Il momento nero dei benzinai: «Calo dei volumi del 30-40%»

Un’impennata di 20 centesimi nello spazio di una notte. Al di là del confine, è stato un inizio maggio decisamente amaro per chi guida un’auto a benzina, il cui costo è passato in poche ore da circa 1,70 euro al litro a 1,90 euro. Tutta «colpa» di quanto deciso nell’ultimo Consiglio dei ministri, tenutosi giovedì scorso, durante il quale il Governo guidato da Giorgia Meloni ha sì prorogato - fino al 22 maggio - il taglio delle accise sul carburante, ma ha pure introdotto una differenziazione tra diesel e benzina. Se per il primo lo «sconto» è rimasto di 20 centesimi al litro, per la seconda è stato ridotto a 5. Una differenza di trattamento che la premier italiana ha giustificato spiegando che «c’è una sproporzione importante fra l’aumento del gasolio e l’aumento della benzina in queste settimane. La benzina è aumentata del 6%, il gasolio del 24%».
La mossa di Roma, però, ha avuto effetti anche al di qua del confine, consentendo di ridurre il pesante svantaggio competitivo ai danni dei benzinai ticinesi. «La decisione italiana ha riequilibrato, almeno parzialmente, il divario dei prezzi a cavallo della frontiera, perlomeno per quanto riguarda la benzina», conferma Boris Martinoni, CEO di ECSA Energy e portavoce dell’Associazione ticinese stazioni di servizio (ATSS). Se il costo del diesel rimane infatti ancora oggi più basso in Italia, benché ormai ampiamente sopra i 2 euro al litro, la benzina si è stabilizzata - sia per il Ticino che per la vicina Italia - attorno all’1,90. «Per noi si tratta chiaramente di un passo avanti, anche se permane il problema del cambio, che ci penalizza. A parità di costo, infatti, con il franco forte risulta ancora leggermente più conveniente fare rifornimento oltreconfine».
Perdite considerevoli
Per le stazioni di rifornimento ticinesi, dunque, per il momento cambia poco. «Visto lo scarto minimo, non ci attendiamo code ai nostri distributori», sottolinea Martinoni, secondo il quale il problema sta anche nell’impossibilità di prevedere come evolverà la situazione. «Per il momento, il Governo italiano ha deciso di estendere il provvedimento sul carburante fino al 22 maggio, ma poi non sappiamo che cosa accadrà. Questa incertezza ci penalizza, e non ci permette di introdurre o ipotizzare eventuali provvedimenti per tamponare la situazione».
Fare qualcosa, in questo clima di incertezza, risulta difficile. Anche ipotizzare la chiusura temporanea di una parte delle stazioni di rifornimento per risparmiare sul personale sarebbe complicato, dice Martinoni: «Una misura simile - con la chiusura del negozio, lasciando invece aperta la pompa di benzina - era stata adottata nei mesi successivi allo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022. Ora, però, non sapendo per quanto tempo occorrerebbe tenere chiuso non sarebbe auspicabile, specialmente pensando alla possibile disaffezione della clientela abituale dello shop».
Quel che è certo, è che le stazioni di rifornimento stanno vivendo momenti molto complicati. Dal primo taglio delle accise (il 18 marzo scorso) ad oggi, le perdite sono state considerevoli. «Stimiamo, in media, negli ultimi due mesi un calo dei volumi tra il 30 e il 40%, specialmente per le realtà a ridosso della frontiera. Significa che una persona su tre anziché rifornirsi qui è andata altrove, probabilmente in Italia. E un quantitativo minore di volumi significa anche meno autotrasportatori impiegati e meno clienti alle stazioni di servizio. La situazione, insomma, è molto difficile. E non sappiamo ancora quanto durerà. Potrebbero essere settimane o forse mesi».
Rifornimenti assicurati
Nel frattempo, pochi giorni fa la segretaria generale di Suissenégoce, l’associazione elvetica del commercio di materie prime, ha lanciato l’allarme sul rischio di una carenza di carburante in Svizzera, visto che le riserve strategiche di alcuni Paesi - tra cui Filippine, Vietnam e Bangladesh - si sarebbero esaurite. «Per il momento, però, noi non abbiamo il sentore che il prodotto manchi», dice Martinoni, spiegando che, al netto dei tre mesi di scorte obbligatorie della Confederazione, «per tutto il mese di maggio il prodotto è assicurato».
Il carburante venduto in Ticino, spiega poi il portavoce dell’ATSS, non proviene da un’unica fonte. «Ci riforniamo da sud, dal Mediterraneo attraverso Genova e Marsiglia, ma anche dal nord Europa. Questo fa sì che da un lato i costi logistici e di trasporto siano più elevati, ma al contempo ci permette di avere un’alternativa nel caso uno dei due ‘‘canali’’ risulti bloccato». Se le scorte, quindi, sembrano essere assicurate, più complicato è prevedere l’evoluzione dei prezzi. Finora, dall’inizio della crisi in Medio Oriente, nel nostro cantone la benzina è salita di circa 30 centesimi al litro, mentre il diesel di 50 centesimi. Una differenza determinata dalle diverse quotazioni di mercato dei due carburanti. «Da qualche settimana - spiega Martinoni -, il prezzo del greggio si è stabilizzato attorno ai 110 dollari al barile, in attesa che si sblocchino le trattative in corso tra Iran e Stati Uniti. Se lo stretto di Hormuz, da cui, lo ricordiamo, transita il 20% del petrolio mondiale, dovesse essere riaperto, il prezzo del greggio potrebbe scendere rapidamente. Ma se la crisi dovesse proseguire ancora, sarebbe inevitabile un’ulteriore crescita dei costi. Con tutti i contraccolpi del caso, anche per noi».
