Il Luganese in trasferta a Berna per provare a salvare il PAL

L’obiettivo, dichiarato poco meno di un mese fa, era quello di tentare di salvare il PAL5, il Programma d’agglomerato del Luganese di quinta generazione. Ed è per questo motivo che, ieri, una delegazione formata dai rappresentanti del Distretto e del Cantone - come anticipato dalla RSI - si è recata a Berna per un incontro tecnico. Proprio dalla Capitale era giunta la bocciatura che, tradotta in soldoni, significa niente finanziamento federale per i prospettati investimenti di oltre un miliardo di franchi a favore di opere infrastrutturali di mobilità. Quello Luganese, oltretutto, è l’unico dei 41 Programmi di agglomerato di tutta la Svizzera a dover rinunciare a un contributo da Berna.
Nel PAL5 erano stati chiesti finanziamenti federali per una ventina di milioni per le opere in priorità «A», ossia da mettere in cantiere al più tardi entro il 31 dicembre 2031. Esse comprendono misure di mobilità lenta (una nuova ciclopedonale lungo la Tresa, una ciclopedonale lungo la trincea a Massagno, la rete ciclabile pedonale del Basso Malcantone), ma anche una nuova fermata TILO a Bironico e la riqualificazione del nodo intermodale di Lamone-Cadempino. Erano poi previste diverse riqualificazioni di fermate ferroviarie o di autobus – Taverne-Torricella (FFS), Agno (FLP), Magliaso (FLP), Novaggio (interscambio bus), Caslano (FLP) e Ponte Tresa (FLP) – così come costruzioni ex novo a Caslano. A pesare sulla decisione negativa - aveva spiegato al CdT l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE) nell’edizione dell’8 luglio - era stato il non raggiungimento di un’efficacia globale sufficiente in quattro criteri. Il motivo principale – spiegava ancora l’ARE – «è la mancanza di indicazioni concrete su come lo sviluppo centripeto degli insediamenti (criterio d’efficacia 2) venga attuato in modo adeguato e con misure appropriate. Non è chiaro dove e in che misura avvenga lo sviluppo, né come debbano essere realizzate le principali zone di sviluppo e come saranno collegate alla rete dei trasporti. Il necessario coordinamento tra trasporti e insediamenti non è quindi comprensibile».
Ieri, come detto, è andato in scena un incontro per tentare di salvare il PAL5: «nessuna decisione è stata presa, ma l’incontro è stato costruttivo e franco - ha detto al CdT il presidente della Commissione regionale dei trasporti del luganese Filippo Lombardi -, ci è stato rimproverato di non aver illustrato il collegamento tra le misure proposte e lo sviluppo centripeto. Ma per una Commissione regionale, che non allestisce i Piani regolatori, è molto difficile». In ogni caso, la delegazione ha fatto percepire le sue osservazioni e l’auspicio è che possa tenersi un nuovo incontro chiarificatore e che il rapporto dell’ARE possa essere rivisto in modo da ottenere l’agognato punto in più che garantirebbe i finanziamenti federali. Sullo sfondo c’è anche una questione politica: «Abbiamo presentato un PAL relativamente modesto, da 66 milioni di franchi, 42 per le ciclopedonali e la mobilità lenta e 24 per le fermate del trasporto pubblico. Non è costoso, è virtuoso e per la prima volta aiuta il Malcantone, regione che si sente trattata da Cenerentola da anni. Come facciamo a spiegare ai 40 Comuni della CRTL che un progetto che per metà riguarda proprio questa regione salta del tutto?», rileva Lombardi. Posticipare tutto al PAL6 potrebbe essere una soluzione? Il municipale Luganese è scettico: «Progetti come il tram-treno e la circonvallazione giocheranno la parte del leone e non ci sarà più un centesimo per le ciclopedonali. Uno smacco per chi ha lavorato bene e ottenuto fondi Interreg...». Insomma, la speranza è di salvare il PAL5 ancora a livello tecnico. Altrimenti si dovrà ritornare sul piano politico, come già fatto anni fa per il PAL3.