Il «mondo sottosopra» di Alan Friedman

Oltre 250 persone hanno riempito sabato gli spazi del Collegio Papio per la conferenza «Un mondo sottosopra?», promossa dall’Associazione amici del Collegio Papio. Dopo il saluto del presidente Maurizio Checchi, è intervenuto Alan Friedman, giornalista e commentatore anche della nostra testata, in dialogo con il direttore del Corriere del Ticino, Gianni Righinetti.
Secondo Friedman, la Cina è la vera beneficiaria del vuoto lasciato da Stati Uniti ed Europa. Mosca sarebbe ormai un vassallo di Pechino, mentre l’Europa resta priva di una politica estera e di difesa comuni. Il relatore prevede un nuovo inasprimento del conflitto con l’Iran e un possibile ulteriore balzo del petrolio entro Natale, uno scenario che ha esitato a definire «un disastro», anche per la Svizzera. Incalzato da Righinetti, ha precisato: «È un disastro perché va a sommarsi alla guerra ibrida della Russia, che sui social media incita le folle e infiltra provocatori nelle proteste violente in Europa. Inoltre, quando benzina e gasolio costano troppo, quando in America non ci si può permettere una bistecca di qualità o i mutui salgono, la gente soffre».
Sul fronte americano, Friedman prevede un successo dei democratici alle midterm del 3 novembre, sia alla Camera sia al Senato. Trump appare «fuori gioco» sul piano della popolarità, ma non su quello del potere. Il relatore cita una forte contrarietà alla guerra in Iran e tre episodi che, secondo lui, tentano di condizionare il voto: presunte anomalie di touch screen, la richiesta pubblica di escludere uno Stato dalla competizione e la cancellazione di 300 mila voti per corrispondenza in North Carolina. In caso di esito serrato, ipotizza un nuovo «colpo di Stato», come accaduto il 6 gennaio 2021. Il Canada è indicato come modello: Friedmann ha lodato il premier Carney per aver respinto le pressioni di Washington e guarda con interesse all’accordo di membership tra Ottawa e l’UE. Da qui la domanda alla Svizzera: può ispirarsi a questo modello senza rinunciare alla propria sovranità? Righinetti ha ricordato il chiaro esito del voto popolare sulla neutralità.
Il capitolo più concreto riguarda il portafoglio dei cittadini. Per abbassare i prezzi dell’energia servirebbero la riapertura di Hormuz, la fine delle minacce degli Houthi nel Mar Rosso e una pace in Medio Oriente. «Non ci sono soluzioni semplici per problemi complessi», ha concluso Friedman, mettendo in guardia dalle ricette proposte da molti leader.
