Energia

«Il nucleare svizzero è ancora dipendente dalla Russia»

Greenpeace sostiene che «sostituire l'uranio russo con quello kazako non è basta per garantire l'approvvigionamento di combustibile»
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Ats
28.05.2026 00:01

Le centrali nucleari svizzere restano ampiamente dipendenti dalla Russia, anche a oltre quattro anni dall'inizio del conflitto ucraino. Sostituire l'uranio russo con quello kazako non è infatti sufficiente per garantire l'approvvigionamento di combustibile, sostiene Greenpeace.

Il fornitore d'elettricità argoviese Axpo ha annunciato una collaborazione con Kazatomprom, la principale azienda kazaka di commercio d'uranio con l'obiettivo di interrompere i legami con la Russia lungo tutta la catena di approvvigionamento. Attualmente Axpo si rifornisce unicamente di uranio russo per i due reattori della centrale di Beznau (AG) e per circa il 50% per quello di Leibstadt (AG).

Tuttavia nonostante il cambio del luogo d'estrazione, secondo Greenpeace, la società russa Rosatom rimane indispensabile per il processo. Infatti l'uranio estratto in Kazakistan viene trasportato in Russia, precisamente a San Pietroburgo, dove viene caricato su navi dirette verso i porti europei.

Un'alternativa potrebbe essere rappresentata dalla Rotta internazionale di trasporto transcaspiana (attraverso Cina, Kazakistan, Azerbaigian, Georgia e Turchia) che però presenta lacune logistiche ed è soggetta a importanti rischi geopolitici.

L'uranio risulta inoltre impossibile da tracciare integralmente in quanto intercambiabile e mescolato tra elementi di diversa provenienza durante il processo di arricchimento. Inoltre il volume di materia passato dalla Russia rende quest'ultima inevitabile per la filiera. Secondo Greenpeace questa dipendenza spiega anche il motivo per cui nessuna nazione ha ancora adottato sanzioni verso Rosatom dall'inizio della guerra in Ucraina.

«Scegliere l'energia nucleare ci spinge nelle grinfie della Russia, invece che liberarcene. Soltanto una transizione verso un approvvigionamento energetico completamente rinnovabile ci permetterebbe di diventare pienamente indipendenti e sovrani in questo ambito», osserva Florian Kasser, esperto dei temi legati al nucleare per Greenpeace Svizzera, citato nella nota.

Nessun flusso finanziario

Contattata da Keystone-ATS, Axpo afferma che non vi sono flussi finanziari «diretti o indiretti» verso la Russia o verso soggetti russi derivanti dai contratti con Kazatomprom. Grazie alle proprie riserve, dal 2022 l'approvvigionamento di combustibile delle centrali di Leibstadt e Beznau non dipende più da fonti russe.

Nel febbraio 2025, Axpo ha diversificato la propria catena di approvvigionamento e ha stipulato nuovi contratti di acquisto di combustibile con società di estrazione dell'uranio in Canada e Kazakistan. Questo uranio viene poi trasformato in Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti.

Inoltre, dalla primavera del 2026 non sono più in vigore contratti relativi all'uranio proveniente dalla Russia, aggiunge l'azienda energetica argoviese.

Da parte sua, la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) conferma che l'Unione europea non ha ancora pronunciato alcuna sanzione riguardante l'uranio e il materiale utilizzato nelle centrali nucleari. Anche il transito di uranio proveniente da altri Paesi (come il Kazakistan) attraverso il territorio russo non è soggetto a sanzioni.

La legislazione federale non consente alla Confederazione di emanare sanzioni in modo autonomo. Se l'Ue dovesse vietare l'importazione di uranio russo, il Consiglio federale esaminerebbe attentamente la misura in questione, ha precisato la SECO a Keystone-ATS.