non ci ha indebolito, anzi. Ci ha dato la forza di un sistema, con il profilo di un centro specializzato».
La lungimiranza
Paolo Sanvido, presidente dell’EOC, ha invece descritto l’ampliamento come «la chiusura di un cerchio. Questa, è una giornata che aspettavamo da molti anni». Le sfide future, invece, passano per il Consiglio di Stato: «Abbiamo un pre-progetto che vuol far diventare il Ticino un nuovo ospedale universitario diffuso. Un concetto molto diverso rispetto alle attuali strutture sanitarie universitarie svizzere. Aspettiamo a dare notizie certe, ma qualora avessimo il via libera per approfondire il tema ci sarebbe grande energia. Sarebbe un orgoglio per chi fa sanità nel nostro cantone», ha anticipato il presidente. Anche il sindaco di Lugano, Michele Foletti, ha voluto sottolineare l’importanza dell’integrazione del Cardiocentro nell’EOC, affermando che «le scelte importanti non si compiono inseguendo il consenso immediato: si fanno guardando con la lungimiranza e l’ambizione di costruire qualcosa che possa portare beneficio. Ho sempre ritenuto questo passo utile perché ero, e resto, convinto che il processo d’integrazione consenta di impiegare le risorse in modo più razionale, migliorando la qualità delle prestazioni e valorizzando le competenze presenti sul territorio».
Ridistribuire la ricchezza
Glauco Martinetti, direttore generale dell’EOC, ha voluto focalizzare il proprio intervento dapprima sul ciclo di vita degli ospedali, che dovranno essere pronti alla «nuova medicina, maggiormente personalizzata e che va di gran passo verso l’ambulatorio». Martinetti ha poi approfondito il discorso sui costi della salute, tante volte demonizzati, eppure «il nostro settore è una macchina formidabile di ridistribuzione di ricchezza e di lavoro: l’86% dei nostri salari e il 75% degli acquisti di beni e servizi rimangono in Ticino, mentre l’anno scorso su un totale di 75 milioni di franchi di investimento, il 75% è andato a ditte del territorio». Per il consigliere di Stato, Raffaele De Rosa, l’opera di ampliamento della struttura rappresenta la «volontà di guardare al futuro». Il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità ha ricordato come, nonostante vi fossero delle tensioni, la collaborazione tra l’EOC e il Cardiocentro è stata proficua anche prima dell’integrazione. Un’integrazione che quando si è concretizzata, ha dato vita a nuovi impulsi e a nuovi progetti innovativi. De Rosa ha poi approfondito le sfide del settore: «In primo luogo la spinta molto pronunciata all’ambulatoriale, in netta crescita e che impegna gli ospedali nel ripensare i propri modelli, ora basato sullo stazionario, sulla degenza. Vi è poi la digitalizzazione e infine l’ultima grande sfida: promuovere l’integrazione, quindi avere maggiore coordinamento tra i vari attori del settore, in termini sia verticali sia orizzontali».
