Roma

Il dialogo impossibile tra la Chiesa conciliare e i tradizionalisti lefebvriani

Il giorno dopo la consacrazione episcopale senza mandato pontificio, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato un decreto nel quale si formalizzano lo scisma e la scomunica dei vescovi e dei preti della Fraternità san Pio X
I quattro vescovi scismatici in un momento della celebrazione di mercoledì a Écône, in Vallese ©CYRIL ZINGARO
Dario Campione
02.07.2026 19:30

La Fraternità sacerdotale san Pio X è colpevole di scisma. E fuori dalla Chiesa cattolica universale.

Un decreto firmato dal cardinale argentino Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha sancito il definitivo distacco dei lefebvriani dalla Santa sede. Non solo: i vescovi della Fraternità - Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay - assieme ai quattro presuli consacrati mercoledì a Écône, in Vallese - Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier - sono incorsi nella scomunica latae sententiae per aver compiuto «un atto di natura scismatica», ovvero «la consacrazione episcopale di quattro presbiteri senza mandato pontificio e contro la volontà del sommo pontefice».

La scomunica, in realtà, non colpisce soltanto i vescovi ma anche tutti i sacerdoti appartenenti alla Fraternità san Pio X. Mentre per quanto riguarda i fedeli laici, sono da ritenersi scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità.

Oltre al decreto, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha divulgato oggi una «nota esplicativa» molto dettagliata e chiara in cui, tra l’altro, «si avverte il santo popolo di Dio che i ministri sacri della Fraternità sacerdotale san Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi».

La Chiesa, «come madre premurosa - prosegue la nota - accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione». Nel frattempo, esorta «tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il romano pontefice, con i vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa, e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla Fraternità sacerdotale san Pio X».

Le parole del vescovo Goldade

Il dialogo che avrebbe potuto evitare lo scisma, in realtà, non è stato mai cercato. Il superiore generale della Fraternità, il riminese don Davide Pagliarani, è tornato a rammaricarsi pubblicamente del fatto che non gli «sia stata concessa la possibilità di incontrare personalmente il Papa, al fine di esporgli filialmente i gravi motivi che rendevano necessaria» la consacrazione dei vescovi senza mandato pontificio.

Ma nel frattempo, uno dei quattro presuli ora scomunicati, lo statunitense Michael Goldade, in un video postato oggi su X ha usato parole che tutto esprimono, tranne un desiderio di conciliazione.

«La Chiesa cattolica, nella sua tradizione, porta avanti la vita, mentre la Chiesa moderna è un deserto - ha detto - Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, uccide le fonti di grazia, toglie tutto, perché ha messo l’uomo al posto di Dio e quindi si è spostata dalle fonti della vita». Il neo-vescovo ha quindi aggiunto di avere sentito molte volte, prima delle consacrazioni episcopali di mercoledì, anche fuori dall’ambiente della Fraternità san Pio X, «un pensiero comune, un sentimento comune: la Chiesa ha bisogno di queste consacrazioni» episcopali.

L’ostilità verso il Vaticano II

Il punto nodale resta l’aperta ostilità dei tradizionalisti lefebvriani contro le determinazioni del Concilio Vaticano II, non soltanto per ciò che concerne l’abbandono della liturgia tridentina, ma anche per le aperture ecumeniche, le critiche al proselitismo, la chiara separazione tra Stato e Chiesa. La messa in latino, insomma, non è la sola né la più ingombrante pietra dello scandalo. E non è un caso che Leone XIV abbia scelto come argomenti chiave per il concistoro straordinario di fine giugno proprio le costituzioni del Vaticano II e i percorsi per una loro piena attuazione.

«In un’epoca caratterizzata da guerre e da una crescente polarizzazione, nonché da divisioni culturali e sociali, i cristiani, riconciliati tra loro e concordi nella professione dell’unica fede, sono chiamati ad essere segno credibile di pace, contribuendo in modo decisivo all’impegno in tal senso di tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Nell’attuale situazione, è in gioco non solo la credibilità dell’annuncio cristiano, ma il futuro stesso dell’umanità», ha detto il Papa.