Ticino

Il mondo economico è preoccupato: «Mai visti investimenti così bassi»

Presentata l’inchiesta congiunturale della Camera di Commercio - Il presidente Andrea Gehri parla di un quadro con luci e ombre - L’andamento degli affari viene giudicato positivo, tiene il livello occupazionale, ma l’impatto delle tensioni geopolitiche si è fatto sentire
©Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
28.01.2026 21:05

È un 2025 in chiaroscuro – fatto di luci e ombre – quello che emerge dall’inchiesta congiunturale della Camera di commercio (Cc-Ti) sullo stato di salute dell’economia ticinese. Per quanto l’andamento generale degli affari sia stato definito «soddisfacente» e «positivo» dalla grande maggioranza delle aziende coinvolte (76%) – sono quasi trecento quelle che hanno partecipato al sondaggio – è stato il clima generale di incertezza a segnare negativamente l’attività imprenditoriale nel 2025: «L’impatto dell’instabilità geopolitica si è fatto sentire», ha detto il presidente Andrea Gehri. In particolare, è stata l’industria, soprattutto quella votata all’export (e meno i servizi) ad aver sofferto maggiormente le tensioni internazionali, a cominciare dalla politica dei dazi USA: «L’impatto si è manifestato soprattutto nel calo degli ordini e delle vendite», ha precisato il direttore Luca Albertoni. Quasi un’azienda su tre di quelle interessate ha dovuto far fronte a un aumento del costo delle importazioni; una su quattro ha avuto difficoltà nelle esportazioni; e in generale, una azienda su cinque ha segnato una riduzione dei margini. «Trump ha contribuito a indebolire il clima di fiducia che per decenni ha caratterizzato il mercato e l’economia globale», ha sottolineato Gehri, ricordando quanto sia nociva per l’imprenditoria l’incertezza economica. Ed è soprattutto in questo solco che la Camera di Commercio ha voluto inserire il dato forse più allarmante tra quelli presentati oggi a Lugano, ossia il calo degli investimenti previsti nel 2026. Albertoni, al riguardo, è stato inequivocabile: «Devo dire che un livello così basso non l’ho mai visto in questi anni, nemmeno durante la pandemia. Questo mi preoccupa oggettivamente». In calo dal 2023, il livello degli investimenti nel 2025 si è mantenuto sui valori dell’anno precedente. Le prospettive per il 2026, però, risultano decisamente più deboli: appena un’azienda su tre prevede di investire. «Forse si tratta di un eccesso di prudenza», ha aggiunto Albertoni. «Va detto che, di solito, le aziende sono caute nel dichiarare gli investimenti futuri e, a consuntivo, i risultati sono spesso migliori delle previsioni. Tuttavia, questo è un segnale che non sarebbe corretto ignorare e che per noi rappresenta un fattore di preoccupazione rilevante». Parole che fanno coppia con un altro segnale rilevato nell’inchiesta, ossia il calo dell’autofinanziamento. «Speriamo che sia un fenomeno passeggero. Sul tema mi sono confrontato con alcune banche - ha detto ancora Albertoni - e l’impressione è che questo calo sia dovuto al fatto che molte aziende abbiamo dovuto predisporre misure straordinarie non previste, in quanto prese alla sprovvista da cambiamenti repentini, soprattutto sul fronte americano». Insomma, la legittima speranza è che il calo sia passeggero.

La nuova battaglia

Ed è in questo contesto che si inserisce il discorso più politico della Camera di Commercio riguardante gli oneri amministrativi cresciuti negli ultimi anni. «È un tema a noi caro su cui vogliamo batterci», ha detto dal canto suo il vicedirettore Michele Merazzi: «L’aumento delle norme in quasi tutti i settori produce un carico di lavoro burocratico supplementare che un terzo delle aziende stima tra 2 e 9 ore al mese, ma che per il 14% delle aziende arriva a 50 ore mensili». Troppo, secondo la Camera di Commercio che vede in questi cambiamenti culturali un intralcio importante all’insediamento di nuove aziende e agli stessi investimenti. «Se vogliamo rimanere competitivi sia rispetto al resto della Svizzera sia nei confronti della Lombardia, che punta ad aumentare la propria attrattività, è fondamentale preservare le condizioni quadro», ha aggiunto Gehri. Il quale ha poi richiamato le numerose iniziative politiche sul fronte interno, sia federale sia cantonale, «che mirano a profondi cambiamenti strutturali e generano ulteriore incertezza». In un contesto di forte erosione dei margini sono aspetti da guardare con grande attenzione, ha concluso. «Di certo queste iniziative (vedi articolo a lato) non aiutano».

Ultima ratio

Con le ombre, però, come detto, sono arrivate anche le luci. Innanzitutto, l’andamento generale degli affari è stato giudicato soddisfacente. Solo l’1% delle aziende ha deciso di delocalizzare: «È l’ultima ratio e questo ci rassicura». Inoltre, sebbene le tensioni geopolitiche abbiano inciso in modo significativo – soprattutto sull’industria, più che sui servizi orientati al mercato interno – la maggior parte delle aziende è riuscita a reagire con misure mirate, limitando gli effetti negativi, come i tagli al personale. «L’occupazione, nonostante le difficoltà del 2025, è rimasta stabile e, secondo le previsioni delle imprese, dovrebbe restarlo anche nel 2026», ha concluso Merazzi.