Il reportage

Il re è morto, viva il re!

La Norvegia è ancora sotto choc dopo il funerale di Harald V - «Lui credeva nella democrazia»
Valentina Saini
27.09.2026 20:15

Quella del 2026 non sarà un’estate che i norvegesi dimenticheranno facilmente. La nazionale di calcio, con stelle come Erling Haaland, ha brillato al Mondiale in Nordamerica, arrivando ai quarti di finale, e conquistandosi una tale popolarità che persino nei supermercati norvegesi ci si si imbatte ancora in ogni genere di cibo (inclusi succhi di frutta) corredati dall’effigie di questo o quel campione.

Ma se giugno e luglio hanno regalato al regno nordico speranze ed entusiasmo (e pure qualche arrabbiatura, dopo che la nazionale è stata sconfitta 1-2 a Miami dagli inglesi), le settimane a cavallo tra agosto e settembre sono state ben più tristi. Il 17 agosto il re, l’ottantanovenne Harald V, è stato ricoverato all’Ospedale universitario di Oslo, e si è spento undici giorni dopo. Per la grande maggioranza dei norvegesi è stato un vero shock.

Famoso per umanità e discrezione

In un’Europa dove monarchie secolari scricchiolano, godeva di una simpatia quasi universale questo re pacato, nipote del primo sovrano della Norvegia indipendente moderna (Haakon VII, che durante l’invasione tedesca del 1940 rifiutò di piegarsi a Hitler, riparando a Londra e ispirando la resistenza norvegese). Al vertice del paese nordico dal 1991, Harald V era famoso per la sua umanità e discrezione, oltre che per il grande amore per la vela e lo sport in generale (non un dettaglio, in una nazione di sportivi incalliti). E quando si è diffusa la notizia del suo ricovero i cittadini di Oslo hanno subito iniziato a deporre mazzi di fiori, biglietti, bandierine, disegni e candele intorno al kongelige slott, l’ottocentesco Palazzo reale nel cuore della capitale.

Una fiumana di persone

La processione si è intensificata dopo il decesso ed è durata per giorni, anche sotto la pioggia battente. Una fiumana di persone, non solo da Oslo ma da ogni angolo del lungo paese, ha percorso il tratto finale dell’arteria della capitale, Karl Johans gate, e raggiunto il Palazzo per un ultimo saluto, spesso lasciando un piccolo omaggio. Un susseguirsi di bambini e bambine con i genitori, donne in bunad (l’abito tradizionale), studentesse in impermeabili griffati, ragazze con il capo velato, pensionati. Molti con un’aria affranta, altri impegnati a scattarsi selfie, pochi indifferenti.

«Per me il re era il simbolo della Norvegia migliore: buono, generoso, animato da un profondo senso del dovere», dice Jens, manager. Una pensionata in lacrime commenta, prima di allontanarsi: «in un’epoca come questa, con la guerra quasi ai nostri confini, il re era per tutti noi come un nonno, come un faro nella notte».

Un modello di onestà

Emilia, una studentessa universitaria che per tre giorni di seguito è passata a portare un fiore al Palazzo reale, descrive Harald V come «una persona estremamente gentile che esprimeva affetto per tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale o dalle origini». Muhammad, un rifugiato siriano, osserva: «Io vengo da un paese che ha subito una dittatura terribile per decenni. So cosa significa avere leader poco rispettosi della democrazia. Il re invece credeva nella democrazia».

Benedicte risiede a Bergen, una città costiera, dove lavora per l’università. «Io sono cresciuta avendo sempre lui come punto di riferimento, la sua morte mi rattrista molto più di quanto mi sarei aspettata. La perdita di un leader che era anche un tale modello di onestà e buon comportamento in un momento così complesso a livello internazionale, si sente ancora di più. Spero che la monarchia norvegese continui a esistere ma chissà cosa serba il futuro».

Una grande partecipazione di popolo

Anche il funerale, tenutosi il 9 settembre, ha visto una fortissima partecipazione di popolo, con decine di migliaia di norvegesi assiepati intorno al Palazzo, per le strade e nei pressi della cattedrale di Oslo. Anche nel resto del paese sono state numerose le dimostrazioni di lutto: bandiere a mezz’asta, foto del re nei totem delle piazze, nelle vetrine dei negozi, nelle stazioni dei treni, negli hotel e persino nei supermercati. Un’unanimità di sentimento rara in un continente che appare sempre più diviso. E in effetti secondo un sondaggio della NRK (la SSR della Norvegia) il 72% dei cittadini è a favore della monarchia, e solo il 20% vorrebbe la repubblica o un’altra forma di governo.

I giovani perplessi

Il successore di Harald V è suo figlio, Haakon VIII. Il nuovo sovrano sembra essere piuttosto apprezzato, anche da chi è contrario alla monarchia, come Sivert, un ventenne che lavora nel settore del turismo, secondo il quale «il re non è male, ma non credo che sia giusto che qualcuno sia al vertice di un paese per nascita». Di fatto, un crescente numero di giovani norvegesi mostra una certa perplessità nei confronti della monarchia. Sarà compito di Haakon VIII conquistarsi anche il loro affetto.

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