Medio Oriente

Il mondo in pressing su Israele: «Fermi subito i raid sul Libano»

L’Iran ha condizionato la trattativa per il cessate il fuoco con gli Stati Uniti allo stop immediato dei bombardamenti dell’IDF su Beirut - Annunciati in serata i primi colloqui diretti tra Tel Aviv e il Governo del Paese dei Cedri: si terranno a Washington da lunedì prossimo
I bombardamenti israeliani in Libano hanno causato, negli ultimi giorni, la morte di oltre 200 persone e il ferimento di altre mille. ©Hassan Ammar
Dario Campione
09.04.2026 23:30

Dopo Gaza, il Libano. Israele non ferma la sua macchina di guerra, nonostante da ogni parte del mondo continuino a giungere appelli per un cessate il fuoco. Persino Donald Trump - secondo quanto riferito da NBC News citando un funzionario dell’amministrazione di Washington - avrebbe chiesto al premier israeliano Benjamin Netanyahu di ridurre l’intensità degli attacchi in Libano, al fine soprattutto di contribuire a garantire il successo dei negoziati con l’Iran. E Israele ha accettato di «essere un partner collaborativo», ha detto la fonte citata dal canale Tv newyorchese.

Tuttavia, anche oggi l’IDF ha bombardato numerosi obiettivi in Libano. Non ha quindi fermato la macchina implacabile della propria Aeronautica che mercoledì aveva martellato il sud del Paese dei Cedri causando la morte di oltre 200 persone e il ferimento di altre 1.100. Peraltro, Netanyahu ha ribadito ancora nel pomeriggio che gli attacchi contro i miliziani di Hezbollah continueranno «fino a quando non sarà stata ristabilita la piena sicurezza per i residenti del nord di Israele».

Da parte sua, Hezbollah ha lanciato questa mattina una nuova raffica di razzi contro Israele, promettendo - in un comunicato diffuso dalla stampa di lingua araba - di continuare gli attacchi finché Tel Aviv non cesserà i bombardamenti sul Libano e non ritirerà le sue forze dal Paese.

Bint Jbeil accerchiata

Com’è noto, Israele ha invaso il Libano il mese scorso, aprendo un secondo fronte - in parallelo alla guerra contro l’Iran - con l’obiettivo di annientare le milizie di Hezbollah. Cinque divisioni dell’IDF sono tuttora operative nel Libano meridionale; due di esse, sono impegnate anche in missioni difensive al confine settentrionale. Attorno a mezzogiorno, i soldati dell’IDF hanno iniziato ad accerchiare la città di Bint Jbeil, a cinque km dal confine, dando la caccia agli uomini di Hezbollah che si sono rifugiati nella zona. Un luogo simbolo, Bint Jbeil: proprio qui, il leader assassinato di Hezbollah, Hassan Nasrallah, pronunciò un discorso storico nel 2000, in occasione del ritiro israeliano dal sud del Libano dopo due decenni di occupazione.

Mentre accerchiava Bint Jbeil, l’IDF ha anche avvertito i residenti dei sobborghi meridionali di Beirut di imminenti attacchi e li ha invitati a sfollare. «Continuiamo a operare e a colpire le infrastrutture militari appartenenti all’organizzazione terroristica Hezbollah in numerose aree dei sobborghi meridionali. L’IDF agisce solo contro i militanti di Hezbollah e obiettivi militari. Pertanto, per la vostra sicurezza, dovete sfollare immediatamente», ha detto il portavoce in lingua araba dell’Esercito israeliano, colonnello Avichay Adraee, in un appello rivolto alla popolazione civile.

Soltanto in serata, Netanyahu ha fatto sapere di aver ordinato al suo gabinetto di avviare «il prima possibile» colloqui diretti con il Libano per disarmare Hezbollah e stabilire «relazioni di pace» tra i due Paesi. «I negoziati si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni di pace tra Israele e Libano», è stato chiarito in un comunicato.

Una risposta invero timida alle richieste di Teheran. Contemporaneamente alla nota del Governo di Tel Aviv, infatti, l’agenzia di stampa iraniana FARS ha citato una «fonte ben informata» secondo cui «la questione del Libano e un cessate il fuoco nel Paese dei Cedri sono un prerequisito e una condizione non negoziabile affinché la Repubblica Islamica avvii qualsiasi nuovo processo negoziale». La fonte ha aggiunto: «Nel contesto dell’attacco in corso al Libano, l’Iran considera i negoziati strategicamente privi di significato e inutili. Tutti gli alti funzionari della Repubblica Islamica sono unanimi su questo punto. Se la questione libanese non sarà risolta, non ci saranno negoziati».

Lo spiraglio

Uno spiraglio è sembrato comunque aprirsi. Secondo il portale americano Axios, che ha citato una fonte israeliana, negoziati diretti tra Israele e Libano inizieranno la prossima settimana e il primo incontro si terrà al Dipartimento di Stato, a Washington. La delegazione USA sarà guidata dall’ambasciatore americano in Libano Michel Issa. Israele sarà rappresentata dal suo ambasciatore negli USA Yechiel Leiter, mentre il Libano dall’ambasciatrice a Washington Nada Hamadeh-Moawad.

Secondo il New York Times, tuttavia, «i colloqui tra Israele e Libano incontreranno comunque enormi ostacoli. Tel Aviv non ha dato alcun segnale che i negoziati condurranno a uno stop agli attacchi in Libano, avendo piuttosto segnalato piani per un’occupazione più lunga del sud del Paese. Inoltre, non è affatto chiaro quale sia il ruolo di Hezbollah, che da tempo ha “oscurato” il governo ufficiale libanese. E mentre i leader libanesi hanno espresso interesse a disarmare Hezbollah, Israele ha sempre mostrato un intenso scetticismo sul fatto che possano riuscirci».

La posizione svizzera

Da tutto il mondo, come detto, si sono susseguiti appelli a Israele per un cessate il fuoco. In una dichiarazione congiunta dall’ambasciatore indonesiano all’ONU, Umar Hadi, 80 Paesi hanno chiesto la fine dei bombardamenti e degli attacchi contro le forze UNIFIL in Libano. Anche la Svizzera si è unita ad Australia, Brasile, Colombia, Indonesia, Giordania, Sierra Leone e Regno Unito nel siglare una nota nella quale si chiedono «la cessazione immediata dei combattimenti, la protezione della popolazione civile e del personale umanitario e il rispetto del diritto internazionale umanitario in ogni circostanza» .