Calcio

Il Lugano ha le spalle larghe e a Thun basta per esultare

Reduci dall’impresa di Getafe, i bianconeri non incantano ma vincono ancora - Alla Stockhorn Arena si chiude così il primo spezzone di Super League, senza un avversario capace di superare la squadra di Mattia Croci-Torti - Il tecnico: «Prova matura dopo una serata storica»
©ANTHONY ANEX
Massimo Solari
25.10.2026 20:47

A ben guardare, il match della Stockhorn Arena si è chiuso come era tramontato quello dell’Estadio Coliseum. Con i padroni di casa a spingere, con la forza della disperazione, per cercare di frenare l’inerzia del Lugano. Ebbene, dopo il Getafe, anche il Thun si è dovuto arrendere di fronte a un avversario in totale fiducia e a cui - di questi tempi - riesce una sola cosa: vincere.

Sì, la squadra di Mattia Croci-Torti ha potuto esultare di nuovo, questa volta in Super League, rispondendo con decisione al successo della vigilia ottenuto dallo Young Boys. A differenza dell’ubriacatura europea, e anzi proprio a causa sua, i bianconeri hanno messo le mani sui 3 punti in modo decisamente più sobrio. Senza incantare. «A questo giro abbiamo peccato di brillantezza, non tanto sul piano fisico, ma mentalmente» conferma l’allenatore dei ticinesi. Per poi spiegarsi: «I tempi delle nostre giocate non sono stati i soliti. Il che ha favorito la pressione del Thun, così come il sintetico scivoloso ha tolto qualità e sicurezza ai miei giocatori. Grazie a una serie di accelerazioni piazzate al momento giusto e a una discreta dose di efficienza offensiva, però, siamo riusciti a ottenere una vittoria che ritengo meritata».

Da Bordalás ai soliti noti

Mentre il Getafe ne prendeva altri quattro dall’Athletic Bilbao, il Lugano firmava tre reti, tenendo a distanza di sicurezza i campioni svizzeri. «Le dichiarazioni post-partita di Bordalás? È riuscito a mancare di rispetto al Lugano più di Albert Riera» evidenzia il Crus, tornando quindi a porre l’accento sulla «prova matura» dei bianconeri. «Quando vivi serate storiche come quella di giovedì, può succedere di smarrire lucidità. L’importante è continuare a vincere». Al cospetto di una formazione pure impegnata in Conference League e scesa in campo con appena due undicesimi del gruppo capace di conquistare l’ultimo, clamoroso titolo, il Lugano ha cambiato interpreti, continuando però ad aggrapparsi alle figure chiave. Il tabellino finale, non caso, riporta le reti di Moncada, Bislimi e Ajeti. Come pure le sostituzioni, dopo appena 45 minuti, di Pihlström e Kelvin, entrambi non titolari in Spagna e - soprattutto nel caso dello svedese - poco convincenti nell’Oberland bernese.

«Il doppio cambio - precisa Croci-Torti - si è reso necessario per cambiare completamente la costruzione del nostro gioco. Dalla sinistra alla destra, non riuscivamo a fare ciò che avevamo preparato. E poi, certo, a pesare erano pure i cartellini gialli presi dai due giocatori in questione. Grazie alla nuova impostazione, comunque, abbiamo subito preso in mano la ripresa, tornando in vantaggio e in seguito gestendo alla grande». Bislimi ha mostrato la via, el segna semper lu Ajeti l’ha spianata, prima della citata sofferenza conclusiva.

Chi festeggia e chi lo fa meno

Non hanno invece preso parte alla festa, perlomeno sul rettangolo verde, elementi come Alioski e Beckham Castro. E fa per certi versi impressione considerate le forze da distribuire su tre competizioni. «Mettiamoci pure Bichsel, che quando chiamato in causa ha sempre risposto presente» completa senza timore il Crus: «Accontentare tutti è difficile. Ogni partita, inoltre, conosce una trama e degli stravolgimenti che non sempre permettono di procedere alle sostituzioni immaginate prima del fischio d’inizio. Il calcio però va veloce: bastano una squalifica o un infortunio per creare nuovi varchi. Insomma, ci sarà spazio per tutti». Vero. Anche se l’ennesima panchina di Kendouci, con conseguente spremitura della coppia Grgic-Bislimi, non è passata inosservata. «La verità è che nessun giocatore ha disputato dal 1’ tutti e tre i match di questa settimana» indica l’allenatore del Lugano: «A fronte di questo dato e di sette giorni a disposizione per recuperare, non ho voluto forzare il turnover».

Croci-Torti allarga quindi il discorso: «In molti hanno avuto la possibilità di dimostrare il proprio valore domenica scorsa a Pully, in Coppa Svizzera, nel quadro di una sfida che era tutto fuorché priva di valore. Anzi. Le risposte positive non sono mancate. Poi ripeto: fare l’allenatore del Lugano, quest’anno, non è semplice ed è mio compito cercare di tenere tutti sul pezzo. Le scelte definitive, quelle, rimangono e rimarranno in ogni caso sempre finalizzate alla vittoria». E siamo a dieci su undici turni, con il primo spezzone di Super League archiviato senza un solo avversario capace di piegare i bianconeri. Mattia Croci-Torti e la capolista del torneo hanno le spalle larghe.

In questo articolo: