Il licenziamento è certificato

Quella tra Patrick Fischer e la nazionale svizzera di hockey è stata una storia bellissima. Fino a lunedì sera, quando le rivelazioni sul falso certificato COVID presentato dal tecnico rossocrociato per partecipare ai Giochi olimpici di Pechino 2022, ha macchiato indelebilmente la sua immagine. E così, a un mese esatto dal Mondiale casalingo, l’allenatore dei tre argenti iridati (2018, 2024 e 2025), in carica da un decennio e simbolo di un nuovo corso fatto di ambizione, ottimismo e unità, è stato licenziato con effetto immediato. Al suo posto, alla rassegna di Zurigo e Friburgo, ci sarà il suo assistente ed erede designato, Jan Cadieux, che avrebbe dovuto sostituirlo solo a fine torneo.
Valori e fiducia
L’ufficialità è arrivata questa sera attorno alle 19.30: «Swiss Ice Hockey trae le conseguenze dalla confessione di Patrick Fischer di essersi recato alle Olimpiadi di Pechino 2022 con un certificato COVID falsificato. Il tecnico è stato sollevato dal suo incarico». Urs Kessler, presidente federale dallo scorso settembre, aveva inizialmente archiviato la questione, minimizzandola. «Sebbene il caso sia chiuso dal punto di vista giuridico – ha detto ieri, spiegando il dietrofront –, ha tuttavia innescato un dibattito pubblico sui valori e sulla fiducia, che la Federazione prende molto sul serio. La fiducia e l’integrità sono elementi essenziali nel nostro sport e all’interno della nostra Federazione. Alla luce degli attuali sviluppi, la nostra prima valutazione secondo cui il caso fosse chiuso era troppo semplicistica. Si tratta qui di valori e di rispetto, punti centrali per Swiss Ice Hockey che non sono stati applicati da Fischer nel 2022. La Federazione si rammarica di aver prestato poca attenzione a questo aspetto nella sua prima valutazione». Fischer, lo ricordiamo, è stato condannato nel 2023 a pagare una multa di quasi 39 mila franchi. La sua confessione, lunedì sera, era stata forzata da un’indagine della SRF, che lo aveva posto di fronte ai documenti ufficiali prodotti dalla Procura di Lucerna in merito al falso certificato.
Innegabili successi
Nel suo comunicato, la Federazione ha ringraziato Fischer «per i suoi innegabili grandi successi». Sotto la sua guida, «la nazionale svizzera ha conosciuto uno sviluppo continuo per oltre un decennio, è passata dall’ottavo al secondo posto nella classifica mondiale, ha conquistato tre medaglie d’argento e ha così lasciato un segno indelebile nell’hockey svizzero». La sua ultima partita alla guida della selezione rossocrociata è stato dunque il quarto di finale delle Olimpiadi di Milano Cortina, in febbraio, perso all’overtime contro la Finlandia. Domani la Svizzera darà inizio alla sua preparazione per i Mondiali affrontando la Slovacchia a Topolcany. Fischer ha condotto gli allenamenti degli scorsi giorni, ma attorno a lui e alla federazione la pressione si è fatta insostenibile. A livello mediatico, ma non solo. Come anticipato dalla NZZ, anche la IIHF, la Federazione internazionale di hockey, si è chinata sulla questione, aprendo un’indagine e affermando «di prendere molto seriamente l’integrità, il rispetto delle regole internazionali e delle norme di sicurezza durante gli eventi». Dopo il licenziamento, Fischer rischia dunque una squalifica internazionale. In particolare, è lecito chiedersi se egli avesse utilizzato lo stesso certificato contraffatto anche per recarsi ai Mondiali di Helsinki nel maggio del 2022. Come ricorda la NZZ, alla rassegna finlandese le uniche eccezioni all’obbligo vaccinale riguardavano coloro che potevano dimostrare di essere guariti da un’infezione da COVID-19 nei novanta giorni precedenti l’arrivo, o che avevano ricevuto un’esenzione medica ufficiale dalla IIHF. Un’alternativa al vaccino era prevista anche per i Giochi di Pechino: tre settimane di quarantena all’arrivo in Cina, come fatto dalla snowboarder elvetica Patrizia Kummer.
#freeBichsel
Sul profilo Instagram della Nazionale, martedì erano apparse le foto sorridenti dei giocatori all’aeroporto di Zurigo e alla Topvar Arena di Topolcany. Tra i commenti degli utenti, non sono mancati gli inviti all’esonero di Fischer. E spiccava un hashtag dedicato a Lian Bichsel (#freeBichsel), il giocatore escluso per due anni dalla Nazionale dopo aver rifiutato due volte la convocazione con la selezione Under 20. Il giovane difensore, qualificatosi ai playoff di NHL con i Dallas Stars, è diventato l’emblema della «doppia morale» di Fischer. Parlando della situazione con vari media, il 21.enne ha ammesso di soffrire ancora per la punizione subita, ma si è rifiutato di unirsi alla schiera dei detrattori di Fischer: «Il periodo COVID è stato duro per tutti. È possibile che non tutte le decisioni siano state giuste. Personalmente, non riesco a immaginarmi di falsificare un documento. È stata una sua scelta. Giusta o sbagliata, spetta a lui o alla Federazione decidere». Ha deciso la Federazione, mettendo fine a una grande storia d’amore. Terminata nel peggiore dei modi.
