Il Gran Consiglio ha preso posizione: «No allo smantellamento di FFS Cargo»

Mancava soltanto l’adesione del Gran Consiglio al coro di voci critiche sulla riorganizzazione di FFS Cargo. Dopo la presa di posizione pubblica del Consiglio di Stato – per il tramite del direttore del Dipartimento delle finanze e dell'economia Christian Vitta –, dopo l’intervento della deputazione ticinese alle Camere federali e quello di diversi Comuni del Mendrisiotto e di varie organizzazioni sindacali, oggi è toccato al Parlamento cantonale esprimere le proprie preoccupazioni. Il Gran Consiglio ha infatti aderito – con 59 voti favorevoli e 9 contrari – alla risoluzione generale «No allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino». Il Parlamento assume così una posizione politica ufficiale su una questione ritenuta di interesse pubblico e strategica per lo sviluppo economico del Cantone.
Nel dettaglio, la risoluzione chiede la salvaguardia delle condizioni contrattuali dei 40 collaboratori toccati dalla riorganizzazione, così come il mantenimento dei posti esistenti, l’avvio di una trattativa con FFS finalizzata alla creazione nel Cantone di nuovi servizi, nonché il coinvolgimento attivo del Consiglio di Stato.
«Non siamo un corridoio di transito»
A ricordare la posta in gioco è stata la deputata ecologista e prima firmataria Nara Valsangiacomo: «Su 200 posti di lavoro in tutta la Svizzera, 40 verranno soppressi in Ticino». Ma la ristrutturazione di FFS Cargo, annunciata nelle scorse settimane, non si riduce alla sola perdita di posti di lavoro sul territorio. Nel suo intervento, Valsangiacomo ha utilizzato più volte la parola «abbandono». «Il piano delle FFS è chiaro – ha detto – ridurre il Ticino a un corridoio di transito, mentre i settori chiave vengono centralizzati e trasferiti nella Svizzera tedesca». Secondo la deputata, questo progetto avrà anche un impatto negativo sul traffico pesante, «andando a gravare su una regione già fortemente confrontata con questa problematica»
I timori di ridimensionamento
La parola è quindi passata al relatore del rapporto della Commissione economia e lavoro, Claudio Isabella (Centro). Pur ricordando il contesto difficile in cui si inserisce la riorganizzazione di FFS Cargo, legata alle difficoltà strutturali del traffico merci ferroviario e alla necessità di rendere il settore economicamente sostenibile, Isabella ha condiviso i diversi dubbi che aleggiano attorno al progetto: «Non si tratta di una decisione isolata, ma di un’evoluzione che si inserisce in una tendenza più ampia, che negli ultimi anni ha visto una progressiva concentrazione di attività e funzioni al di fuori del nostro Cantone». I timori, insomma, sono legati a un ridimensionamento della presenza ferroviaria in Ticino e, con esso, a una perdita di posti di lavoro qualificati. Isabella ha quindi messo in evidenza le possibili conseguenze negative: «La politica federale ha puntato con decisione sul trasferimento delle merci dalla strada alle rotaie. Il ridimensionamento di infrastrutture e funzioni nel nostro Cantone rischia, almeno in parte, di mettere sotto pressione questo obiettivo, aumentando il rischio di uno spostamento inverso verso la strada».
A prendere la parola prima del voto anche Stefano Tonini (Lega): «Da municipale di Chiasso non posso che sostenere questa risoluzione. Esprimo la mia forte contrarietà allo smantellamento progressivo di posti di lavoro nel Mendrisiotto». Tonini ha chiuso l’intervento richiamando le FFS ad assumersi le proprie responsabilità verso il territorio. Dal canto suo, Maurizio Canetta (PS) ha sottolineato l’importanza dell’adesione del Parlamento, affinché si possa «protestare in maniera unita». Beppe Savary-Borioli (PS-FA) ha ricordato che il Ticino ha dato tanto alle ferrovie. «Il Ticino merita di essere considerato Svizzera». Per Andrea Rigamonti (PLR) «stiamo assistendo allo smantellamento con la tecnica del salame». Matteo Pronzini (MpS) ha infine lodato la coesione dei partiti attorno a questo obiettivo comune. «Non si vedeva dai tempi delle Officine».
Voce fuori dal coro
Unica voce fuori dal coro, Alain Bühler. Il deputato democentrista ha invitato l'aula alla cautela, ricordando che in Ticino nessuno è stato lasciato a casa. «FFS Cargo si muove in un mercato liberalizzato e ha un mandato chiaro: entro il 2033 deve tornare nelle cifre nere». Ignorare questo contesto, ha avvertito, «significa rischiare di perdere non una parte dei posti di lavoro, ma tutti». Bühler ha poi posto l’accento sulle affermazioni false che ostacolano il dibattito in questa fase. Al riguardo il democentrista ha richiamato la nota inviata oggi da FFS «per fare chiarezza» e precisare una serie di imprecisioni circolate sulla stampa. Le FFS hanno ribadito che «non ci saranno licenziamenti» e che il Ticino «rimane una sede forte per le FFS». Nessun smantellamento, dunque.
