L'analisi

Il linguaggio del corpo di Xi e Trump, volti diversi di poteri simili

Da un lato, l’entusiasmo, dall’altro, la freddezza glaciale - Di fronte a un tycoon sempre sorridente e volitivo il leader comunista cinese è sembrato una statua di sale
Lo sguardo fisso nel vuoto di Xi Jinping a fianco del presidente americano Donald Trump. ©Mark Schiefelbein
Dario Campione
30.10.2025 23:30

Da un lato, l’entusiasmo di Donald Trump. Dall’altro, la freddezza glaciale di Xi Jinping. Le parole improvvisate e i movimenti incontrollati delle mani del tycoon. E la compostezza inarticolata e formale del segretario generale del Partito comunista cinese, capace di leggere un testo - preparato probabilmente da settimane - senza muovere un muscolo. Una statua di sale di fronte a un navigato showman.

Il linguaggio del corpo è, da molti anni, elemento chiave delle analisi degli osservatori di politica internazionale. Se n’è avuta oggi una clamorosa conferma prima, durante e dopo il vertice di Busan tra Donald Trump e Xi Jinping. Con il primo inutilmente impegnato a schiodare il proprio interlocutore da una rigidità quasi innaturale.

Due maschere. Totalmente diverse. Opposte. Non si sa quanto costrette a recitare, sino in fondo, un ruolo nel quale sembrano comunque trovarsi a proprio agio. Trump sempre ottimista, volitivo, sicuro di sé. Xi Jinping severo, solenne, austero. La rappresentazione plastica del burocrate più alto in grado di un Paese senza democrazia e con pochissimi sorrisi.

Quando si sono seduti uno di fronte all’altro, in apertura del vertice e di fronte alle telecamere accese, Trump ha salutato Xi come un «grande leader di un grande Paese», aggiungendo subito dopo che tra loro ci sarebbe stata «una relazione fantastica per un lungo periodo di tempo».

Xi Jinping ha risposto senza mai guardare il presidente americano negli occhi. E lo ha gelato. «È naturale che gli Stati Uniti e la Cina non siano sempre d’accordo», ha sussurrato. Ed è scontato e «normale che le due principali economie del mondo abbiano attriti di tanto in tanto».

A vertice concluso, il copione non è cambiato. «È stato un incontro straordinario - ha ripetuto il presidente USA ai giornalisti a bordo dell’Air Force One mentre tornava a Washington - Su una scala da 0 a 10, dove 10 è il migliore, l’incontro è stato un 12. Non abbiamo troppi ostacoli, ogni anno rivedremo l’accordo. Ma sono convinto che lo stesso accordo andrà avanti per molto più di un anno».

Xi Jinping ha invece scientificamente evitato la stampa. La sua risposta a Trump, in puro stile confuciano, è stata pubblicata in tempo reale dall’agenzia ufficiale Xinuha.

«Di fronte ai venti, alle onde e alle sfide, dovremmo mantenere la giusta rotta, navigare attraverso un paesaggio complesso e garantire la navigazione costante in avanti della gigantesca nave di relazioni tra Cina e Stati Uniti. Possiamo assumerci congiuntamente le nostre responsabilità come grandi Paesi e lavorare insieme per realizzare cose più grandi e concrete per il bene delle nostre due nazioni e del mondo intero», ha dettato Xi ai cronisti del partito.

Proseguendo nella metafora marinara, il leader di Pechino ha poi aggiunto: «L’economia cinese è come un vasto oceano, grande, resiliente e promettente. Abbiamo la fiducia e la capacità di affrontare tutti i tipi di rischi e di sfide».

Xi Jinping e Donald Trump sono volti e corpi di due poteri simili, ma anche molto diversi. Il primo risponde a sé stesso e a un ristrettissimo gruppo di castellani, i signori del Politburo. Il secondo, nonostante tutto, deve vedersela con un’opinione pubblica vera e con il problema della ricerca del consenso. Nel caso specifico, ha trattato con la testa rivolta agli agricoltori, suo bacino elettorale, e alle grandi imprese tecnologiche, un altro pezzo di mondo che ha deciso di appoggiarlo. L’accordo provvisorio «evita l’escalation, ma non la fermerà», ha scritto Hudson Lockett sulla Reuters. Nessuno dei due lo vuole.

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