Il messaggio del Papa: «Con disparità e ingiustizie, anche odio e terrore»

«Fino a quando continueranno a imperversare disparità e ingiustizie, non potranno cessare virus peggiori del Covid: quelli dell'odio, della violenza, del terrorismo». Lo ha detto papa Francesco nel suo discorso al 7. Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali, a Nur-Sultan, in Kazakistan. «Sì, perché è proprio l'indigenza a permettere il dilagare di epidemie e di altri grandi mali che prosperano sui terreni del disagio e delle disuguaglianze - ha aggiunto -. Il maggior fattore di rischio dei nostri tempi permane la povertà».
«Oltre a sensibilizzare sulla nostra fragilità e responsabilità, i credenti nel post-pandemia sono chiamati alla cura: a prendersi cura dell'umanità in tutte le sue dimensioni, diventando artigiani di comunione, testimoni di una collaborazione che superi gli steccati delle proprie appartenenze comunitarie, etniche, nazionali e religiose», ha affermato.
«Ma come intraprendere una missione così ardua? Da dove iniziare? - ha chiesto il Pontefice - Dall'ascolto dei più deboli, dal dare voce ai più fragili, dal farsi eco di una solidarietà globale che in primo luogo riguardi loro, i poveri, i bisognosi che più hanno sofferto la pandemia, la quale ha fatto prepotentemente emergere l'iniquità delle disuguaglianze planetarie».
«Quanti, oggi ancora, non hanno facile accesso ai vaccini! - ha sottolineato - Stiamo dalla loro parte, non dalla parte di chi ha di più e dà di meno; diventiamo coscienze profetiche e coraggiose, facciamoci prossimi a tutti ma specialmente ai troppi dimenticati di oggi, agli emarginati, alle fasce più deboli e povere della società, a coloro che soffrono di nascosto e in silenzio, lontano dai riflettori».
«Quanto vi propongo - ha spiegato il Papa - non è solo una via per essere più sensibili e solidali, ma un percorso di guarigione per le nostre società».
Il Papa ha poi sottolineato che «è necessaria, per tutti e per ciascuno, una purificazione dal male». «Purifichiamoci, dunque, dalla presunzione di sentirci giusti e di non avere nulla da imparare dagli altri - ha esortato Francesco -; liberiamoci da quelle concezioni riduttive e rovinose che offendono il nome di Dio attraverso rigidità, estremismi e fondamentalismi, e lo profanano mediante l'odio, il fanatismo e il terrorismo, sfigurando anche l'immagine dell'uomo». «Non giustifichiamo mai la violenza», ha aggiunto.