Il Consiglio federale riorganizza la cooperazione internazionale

La Confederazione deve strutturare la cooperazione allo sviluppo in modo più mirato e ripartire più chiaramente le competenze tra DSC e SECO. Sono questi alcuni punti decisi dal Consiglio federale, che ha definito oggi l'orientamento della cooperazione internazionale (CI) dal 2029.
Già nell'agosto 2025, è stato ricordato, l'Esecutivo aveva incaricato il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) di valutare le modalità per sfruttare al meglio le sinergie tra la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e la Segreteria di Stato dell'economia (SECO).
DFAE e DEFR continueranno a condividere la responsabilità della CI. In futuro, tuttavia, le competenze saranno ripartite secondo il principio «un Paese, un ufficio». Verranno inoltre definite con maggiore precisione le priorità geografiche e tematiche.
«Il mondo cambia rapidamente e anche la cooperazione internazionale deve adeguarsi», ha spiegato in conferenza stampa a Berna il Presidente della Confederazione Guy Parmelin. Serve aiuto dei privati e l'aiuto umanitario deve guadagnare d'importanza, ha riassunto.
«La situazione è sempre più instabile, ci sono tensioni geopolitiche. Allo stesso tempo il margine economico per la Confederazione si fa più stretto», ha aggiunto il consigliere federale Ignazio Cassis. Si tratta insomma di una doppia sfida e non a caso l'esercizio presentato oggi avviene nel quadro del pacchetto di sgravio 27.
Ritiro dall'America latina
La DSC si concentrerà sui Paesi a basso reddito, in particolare in Africa e in alcune regioni dell'Asia. La SECO invece focalizzerà i propri interventi sui Paesi a reddito medio, nei quali darà la priorità alla creazione di condizioni quadro favorevoli al commercio e agli investimenti al fine di generare un benessere comune.
Questa ridefinizione delle priorità implicherà anche il ritiro della cooperazione allo sviluppo dall'America latina, mentre la SECO si occuperà della cooperazione con l'UE, i Balcani occidentali e alcuni Stati asiatici, ha detto ancora Parmelin. Quale esempio positivo è stata citata la Colombia, ormai da qualche anno membro dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). In casi simili la presenza elvetica diventa di tipo differente.
Dal punto di vista tematico, la DSC e la SECO continueranno a concentrarsi sui propri compiti principali. La prima metterà in primo piano salute, Stato di diritto, clima e migrazione; la seconda punterà soprattutto a rafforzare il settore privato, ad assicurare una crescita economica inclusiva e catene del valore sostenibili, e a diversificare le relazioni economiche.
«Non possiamo essere presenti ovunque»
Si tratta di agire in modo chiaro, fissare delle priorità e utilizzare nella maniera migliore possibile i propri mezzi, ha messo in evidenza Cassis. «Essere solidali non vuol dire essere presenti ovunque», ha affermato.
Le organizzazioni multilaterali rimangono un pilastro fondamentale della CI. I contributi saranno erogati in base a criteri chiari: conformità con gli obiettivi della strategia CI, possibilità per Confederazione di esercitare un'influenza e coerenza con la politica svizzera di Stato ospite e con gli interessi del Paese nelle istituzioni finanziarie internazionali.
Aiuto umanitario e diplomazia di pace manterranno un orientamento geografico universale e potranno essere impiegati in tutto il mondo.
Sale la quota per l'aiuto umanitario
La quota destinata all'aiuto umanitario nel bilancio della CI, che attualmente si situa intorno al 26%, aumenterà fino al 40% circa. Questo aspetto tiene conto di una chiara tendenza: tra il 2020 e il 2025 il Consiglio federale ha dovuto chiedere al Parlamento 13 crediti aggiuntivi per scopi umanitari; nei quattordici anni precedenti le richieste di questo tipo erano state solo sei. Le cifre sono uno specchio della situazione mondiale attuale, ha sottolineato il consigliere federale ticinese.
La maggiore efficacia e l'incrementata efficienza della CI permetterà, dal 2027 al 2030, di realizzare risparmi complessivi pari a circa 113 milioni di franchi. Ciò comporterà anche una riduzione dell'organico per un totale di circa 100 posti di lavoro, due terzi dei quali all'estero e un terzo nella Confederazione.
Il quadro finanziario generale rimarrà praticamente invariato, attestandosi a circa 2,4 miliardi di franchi all'anno. Dal 2027 le misure adottate comporteranno una riduzione di circa 20 milioni di franchi annui.