Il Consiglio di Stato invita a votare «no» al «Canone a 200»

In vista della votazione del prossimo 8 marzo, il Consiglio di Stato invita la popolazione ticinese a respingere l’iniziativa popolare cantonale «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale!» e l’iniziativa popolare federale «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)».
No all’iniziativa «Rispetto per i diritti di chi lavora»
Su questo oggetto posto in votazione a livello cantonale, il Governo cantonale condivide l’obiettivo di tutelare i diritti di chi lavora in Ticino. L’iniziativa popolare «risulta tuttavia inefficace perché lega la lotta ai salari bassi quasi esclusivamente all’aumento dei controlli. Già oggi il Ticino è il Cantone con il tasso di verifiche di gran lunga più alto della Svizzera». Moltiplicare ispettori e verifiche «non porta a salari più alti: significa più costi sia per lo Stato che per le imprese, senza un beneficio per chi lavora. L’esperienza dimostra che controlli mirati, basati su analisi del rischio e segnalazioni puntuali, sono più efficaci di quelli generalizzati».
Le motivazioni
Per quanto riguarda il divario salariale tra uomini e donne, «il Cantone dispone già oggi di strumenti mirati: dagli incentivi economici ai criteri negli appalti pubblici». L’iniziativa «non rafforza queste misure, ma aggiunge un ulteriore carico amministrativo che non migliora la protezione dei casi concreti di discriminazione». L’iniziativa «comporta pure ingenti costi ricorrenti per l’ente pubblico in un periodo in cui le finanze cantonali sono già particolarmente sotto pressione, senza che questo sforzo finanziario porti reali benefici al nostro mercato del lavoro».
No all’iniziativa popolare «200 franchi bastano!»
Il Consiglio di Stato ritiene che una «così drastica» riduzione del canone radiotelevisivo impedirebbe alla SSR di continuare a svolgere in modo soddisfacente il proprio mandato di servizio pubblico in tutte le regioni linguistiche e geografiche del nostro Paese. L’informazione regionale «ne verrebbe inevitabilmente indebolita, così come il ruolo centrale svolto oggi dalla SSR a favore della formazione della cittadinanza e del dibattito pubblico, e della coesione nazionale». Ne conseguirebbe «un impoverimento della copertura mediatica, in particolare delle zone periferiche, e un significativo indebolimento del principio di territorialità che caratterizza la fruizione dei media nel paesaggio mediatico svizzero». L’Esecutivo attira l’attenzione sulle possibili conseguenze negative per la Svizzera italiana, in caso di approvazione «la conseguente riduzione dei fondi a disposizione dell’emittente pubblica, infatti, porterebbe quasi certamente la nostra comunità linguistica – che oggi risulta favorita dalla perequazione finanziaria regionale dei proventi del canone rispetto al suo effettivo peso demografico, grazie a un contributo concesso pari al 22% a fronte di proventi raccolti pari al 4% – a subire conseguenze molto drastiche in termini occupazionali, e per quanto riguarda la partecipazione della Rsi ad attività culturali e sportive organizzate nel nostro Cantone».
