Focus economia

Il lungo percorso del lingotto

La quotazione dell’oro adesso oscilla ma rimane il trend di fondo al rialzo
© Gabriele Putzu
Lino Terlizzi
15.02.2026 16:43

Dopo i massimi di fine gennaio, abbiamo visto una marcata caduta del prezzo all’inizio di questo mese, ma la risalita successiva ha confermato che l’oro tende a rimanere in alto. Il record attorno ai 5.600 dollari l’oncia non è stato mantenuto, ma il lingotto a metà della settimana ora conclusa era sopra i 5 mila dollari, con una quotazione che rappresentava circa il 75% in più rispetto a un anno prima e circa il 175% in più rispetto a cinque anni prima. Da lungo tempo per il prezzo dell’oro la tendenza è il rialzo, nel corso del 2025 c’è stata poi un’impennata. La correzione dei giorni scorsi era probabilmente inevitabile dopo la lunga galoppata. Può darsi che vi siano altre oscillazioni in questi mesi, ma è importante ricordare quali sono i fattori di fondo che spingono comunque l’oro nel lungo periodo.

Tre capitoli rilevanti

Il capitolo principale da cui partire è che il metallo giallo è anche e soprattutto un investimento finanziario. L’oro non dà dividendi o interessi, ma le sue caratteristiche di metallo pregiato e universalmente riconosciuto portano alla forte probabilità che la sua quotazione nel tempo comunque salga. L’oro è dunque un bene rifugio per eccellenza, una parte considerevole degli investitori lo vuole in portafoglio perché ritiene che nel lungo periodo, al di là delle oscillazioni temporanee, sia premiante. Quando le tensioni geopolitiche e le incertezze economiche crescono, i movimenti verso i beni rifugio aumentano, con l’oro in prima fila. Nel 2025 le tensioni geopolitiche in particolare sono cresciute e c’è stata infatti un’accelerazione del rialzo del prezzo dell’oro. Altro capitolo. Il metallo giallo è naturalmente anche un bene industriale, destinato alla gioielleria ma anche ad altri rami, tra i quali l’elettronica e i prodotti tecnologici. La sua quotazione dipende anche dalla domanda sul versante industriale, che contribuisce a determinare il prezzo. Pur rimanendo molto importante, l’utilizzo industriale non supera il versante dell’investimento finanziario. Certo, resta il fatto che una forte caduta della domanda industriale può riflettersi sulla quotazione. Ma questo tipo di caduta in questi anni non c’è stata, al di là di alcune variazioni anch’esse inevitabili. L’utilizzo industriale dell’oro quindi non è il principale elemento trainante ma contribuisce per la sua parte.

Un terzo capitolo di rilievo è l’azione delle banche centrali. Queste hanno le loro riserve, che sono fatte di valute e anche di oro. La maggior moneta di riserva è il dollaro americano, che è ancora leader a livello mondiale ma non nello stesso modo di prima. In altre parole, la valuta USA, che si è indebolita in modo non secondario nell’ultima fase, attrae meno rispetto al passato. Ciò è dovuto sia a valutazioni di tipo economico, sia a valutazioni di tipo politico, in particolare alla volontà di molti Paesi di avere minori legami con gli Stati Uniti. La cosiddetta dedollarizzazione ha uno dei suoi aspetti proprio nella riduzione della quota del biglietto verde nelle riserve di molte banche centrali, che in parecchi casi aumentano nel contempo la quota dell’oro. Sono soprattutto gli istituti centrali di Paesi emergenti e in via di sviluppo ad attuare acquisti di oro, per rafforzare le proprie riserve e al tempo stesso per diminuire i legami con gli Stati Uniti e il dollaro.

Tendenza marcata

La linea del presidente USA Trump sta provocando un incremento di questo processo di parziale allontanamento dal dollaro, in un duplice senso. Da un lato le spaccature politiche ed economiche - tra le quali, la pesante vicenda dei dazi USA - convincono ancor più molti Paesi, sia sviluppati sia emergenti, che i legami economici con gli Stati Uniti vanno ormai calibrati in modo diverso. Dall’altro lato lo stesso Trump ha lasciato intendere di volere un dollaro debole, per facilitare l’export USA. La valuta americana in realtà è debole non solo per desiderio di Trump, ma anche per i forti timori collegati all’attuale politica economica USA e all’enorme debito pubblico statunitense. In ogni caso, la linea di Trump sul dollaro incoraggia gli allontanamenti dal biglietto verde, da parte sia delle banche centrali sia degli investitori.

Investimento finanziario, bene industriale, elemento di maggiore diversificazione nelle riserve delle banche centrali. Questi tre aspetti principali dell’oro sono con ogni probabilità destinati a rimanere nel tempo e quindi è altrettanto probabile che la quotazione del metallo giallo mantenga una marcata tendenza di fondo al rialzo. Ciò non significa naturalmente che non vi siano oscillazioni temporanee, come abbiamo visto appunto anche nei giorni scorsi. Ma la dimensione caratterizzante, per il metallo giallo ancor più che per altri beni, rimane quella del lungo periodo.

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