Cantone

Il miglior risultato di sempre «destinato a non ripetersi»

L’azienda elettrica ticinese ha chiuso il 2025 con un utile record di 55 milioni di franchi - Il presidente del CdA Claudio Cereghetti richiama comunque alla cautela: l’innevamento è scarso e i prezzi si sono normalizzati
Francesco Pellegrinelli
27.05.2026 23:29

Il miglior risultato di sempre. L’Azienda elettrica ticinese (AET) ha chiuso il 2025 con un utile record di 55 milioni di franchi, il più alto della sua storia. Un risultato eccezionale, accolto con grande soddisfazione dai vertici dell’azienda e dal direttore del DFE, Christian Vitta, non da ultimo per l’importante beneficio economico garantito al Cantone. AET verserà infatti nelle casse pubbliche circa 40 milioni di franchi. «Questo risultato è ancora più apprezzabile perché arriva in una fase segnata da difficili sfide finanziarie per lo Stato», ha commentato. 

Pur di fronte a un dato storico, il presidente del Consiglio di amministrazione, Claudio Cereghetti, ha invitato alla prudenza, sottolineando fin da subito come «questo risultato straordinario sia probabilmente destinato a non ripetersi». L’elemento decisivo, ha spiegato, è stato il livello particolarmente elevato dei prezzi dell’energia nel 2022, che ha permesso ad AET di beneficiare nel 2025 di contratti di vendita conclusi in anticipo a condizioni molto favorevoli. 

A chiarirlo è stato Flavio Kurzo, vicedirettore e responsabile delle finanze, secondo cui il forte rialzo dei prezzi registrato tre anni fa ha continuato a produrre effetti positivi sui conti dell’azienda. A sostenere il risultato ha contribuito anche l’aumento dei volumi di energia fornita ai clienti. Sul fronte opposto, hanno invece inciso negativamente la minore produzione idroelettrica, dovuta alle scarse precipitazioni, e la crescente instabilità del mercato, segnata anche dall’aumento delle ore con prezzi negativi dell’energia. Un fenomeno, quest’ultimo, già segnalato un anno fa e ulteriormente accentuatosi nel corso del 2025. 

«Abbiamo beneficiato ancora della coda dei prezzi eccezionali del 2022», ha ribadito Cereghetti, sottolineando però che per i prossimi anni l’evoluzione non appare particolarmente favorevole: «Restano buoni, ma ormai il mercato si è normalizzato». Con il 2025, ha osservato, si chiude infatti la fase straordinaria apertasi nel 2022 e si entra in una condizione di quasi normalità, nella quale sarà molto più difficile conseguire risultati di questa portata. 

Incognite e difficoltà

La parola d’ordine, dunque, è prudenza, anche alla luce delle previsioni di Locarno Monti. «Purtroppo la cartina dell’innevamento di MeteoSvizzera è impietosa», ha osservato dal canto suo il direttore Roberto Pronini. «Il livello della neve in alta valle si situa tra il 30 e il 50% della media decennale. Questo significa che, rispetto a un anno medio, manca circa il 70% della neve. Non sappiamo ancora quale sarà l’impatto delle temperature, ma è chiaro che questo avrà conseguenze sulla produzione».

Per un’azienda che fa dell’idroelettrico il proprio fulcro produttivo, i prossimi anni si annunciano quindi carichi di incognite e difficoltà. Da qui anche l’attenzione ai livelli di riempimento dei bacini: «Speriamo di riuscire a raggiungere almeno il 90% di accumulo entro fine settembre, che rappresenta il nostro obiettivo», ha aggiunto Pronini. 

La rete internazionale

Sul fronte del mercato, Pronini ha quindi gettato uno sguardo all’evoluzione del prezzo del gas, determinante per il prezzo dell’energia, «perché l’Europa gira a gas». Ebbene, anche qui non mancano le incognite, in primis sullo stretti di Hormuz: «Se si sbloccherà, il prezzo potrebbe scendere e dovrebbe tornare gas naturale liquefatto in Europa; se questo non avverrà, si dice addirittura che potrebbe mancare GNL». Intanto, i bacini di accumulo in Europa sono ai minimi degli ultimi cinque anni. «Addirittura in Germania siamo solo al 30% di accumulo a inizio giugno. L’Italia è messa un po’ meglio, perché dipende molto più dal gas, mentre la Germania ha ancora il carbone e probabilmente in parte sta anche speculando sui prezzi, dato che al momento il carbone costa meno del gas». Secondo Pronini, quello che non viene immesso ora difficilmente si riuscirà a recuperare entro fine settembre. «Quindi molto probabilmente entreremo nell’inverno con bacini di accumulo non pieni al 90-100%, con tutte le conseguenze del caso se dovessimo avere un inverno freddo nel 2026-2027». 

Progetti strategici 

Tornando al presente, lo sguardo del direttore del DFE si è quindi soffermato sulle sfide energetiche del cantone, ribadendo che la sicurezza dell’approvvigionamento resta una priorità per il Consiglio di Stato. In questo quadro, ha ricordato che il Governo ha confermato la volontà politica di rafforzare e ampliare il ruolo strategico di AET, anche attraverso il Piano energetico e climatico cantonale (PECC), che punta ad accelerare lo sviluppo della produzione da fonti rinnovabili indigene, rafforzando la resilienza energetica del Ticino e riducendone la dipendenza dall’estero e dai combustibili fossili. In particolare, il direttore del DFE ha richiamato alcuni progetti ritenuti decisivi per il futuro energetico del Ticino, come il dossier Maggia 1 per la riversione degli impianti, la diga del Sambuco – inserita tra i 16 progetti di importanza nazionale della tavola rotonda del 2021 e il cui progetto di innalzamento è in fase di completamento– e il proseguimento delle attività con il Canton Uri per gli impianti del Lucendro.