Imprenditori

Il nodo cruciale delle aziende è il passaggio generazionale

All’assemblea di AIF Ticino è emerso che il 40% delle imprese familiari non ha ancora un piano di successione – Il presidente Martino Piccioli: «Pensare alla continuità aziendale significa investire nella stabilità e benessere del territorio»
© CdT/ Chiara Zocchetti
Generoso Chiaradonna
21.04.2026 22:25

Le imprese familiari restano un pilastro dell’economia, ma il loro futuro dipende sempre più dalla qualità della governance e dalla capacità di affrontare per tempo il ricambio generazionale. Vale in Svizzera e in Ticino, come in Italia.

All’assemblea AIF-Ticino (Associazione imprese familiari) di Lugano, il professor Fabio Quarato, dell’Univerisità luigi Bocconi di Milano, ha ricordato che il vero nodo non è solo la continuità proprietaria, ma l’equilibrio tra famiglia, azienda e management. Secondo l’analisi dell’Osservatorio AUB, un progetto di ricerca della Bocconi nato nel 2009 per studiare in modo sistematico le aziende familiari italiane, emerge che le imprese con Cda più aperti, più giovani e più diversi ottengono in genere performance migliori, mentre resta ancora diffuso l’assetto con amministratore unico o con una governance poco articolata.

Il passaggio generazionale è il secondo grande tema: negli ultimi anni è aumentato e potrebbe accelerare ancora nel prossimo decennio. In questo quadro, il mentoring viene indicato come la formula più efficace per accompagnare la successione, riducendo i rischi di rottura e valorizzando il passaggio di competenze.

Infine, cambia il profilo della Next Gen: più studi, più apertura internazionale e maggiore preparazione manageriale. Ma il messaggio finale resta netto: nelle imprese di famiglia la continuità non si garantisce con automatismi dinastici, bensì con scelte meritocratiche e una governance capace di combinare tradizione e innovazione.

Oltre 85 mila posti di lavoro

La successione non è un tema rinviabile nemmeno in Ticino, ma una sfida concreta e immediata per l’economia ticinese. È il messaggio emerso con forza dall’11. Assemblea generale di AIF Ticino, che ha riunito imprenditori, accademici e istituzioni per discutere di governance e passaggio generazionale nelle imprese familiari.

I numeri aiutano a capire la portata del problema: secondo l’Osservatorio AIF-SUPSI, circa il 40% delle imprese familiari ticinesi non ha ancora definito un piano di successione e oltre il 26% non ha individuato un successore. Un dato rilevante in un contesto in cui le imprese familiari rappresentano un pilastro del tessuto economico cantonale, con oltre 8.400 aziende e più di 85.000 posti di lavoro. «La continuità delle imprese familiari non può essere data per scontata», ha dichiarato Martino Piccioli, presidente di AIF Ticino. «Il passaggio generazionale è il momento più delicato nella vita di un’azienda: richiede preparazione, strumenti adeguati e una cultura della governance organizzata. Pensare alla successione significa investire nella stabilità e nel benessere del territorio».

Nel suo intervento, il professor Fabio Quarato ha sottolineato che la successione non è un evento isolato, ma un processo che molte aziende iniziano troppo tardi. Non basta individuare un successore: servono modelli di governance strutturati, ruoli chiari e apertura a competenze esterne. Le imprese che pianificano per tempo gestiscono meglio il ricambio generazionale e mostrano anche maggiore capacità di crescita e innovazione.

Un esempio concreto è arrivato da Nils Planzer, CEO di Planzer SA, gruppo logistico svizzero ancora controllato dalla famiglia fondatrice e oggi guidato dalla terza generazione. Fondata nel 1936, l’azienda rappresenta un caso di continuità imprenditoriale costruita su visione di lungo periodo, identità e capacità di adattamento. «Un’impresa familiare deve pensare in generazioni, non in trimestri», ha spiegato Planzer, sottolineando l’importanza di condizioni quadro stabili e della capacità di integrare competenze senza perdere i valori fondanti. Planzer, a precisa domanda dal pubblico, ha detto di essere contrario ai nuovi accordi con l’UE. Dalla discussione con il professore Carmine Garzia della SUPSI è emersa la necessità di rafforzare tre ambiti chiave: pianificazione anticipata della successione, modelli di governance più strutturati e accesso a competenze manageriali. AIF Ticino ha ribadito l’impegno nel promuovere buone pratiche e nel favorire il dialogo tra mondo imprenditoriale, accademico e istituzionale, a favore della continuità delle imprese familiari. «Le imprese familiari sono un pilastro della stabilità economica e sociale del nostro territorio», ha concluso Piccioli. «Sostenere la loro continuità è investire nel futuro del Ticino».