Il grido di Papa Leone XIV: «Dio non benedice mai alcun conflitto»

Dio non benedice la guerra. Mai. Papa Leone XIV torna a ripetere, con forza, quanto detto già più volte e in più occasioni. I cattolici non impugnano le armi, non sganciano missili. Costruiscono la pace.
Ricevendo in udienza in Vaticano i componenti del sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei - riunito a Roma fino al 15 aprile per eleggere il nuovo patriarca dopo la rinuncia del cardinale Louis Raphaël I Sako - il pontefice ha lanciato ancora una volta la sua “scomunica” contro chi preferisce la guerra al dialogo.
«Siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane che, in questo tempo, mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza, nei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi - ha detto Prevost agli eparchi caldei - Nessun interesse può valere la vita dei più deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa può giustificare il sangue innocente versato. Voi, chiamati a essere instancabili operatori di pace nel nome di Gesù, aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli».
Parole chiarissime. E durissime. Parole che, inevitabilmente, tutti gli osservatori hanno giustapposto a quanto accaduto lo scorso 6 marzo alla Casa Bianca e al video della “preghiera di guerra” diffuso dal vicecapo di gabinetto dell’amministrazione di Washington, Dan Scavino. Un filmato nel quale si vedevano alcuni pastori evangelici che, riuniti nella Sala Ovale attorno alla scrivania presidenziale, imponevano letteralmente le proprie mani sul presidente Donald Trump invocando esplicitamente la benedizione divina per la vittoria nella guerra contro l’Iran iniziata soltanto pochi giorni prima.
La Chiesa cattolica degli Stati Uniti, anche e soprattutto per volontà del Papa americano, è in questo momento sideralmente distante dai movimenti carismatici ed evangelici che hanno scelto di sostenere politicamente e, soprattutto, ideologicamente la presidenza Trump. Il quale - va ricordato - al suo ritorno alla Casa Bianca ha nuovamente istituito un Ufficio della Fede affidando il ruolo di consigliera alla 60 enne pastora e telepredicatrice della Florida Paula White Cain, una delle voci più conservatrici del cosiddetto nazionalismo cristiano degli Stati Uniti.
Il 6 aprile scorso, sul portale Free Press, Mattia Ferraresi ha rivelato che, il 22 gennaio, il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby ha «convocato» al Pentagono il cardinale Christophe Pierre, nunzio apostolico uscente negli Stati Uniti, per ricordare al Vaticano che gli USA hanno il potere militare di fare ciò che vogliono, e che la Chiesa farebbe meglio a schierarsi dalla parte di Washington. Una ricostruzione smentita però dall’ambasciata americana presso la Santa Sede, secondo cui lo stesso Pierre avrebbe descritto l’incontro come «normale, franco, ma molto cordiale».
«Il nostro rapporto rimane solido e produttivo», ha aggiunto l’ambasciata USA in una nota stampa.
