La ricorrenza

«Il cinema deve far riflettere sulla realtà che ci circonda»

Per i suoi cinquant'anni, il Circolo cittadino degli appassionati di pellicole propone una rassegna di dieci delle quasi tremila proiezioni portate in sala - «Il nostro futuro? Cerchiamo qualcuno che raccolga il testimone»
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Valentina Regazzi
Valentina Regazzi
26.05.2026 06:00

«Il cinema deve essere svago e divertimento, ma non fine a sé stesso». A dirlo è Michele Dell’Ambrogio, responsabile artistico del Circolo del cinema di Bellinzona dal 1976, quando, insieme a un gruppo di amici appena laureati, rilanciò il cineclub che aveva subito un’interruzione. Oggi l’associazione cinefila celebra mezzo secolo di presenza culturale sul territorio con una rassegna al Cinema Forum nella capitale di dieci delle quasi tremila pellicole portate in sala fino ad oggi e con una mostra di materiali d’epoca, visitabile fino al 30 maggio nella corte di Palazzo Civico. Così vengono ripercorsi, mediante i manifesti e le schede critiche originali, cinquant’anni di programmazione ed incontri nella regione.

Il linguaggio audiovisivo

Nato in un periodo segnato da una forte politicizzazione, il Circolo ha progressivamente orientato la propria attività verso la diffusione del cinema d’autore e l’approfondimento del linguaggio audiovisivo. «Non ci interessa un’evasione pura dalla realtà, ma un’esperienza che aiuti a riflettere sulla nostra posizione nel mondo», osserva Dell’Ambrogio chiarendo che nessun genere viene escluso, nemmeno la commedia o i film apparentemente leggeri, purché siano in grado di suscitare riflessioni su noi stessi e sulla realtà che ci circonda. «Quando abbiamo iniziato la settima arte era intesa anche come uno strumento per veicolare messaggi politici», rivela il responsabile artistico, spiegando che il Circolo affonda le sue radici nel 1949 ed ha poi vissuto diverse fasi discontinue fino all’avvio dell’attuale gestione. E prosegue: «Già alla fine degli anni Settanta abbiamo modificato l’impostazione. L’impegno politico non è mai venuto meno, ma ci siamo occupati sempre più dell’analisi dei generi e del rapporto con le altre arti. Concentrandoci dagli anni Novanta su retrospettive dedicate a registi specifici e su cinematografie emergenti». Un approccio che continua a «colmare un vuoto» lasciato dall’offerta commerciale di Bellinzona.

Una cernita difficile

La celebrazione del cinquantesimo anniversario è distribuita sull’arco dell’anno, con sei proposte tra maggio e giugno e quattro a settembre. Due titoli per decennio, che attraversano epoche e generi diversi: da Jean-Luc Godard - proiettato il 12 maggio scorso - a Pier Paolo Pasolini, fino ad arrivare a Asghar Farhadi e Quentin Tarantino (per il programma completo consultare il sito Internet www.cicibi.ch). Film, per Dell’Ambrogio, «senza tempo» e che, come i grandi classici letterari, «sono ancora in grado di parlare al nostro presente». La cernita tra le quasi tremila pellicole non è stata facile: il risultato sono dieci titoli che omaggiano importanti e specifiche rassegne. È il caso di «La paura mangia l’anima» di Rainer Werner Fassbinder, legato a una kermesse del 1978 sul Nuovo cinema tedesco.

Ogni stagione il cineclub propone oltre sessanta proiezioni, con una media di più di 70 spettatori a serata. Dalla storia del mezzo fino alla produzione non occidentale, spesso trascurata dalle sale ma riconosciuta nei festival internazionali. Per non dimenticare la rassegna dedicata alle opere svizzere - la cui ultima edizione ha registrato una media di 86 spettatori su nove film -, o i cicli tematici in collaborazione con altre associazioni e legati all’attualità.

Occhio al domani

Se il punto più ostico rimane il coinvolgimento dei giovani, nonostante l’ingresso gratuito a loro dedicato, i 330 soci rappresentano invece il cuore del sostegno economico. Grazie a loro, e ai contributi del Cantone e della Città di Bellinzona, il Circolo del cinema riesce a chiudere ogni stagione senza particolari difficoltà finanziarie. La vera incognita riguarda il futuro. «Fatichiamo a trovare chi è disposto a raccogliere il testimone - constata Michele Dell’Ambrogio -. Siamo pensionati e possiamo dedicarci ad un’attività complessa, anche per quanto concerne trovare gli aventi diritto di un film e trattare sui prezzi. Per chi deve conciliare questo impegno con la formazione o il lavoro diventa invece più difficile».