Il record di code al Gottardo rilancia la tassa di transito

Il record di code al Gottardo riaccende il dibattito sulla mobilità e sulle risposte da mettere in campo per governare un traffico sempre più intenso. Mentre al cantiere del secondo tubo si continua a scavare, tre consiglieri nazionali ticinesi – Farinelli (PLR), Storni (PS) e Quadri (Lega) – hanno visitato la nuova galleria e si sono confrontati sul futuro dell’asse autostradale.
«Quando si è all’interno ci si rende conto dell’immensità di questo cantiere». È la prima immagine che Alex Farinelli (PLR) porta con sé dopo la visita di lunedì, insieme ai colleghi Bruno Storni (PS) e Lorenzo Quadri (Lega), al cantiere del secondo tubo del San Gottardo. Il consigliere nazionale, membro della Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni, è entrato nella galleria ancora in costruzione e ne ha potuto osservare da vicino dimensioni e complessità. «Siamo abituati a entrare in una galleria quando questa è finita, ma la parte che vediamo è molto ridotta rispetto a ciò che è stato scavato». Un’opera imponente, dunque, che porta con sé anche una domanda tutt’altro che secondaria: che cosa succederà al traffico quando il sistema del Gottardo sarà completato?
Il nodo delle code
Le code ai portali sono ormai una presenza ricorrente sulla rete viaria svizzera e ticinese. Proprio oggi è arrivata la notizia della colonna più lunga degli ultimi quattro anni (vedi articolo a lato). «Di fronte a una notizia del genere non si può essere contenti», osserva Farinelli, che individua subito una delle cause di fondo: «Le infrastrutture attuali, spesso, non sono più all’altezza delle nuove esigenze di mobilità».
Una situazione che, secondo Lorenzo Quadri, rischia di diventare ancora più critica, soprattutto in caso di incidenti, quando i tempi necessari per liberare la carreggiata possono trasformare rapidamente una situazione già congestionata in un ingorgo. «Sono dinamiche spesso non giustificabili. E questo fa esplodere una situazione che è già sempre al limite».
Aumento fisiologico
Ma se la nuova canna dovrebbe contribuire a superare, almeno in parte, alcuni limiti dell’attuale galleria, allo stesso tempo non mancano i timori di chi sostiene che, alla lunga, a farne le spese sarà tutto il territorio cantonale, in particolare a sud, dove potrebbe riversarsi l’imbottigliamento.
«Con il secondo tubo ci sarà sicuramente un aumento della capacità di transito», commenta al riguardo Storni. «È fisiologico, trattandosi di due tubi separati». Quello che bisogna evitare, secondo Storni, è che entrambi vengano utilizzati a due corsie. «È vero che non avremo più le code a Göschenen, ma rischieremmo di ritrovarcele a Bellinzona, dove confluisce anche il traffico proveniente dal San Bernardino. Sappiamo che già oggi, il venerdì, si formano code all’altezza della galleria della Collina d’Oro e, a volte, anche al dosso di Taverne. È uno scenario che dobbiamo assolutamente evitare», conclude il socialista.
«Le garanzie ci sono»
«Fintanto che la popolazione svizzera e i Cantoni svizzeri non dovessero decidere altrimenti, resterà sempre una corsia per direzione disponibile», ribatte Quadri, che precisa: «Si tratta di un completamento senza aumento di capacità. Quindi, non ci sarà nessun potenziamento». Rispetto alla situazione attuale, migliorerà molto anche la sicurezza, aggiunge Farinelli, per il quale, però, ci sono anche altre misure da adottare.
PoLuMe
Il pensiero corre inevitabilmente verso sud, al Mendrisiotto e al progetto PoLuMe. Per Farinelli, il potenziamento della rete deve infatti essere considerato nel suo insieme. «Il progetto del PoLuMe, seppur migliorabile – e sono d’accordo che si possa discutere di ulteriori misure di accompagnamento al territorio – è una delle chiavi per migliorare la situazione attuale del Mendrisiotto». Secondo Farinelli, però, è illusorio pensare che basti introdurre un po’ più di trasporto pubblico, o qualche altra misura, per cambiare radicalmente la situazione.
Diametralmente opposta, al riguardo, la posizione di Storni, per il quale «il potenziamento delle infrastrutture non rappresenta la soluzione del problema. Occorre piuttosto investire nel trasporto pubblico».
Per Quadri, «si può certo parlare di potenziare il trasporto pubblico, ma non sarà mai in grado di assorbire tutto il traffico autostradale. Pertanto, i due sistemi, strada e ferrovia, devono coesistere».
Il traffico di transito
E su un tema però i tre deputati convergono: l’introduzione di una tassa di transito.
«La Svizzera si trova al centro dell’Europa e deve quindi tutelarsi. La tassa di transito, approvata dalle due Camere, prevede che chi attraversa il nostro Paese senza fermarsi contribuisca ai costi generati dal traffico, anche in misura importante e in funzione delle condizioni viarie», spiega Storni. «Si tratta, in sostanza, di un sistema di road pricing, già applicato in diverse città europee. È dunque una misura concretamente attuabile e compatibile con le norme europee».
Il Consiglio federale ha ricevuto l’incarico da parte del Parlamento di elaborare una proposta di legge, compatibile con gli accordi internazionali, che permetta di introdurre un pedaggio di questo tipo, ricorda Farinelli. «La logica politica di questo strumento è semplice: chi utilizza la Svizzera esclusivamente come corridoio di attraversamento dovrebbe contribuire ai costi che quel traffico genera».
Infine Quadri: «L’iniziativa è utile perché evita ipotesi balorde di pedaggi interni alla Svizzera, che penalizzerebbero il Ticino dividendo il Paese in due», commenta il deputato della Lega, che conclude: «È corretto far pagare il pedaggio a questo transito parassitario, che genera soprattutto costi: dall’usura delle infrastrutture alle ripercussioni sull’economia che paga le colonne in termini di ore di lavoro perse e di ritardi».
