Il punto delle 24: una vittoria storica per l'UDC

I democentristi conquistano 11 seggi, salendo a 65 mandati: nessun partito ha mai potuto contare su una squadra così ampia
Ats
18.10.2015 15:49

BERNA - Sul ponte di comando servono politici di destra, è il popolo a volerlo: nelle elezioni del Consiglio nazionale l'UDC ha ottenuto questo fine settimana una vittoria di proporzioni storiche e insieme al PLR, che avanza ma non stravince, controlla la maggioranza assoluta della camera. A perdere sono tutti gli altri partiti, a cominciare dal PS. Per il fronte ecologista la sconfitta assume le proporzioni del tracollo: la deputazione verde si riduce di un terzo, quella dei Verdi liberali quasi della metà.

Come spesso accade i sondaggi, complice anche il variegato sistema di circondari elettorali cantonali, avevano visto qualcosa - la crescita del PLR - mancando però la notizia vera: il ritorno in forze dell'UDC, che nel 2011 era arretrata di 8 seggi, non riuscendo di gran lunga a raggiungere l'ambizioso obiettivo del 30% delle schede.

Ora la formazione di Toni Brunner si ripresenta sul cammino della crescita avviata nel 1995: in base ai risultati definitivi - l'ultimo cantone giunto è stato Berna, alle 23.45 - conquista 11 seggi, salendo a 65 mandati: nessun partito ha mai potuto contare su una squadra così ampia.

A livello percentuale - stando in questo caso alle proiezioni dell'istituto Gfs.bern - ottiene il 29,5% dei voti (+2,9 punti). Se venisse confermato il dato sarebbe il più elevato da quando il Nazionale è eletto con il sistema proporzionale, nel 1919. Il precedente record era detenuto pure dall'UDC, 28,9% nel 2007.

L'elezione si è rivelata positiva per il PLR, anche se forse i suoi vertici speravano in qualcosa di più: la formazione viene vista al 16,3% (+1,2 punti) e ottiene 33 mandati (+3). Il partito di Philipp Müller, all'origine del sistema politico svizzero, riesce quindi a invertire il trend negativo che in termini di percentuali l'interessava ormai dal lontano 1979 e che ha trovato il punto più basso con la presidenza di Fulvio Pelli.

Sembra per contro proseguire il calo dell'altro grande malato storico, il PPD, accreditato a solo 26 seggi (-2): mai così pochi nella sua storia. E anche in termini percentuali il partito prosegue la flessione: -0,2 punti al 12,1%, valori che tarpano le ali a chi accarezza il sogno di un secondo mandato nel governo federale, magari con un esponente ticinese. La formazione di ispirazione cristiana faticherà inoltre a riconfermarsi pienamente nel ruolo di ago della bilancia che l'ha contraddistinto negli ultimi anni.

Esce sconfitto dalla giornata odierna pure il PS, che lascia sul terreno 3 mandati, scendendo a 43. In termini percentuali rimane per contro stabile (+0,2 punti al 18,9%), su livelli comunque molto bassi, vicini al minimo assoluto del 1987. Il presidente Christian Levrat si è battuto con veemenza per evitare uno scivolamento del parlamento a destra: ma si è verificato proprio lo scenario temuto alla vigilia.

A sinistra soffrono ancora di più i Verdi, che perdono 5 mandati scendendo a 10, con una percentuale del 6,9% (-1,5 punti). Sembra un'altra epoca, ma ancora pochi anni or sono il partito avanzava la pretesa di una partecipazione al Consiglio federale, ora del tutto fuori portata. L'onda lunga del risultato odierno si vedrà poi con ogni probabilità anche nei dossier di primo piano: non è difficile immaginare i brividi che corrono ora sulla schiena di chi ha investito nella svolta energetica.

Tanto più che i "cugini" Verdi liberali hanno vissuto una Marignano: i grandi vincitori del 2011 si ritrovano con la deputazione quasi dimezzata, da 12 a 7 seggi. L'arretramento percentuale non è drammatico: -0,8 punti al 4,6%, ma quattro anni or sono il partito simbolo di quello che veniva descritto come il "nuovo centro" aveva conquistato ben 9 poltrone giocando in modo accorto la carta delle congiunzione di liste. Il PVL sembra aver perso gran parte dell'attrattiva che aveva sull'elettorato: d'altra parte il popolo aveva già picchiato duro quest'anno affossando con il 92% di no l'iniziativa sull'imposta sull'energia invece dell'IVA.

Contiene le perdite forse meglio del previsto il Partito borghese democratico: 7 seggi, -2, nonostante un arretramento in termini di schede più ampio di quello del PVL (-1,3 punti al 4,1%). Per la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf l'aria si fa comunque sempre più rarefatta, visti gli orientamenti generali. E non è un bel segnale il fatto che nei Grigioni, cantone di origine della ministra delle finanze e roccaforte borghese-democratica, il PBD sia crollato dal 20,5% al 14,5%.

Tirando le somme la virata a destra è più che chiara. I calcoli sono presto fatti: il blocco costituito da UDC, PLR, Lega e MCG ottiene 101 mandati (+14), il centro (PPD, Verdi liberali, PBD, PEV e PCS) 44 mandati (-8) e la sinistra (PS e Verdi) 55 (-6). A un parlamento dominato da una coalizione di centro sinistra subentra quindi una maggioranza assoluta UDC-PLR: va comunque sempre considerato che gli equilibri in Svizzera sono anche regionali e i deputati hanno spesso sensibilità molto diverse sugli stessi temi.

La partecipazione si è attestata a circa il 48%, sostanzialmente in linea con quella delle ultime elezioni. Dal 1979 l'affluenza è sempre stata sotto il 50%.

Per quanto riguarda le singole figure politiche lo spoglio delle schede non ha mancato di provocare sorprese. Fra i parlamentari cui non è stata riconfermata la fiducia figura il capogruppo PS alle Camere federali Andy Tschümperlin, il cui seggio a Svitto è stato conquistato da un UDC.

Devono abbandonare Berna anche il solettese Roland Borer (UDC), che era presente al Nazionale dal 1991, e due "dinosauri" zurighesi democentristi come Christoph Mörgeli e Hans Fehr. In Ticino Pierre Rusconi lascia il posto al collega di partito Marco Chiesa, mentre in Vallese - che pure disponeva di un seggio in più del 2011- è stato estromesso l'ex presidente del Nazionale Jean-René Germanier (PLR).

È riuscito per contro a difendere la sua traballante poltrona il presidente del PBD svizzero Martin Landolt, insidiato dal PS a Glarona. A Berna ce l'hanno fatta sia Margret Kiener Nellen, politica PS parecchio criticata perché multimilionaria dal reddito zero, e la PLR Christa Markwalder, al centro di un caso di lobbismo che ha fatto molto discutere.

Entrano in parlamento anche forze nuove come l'ex ambasciatore Tim Guldimann (PS) - primo residente all'estero a centrare un'elezione - e il caporedattore della Weltwoche Roger Köppel (UDC), entrambi da Zurigo, nonché Magdalena Martullo-Blocher, che nei Grigioni ha strappato un seggio al PVL. Nel canton Vaud è stato eletto l'ex presidente del consiglio di amministrazione della Posta Claude Béglé (PPD).