Editoria

Il Gran Consiglio approva il pacchetto di aiuti ai media

Il sostegno sarà di un milione di franchi «spalmati» su due anni: ecco chi sarà a beneficiarne
©Chiara Zocchetti
Red. Cantone
10.06.2026 18:26

Un’ampia maggioranza del Gran Consiglio ha approvato il pacchetto di aiuti ai media regionali. Il sostegno, come da rapporto di maggioranza dei relatori Samantha Bourgoin (Verdi) e Maurizio Agustoni (Centro), prevede un milione di franchi spalmati sul biennio 2027-2028. Una scelta «prudenziale» rispetto a quanto proposto dal Governo (che aveva elaborato un messaggio dopo il sì del Parlamento a una mozione del già deputato del Centro Lorenzo Jelmini): l’Esecutivo, infatti, aveva messo sul piatto due milioni di franchi su quattro anni.

La decisione di fare un passo indietro da parte della Gestione si è fondata su due motivi. Il primo: il 2029 sarà un anno critico e colmo di sfide per le finanze cantonali, dunque sarà necessario soppesare con attenzione ogni uscita dello Stato. Il secondo: a livello federale si sta discutendo di aiuti mirati alla stampa. Come ha sottolineato Agustoni, questa soluzione permetterà di «fare il punto fra due anni». E capire, eventualmente, quale direzione prendere alla luce delle nuove condizioni quadro. Una soluzione che è piaciuta – pur se le sensibilità sul tema dell’aiuto ai media sono state diverse – anche a Centro, PS, Verdi, Avanti, MpS, PVL e gran parte del PLR, che hanno sostenuto l’aiuto ai media. Nulla da fare, invece, per la proposta dei relatori di minoranza Alain Bühler (UDC) e Daniele Piccaluga (Lega), che intendeva bocciare il pacchetto.

«Sostegno più che benvenuto»

In aula, la discussione è stata accesa e a tratti caotica, tra richieste di rinvio in Commissione, interventi per fatto personale e accuse più o meno velate tra deputati. Ma al di là delle scintille, il tema di fondo era uno soltanto: è giusto che lo Stato finanzi direttamente i media? «Questo sostegno non costituisce un intervento dello Stato nella libertà dei media e non si chiede alla stampa di essere compiacente: i criteri per l’assegnazione sono quelli già in vigore da parte della Confederazione», ha sottolineato Agustoni. Il contributo cantonale verrà infatti suddiviso fra quelle realtà editoriali che adempiono ai requisiti posti dalla Legge sulle poste. Questo modello circoscrive dunque il sostegno alle 5 realtà editoriali che beneficiano del sostegno federale: Corriere del Ticino, La Regione, Rivista di Lugano, Informatore e Tessiner Zeitung.

La co-relatrice Bourgoin ha da parte sua posto l’accento sull’importanza della stampa locale. Un settore che va protetto dalle grandi piattaforme internazionali, «che formano un’infrastruttura di comunicazione di poche aziende che rispondono a regole private». Sì al sostegno, quindi, un aiuto «più che mai benvenuto» visto anche il notevole calo degli introiti pubblicitari dovuto all’arrivo dei grandi conglomerati mediatici internazionali.

Di tutt’altro avviso Bühler: «Siamo contrari agli aiuti diretti del Cantone ai media», ha spiegato. «Non perché la stampa non conti, non perché i giornalisti non svolgano un lavoro necessario, non perché si vuole negare che il settore attraversi una fase difficile. La domanda è un’altra: chi è chiamato a controllare il potere pubblico può dipendere finanziariamente dal potere pubblico? La risposta è no». Il capogruppo UDC ha quindi criticato il Governo per lo strumento adottato, «una scorciatoia». Un concetto, quello dello Stato che finanzia i media, espresso anche da Piccaluga: «Nelle democrazie sane esistono alcune distanze che andrebbero preservate con cura».

Sarà referendum?

Il discorso del presidente del PLR Alessandro Speziali ha invece toccato l’essenza del giornalismo, in particolare quello locale. «In una democrazia liberale i media non sono un attore economico qualsiasi. Vigilano, controllano, approfondiscono, fanno emergere contraddizioni, abusi, zone grigie, obbligano istituzioni, partiti, attori economici a rendere conto». E una democrazia senza giornalismo «è debole, opaca, esposta a chi ha più mezzi». Non solo: per Speziali, i media locali «raccontano anche il territorio, i Comuni urbani e periferici, le valli, le associazioni, i problemi concreti delle nostre comunità». E raccontare significa «dare voce, e dare voce significa far esistere pubblicamente».

Sostegno anche da Gianluca Padlina (Centro), secondo cui «una democrazia viva ha bisogno di cittadini informati». E il punto è semplice: «Non stiamo comprando il consenso dei giornali, ma difendendo il diritto dei ticinesi di avere ancora giornali da leggere». «Il sostegno ai media trova giustificazione nel preservare il pluralismo dell’informazione, la qualità del dibattito democratico e la presenza di un giornalismo professionale radicato nel territorio», gli ha fatto eco il co-presidente del PS Fabrizio Sirica. Sì al pacchetto di aiuti, ma con decise critiche allo strumento adottato, anche da Amalia Mirante (Avanti). Uno strumento, quello dell’aiuto diretto, non moderno «e che non affronta il nodo del pluralismo». Sostegno agli aiuti è quindi arrivato anche da MpS, PVL e Più donne (49 sì, 27 no e 3 astenuti il risultato finale). Finita qui? Forse no. L’UDC, infatti, sta riflettendo su un referendum.