Il parere degli esperti: «La BNS lascerà invariati i tassi»

La Banca nazionale svizzera (BNS) non toccherà i tassi, nella decisione che sarà resa nota giovedì (dopodomani): è questo il parere condiviso da tutti gli esperti. Potrebbero invece esserci sorprese riguardo a eventuali commenti sul franco.
All'unanimità i 17 analisti presi in considerazione dall'agenzia Awp ritengono che l'istituto guidato dal presidente della direzione generale Martin Schlegel manterrà il tasso guida all'attuale livello dello 0,00%. «La stabilità rimane il principio cardine della BNS», commenta Arthur Jurus, esperto della banca Oddo-BHF.
Nessun cambiamento previsto fino alla fine del 2026
Anche per quanto riguarda l'andamento futuro dei tassi della BNS, tra gli osservatori regna un ampio consenso: fino alla fine del 2026 tutti prevedono che non vi saranno cambiamenti. Il fatto che la Banca centrale europea (Bce) abbia appena aumentato il costo del denaro - per la prima volta dal settembre 2023 - non dovrebbe turbare la BNS: al contrario, ciò offre all'istituto un certo sollievo dal punto di vista valutario, poiché in questo modo la pressione al rialzo sul franco si attenua leggermente.
Niente tassi di interesse negativi
Allo stesso tempo anche la probabilità di un ritorno ai tassi di interesse negativi viene considerata praticamente svanita. Infatti «comporterebbe il rischio di rafforzare le tendenze deflazionistiche, mentre un aumento dei tassi in territorio positivo accelererebbe ulteriormente l'apprezzamento del franco ed eserciterebbe un'ulteriore pressione al ribasso sull'inflazione importata», osserva Jurus.
Cosa cambierà dal 2027
A partire dal prossimo anno la situazione sarà leggermente diversa: in questo caso alcuni specialisti ritengono che un aumento dei tassi sia del tutto plausibile. Nel frattempo gli operatori presteranno però molta attenzione ai commenti che accompagneranno la decisione fra due giorni. «Il messaggio più importante della riunione di giugno non dovrebbe essere il tasso di riferimento in sé, bensì la valutazione della BNS sul franco», sintetizza Martina Honegger-Romahn, professionista presso Allianz Global Investors. «Se la BNS dovesse ribadire che la forza del tasso di cambio continua a sostenere la stabilità dei prezzi i mercati potrebbero interpretarlo come un segnale che i responsabili sono ancora soddisfatti di una valuta forte e non vedono alcuna necessità urgente di cambiare la politica monetaria».
Come si ricorderà nella precedente analisi trimestrale della situazione, in marzo, la BNS aveva leggermente inasprito i toni: invece di esprimere, come di consueto, la sua disponibilità a intervenire sul mercato valutario, avevano parlato di una «aumentata disponibilità». Una finezza che è stata poi più volte ribadita da Schlegel.
Si guarda anche all'inflazione
Rispetto a molte altre economie occidentali, a prima vista la Svizzera non sembra essere candidata a una politica monetaria più restrittiva. In maggio, infatti, l'inflazione di base (o inflazione core o zoccolo dell'inflazione, prestando fede alla terminologia dell'Ufficio federale di statistica: il rincaro totale senza quello concernente prodotti freschi e stagionali, energia e carburanti) si è attestata appena allo 0,3% su base annua. E l'inflazione complessiva è stata dello 0,6%, malgrado la progressione dei prezzi dell'energia a seguito del conflitto in Medio Oriente. «Il rincaro rimane tra i più bassi dei paesi industrializzati», sottolinea Kevin Thozet, membro del comitato di investimento della società di gestione patrimoniale Carmignac.
L'accordo e il crollo dei prezzi
Inoltre se l'accordo annunciato tra Stati Uniti e Iran dovesse effettivamente sfociare in un trattato di pace e la guerra dovesse così terminare è atteso un crollo dei prezzi dell'energia: già ora il costo del petrolio si sta nuovamente avvicinando agli 80 dollari al barile. Di conseguenza la pressione inflazionistica esercitata dall'energia dovrebbe attenuarsi nei prossimi mesi. La BNS trarrebbe quindi vantaggio da una politica stabile.