«Il lupo ha ormai raggiunto tutto il territorio cantonale»

In origine, nel 2021, c’era solo il branco di lupi dell’Onsernone. L’anno dopo si è aggiunto quello della Val Colla, e nel 2023 anche i branchi Carvina e Lepontino. Nel 2024, in Ticino è stata accertata la presenza di cinque branchi, a cui si sommavano tre coppie. Lo scorso anno, infine, siamo arrivati a toccare un totale di otto branchi, più tre coppie. Insomma, il numero di lupi in Ticino appare in costante crescita. Al punto che, come si legge nel Rapporto grandi predatori pubblicato dall’Ufficio della caccia e della pesca del Dipartimento del territorio, «sulla base delle informazioni a nostra disposizione e tenuto conto della mobilità della specie, tutto il territorio cantonale deve venir considerato come occupato o facilmente raggiungibile dal lupo».
In effetti, come detto, da un anno all’altro si sono formati ben tre branchi in più (denominati Bedretto, Madom e Aspra) e la riproduzione è stata accertata in ben 7 branchi su 8, per un totale di 27 cuccioli. A questi si aggiungono 27 lupi adulti e un’altra decina in dispersione, che frequentano cioè il nostro territorio «in maniera temporanea e discontinua». In totale, perciò, secondo le stime del Dipartimento del territorio, il Ticino conta circa una sessantina di esemplari. E se consideriamo che i branchi si spostano di solito su un’area di 150-200 chilometri quadrati e i lupi in dispersione possono percorrere addirittura 40-50 chilometri in un solo giorno, secondo le autorità «sia le vallate più remote e discoste, che il fondovalle e altre zone antropiche possono essere confrontate con la presenza, più o meno marcata o sporadica, del lupo».
Abbattuti solo sei esemplari
Nel rapporto del DT vengono anche ricapitolati gli ordini di abbattimento e di regolazione decisi dal Consiglio di Stato. Ebbene, il Governo lo scorso anno ha emanato quattro ordini di abbattimento per un lupo singolo. In due casi (in Leventina e Val Bavona) perché, con le predazioni, era stata raggiunta la soglia che definisce un danno rilevante agli animali da reddito. Negli altri due casi, invece, l’animale aveva mostrato un comportamento potenzialmente pericoloso nei confronti dell’uomo. Episodi avvenuti, lo ricordiamo, a Bellinzona e nel Malcantone. Complessivamente, viene spiegato, i guardiacaccia sono stati impiegati oltre 1.200 ore nel tentativo di stanare i lupi. Nonostante ciò, solo un ordine di abbattimento su quattro è andato a buon fine.
Nel corso dell’anno, il Governo si è mosso anche sul fronte della regolazione proattiva dei branchi, possibile quando viene accertata la presenza di cuccioli. In totale, erano venti i lupi finiti nel mirino delle autorità. Solo cinque, però, sono stati eliminati. Si tratta, come ricorda il DT, di un maschio e tre femmine del branco del Carvina, per il quale il Governo avrebbe voluto la rimozione totale. Il quinto lupo abbattuto, invece, era un maschio del branco Lepontino. Per la regolazione proattiva, i guardiacaccia sono stati impiegati per oltre 1.900 ore tra i mesi di settembre e gennaio.
Ad alcune di queste operazioni, si legge ancora nel Rapporto, hanno partecipato anche i cacciatori: ben 119 quelli abitati nel corso del 2025 a collaborare nella regolazione del lupo, che si sommano ai 322 già formati nel 2024. «Il loro coinvolgimento - viene spiegato - è previsto nelle situazioni in cui il margine di errore risulta relativamente basso». Tuttavia, nessun cacciatore è riuscito ad abbattere i lupi nelle finestre temporali previste.
Attacchi e protezioni
Nel documento viene anche fatto il punto sulle predazioni. In totale, l’anno scorso i casi di «sospetta predazione» da parte del lupo sono stati 94. «Il 55% - dice il DT - ha visto coinvolti animali che, benché proteggibili, non sono stati adeguatamente protetti», mentre il 31% sono state «situazioni di animali non proteggibili o non protetti per cause di forza maggiore». Dei 94 casi totali, 74 sono invece considerate «con elevata probabilità» predazioni da lupo.
Soprattutto capre e pecore
Gli animali da reddito uccisi sono stati invece 255. Un dato, viene sottolineato nel documento, «in aumento rispetto all’anno precedente, quando erano stati ritrovati morti 163 animali da reddito». Il 41% degli animali predati «non era proteggibile adottando misure di protezione ragionevolmente esigibili o non erano protetti per cause di forza maggiore», mentre il 40,8% «non era adeguatamente protetto». Nella stragrande maggioranza dei casi, ad avere la peggio sono state pecore (70%) e capre (30%). «Questa differenza nel numero di animali morti - spiega l’Ufficio della caccia e della pesca - è verosimilmente attribuibile a un diverso comportamento tra le due specie in caso di predazione e a una diversa gestione delle greggi». Oltre ai capi uccisi, nel 2025 sono stati segnalati anche 186 animali dispersi. Alla fine dell’anno, però, il numero effettivo si è ridotto a 95. Dallo scorso anno, per gli allevatori è intervenuta un’importante novità: non vengono più riconosciuti indennizzi per gli animali predati nel caso in cui i capi uccisi non erano protetti, malgrado potessero essere previste misure di protezione. Gli indennizzi corrisposti hanno comunque superato gli 88 mila franchi, l’80% dei quali viene comunque coperto dalla Confederazione.
