Politica

Il record di code al Gottardo rilancia la tassa di transito

La deputazione ticinese si interroga sulle colonne estive con un occhio già rivolto alla fine dei lavori per la seconda canna – Storni: «Si rischia un riversamento del traffico a sud» – Farinelli: «Tutta la rete va potenziata» – Quadri: «Contro il traffico parassitario»
©CHIARA ZOCCHETTI
Francesco Pellegrinelli
26.08.2026 22:15

Il record di code al Gottardo riaccende il dibattito sulla mobilità e sulle risposte da mettere in campo per governare un traffico sempre più intenso. Mentre al cantiere del secondo tubo si continua a scavare, tre consiglieri nazionali ticinesi – Farinelli (PLR),  Storni (PS) e Quadri (Lega) – hanno visitato la nuova galleria e si sono confrontati sul futuro dell’asse autostradale.

«Quando si è all’interno ci si rende conto dell’immensità di questo cantiere». È la prima immagine che Alex Farinelli (PLR) porta con sé dopo la visita di lunedì, insieme ai colleghi Bruno Storni (PS) e Lorenzo Quadri (Lega), al cantiere del secondo tubo del San Gottardo. Il consigliere nazionale, membro della Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni, è entrato nella galleria ancora in costruzione e ne ha potuto osservare da vicino dimensioni e complessità. «Siamo abituati a entrare in una galleria quando questa è finita, ma la parte che vediamo è molto ridotta rispetto a ciò che è stato scavato». Un’opera imponente, dunque, che porta con sé anche una domanda tutt’altro che secondaria: che cosa succederà al traffico quando il sistema del Gottardo sarà completato?

Il nodo delle code

Le code ai portali sono ormai una presenza ricorrente sulla rete viaria svizzera e ticinese. Proprio oggi è arrivata la notizia della colonna più lunga degli ultimi quattro anni (vedi articolo a lato). «Di fronte a una notizia del genere non si può essere contenti», osserva Farinelli, che individua subito una delle cause di fondo: «Le infrastrutture attuali, spesso, non sono più all’altezza delle nuove esigenze di mobilità».

Una situazione che, secondo Lorenzo Quadri, rischia di diventare ancora più critica, soprattutto in caso di incidenti, quando i tempi necessari per liberare la carreggiata possono trasformare rapidamente una situazione già congestionata in un ingorgo. «Sono dinamiche spesso non giustificabili. E questo fa esplodere una situazione che è già sempre al limite».

Aumento fisiologico

Ma se la nuova canna dovrebbe contribuire a superare, almeno in parte, alcuni limiti dell’attuale galleria, allo stesso tempo non mancano i timori di chi sostiene che, alla lunga, a farne le spese sarà tutto il territorio cantonale, in particolare a sud, dove potrebbe riversarsi l’imbottigliamento.

«Con il secondo tubo ci sarà sicuramente un aumento della capacità di transito», commenta al riguardo Storni. «È fisiologico, trattandosi di due tubi separati». Quello che bisogna evitare, secondo Storni, è che entrambi vengano utilizzati a due corsie. «È vero che non avremo più le code a Göschenen, ma rischieremmo di ritrovarcele a Bellinzona, dove confluisce anche il traffico proveniente dal San Bernardino. Sappiamo che già oggi, il venerdì, si formano code all’altezza della galleria della Collina d’Oro e, a volte, anche al dosso di Taverne. È uno scenario che dobbiamo assolutamente evitare», conclude il socialista.

«Le garanzie ci sono»

«Fintanto che la popolazione svizzera e i Cantoni svizzeri non dovessero decidere altrimenti, resterà sempre una corsia per direzione disponibile», ribatte Quadri, che precisa: «Si tratta di un completamento senza aumento di capacità. Quindi, non ci sarà nessun potenziamento». Rispetto alla situazione attuale, migliorerà molto anche la sicurezza, aggiunge Farinelli, per il quale, però, ci sono anche altre misure da adottare.

PoLuMe

Il pensiero corre inevitabilmente verso sud, al Mendrisiotto e al progetto PoLuMe. Per Farinelli, il potenziamento della rete deve infatti essere considerato nel suo insieme. «Il progetto del PoLuMe, seppur migliorabile – e sono d’accordo che si possa discutere di ulteriori misure di accompagnamento al territorio – è una delle chiavi per migliorare la situazione attuale del Mendrisiotto». Secondo Farinelli, però, è illusorio pensare che basti introdurre un po’ più di trasporto pubblico, o qualche altra misura, per cambiare radicalmente la situazione.

Diametralmente opposta, al riguardo, la posizione di Storni, per il quale «il potenziamento delle infrastrutture non rappresenta la soluzione del problema. Occorre piuttosto investire nel trasporto pubblico».

Per Quadri, «si può certo parlare di potenziare il trasporto pubblico, ma non sarà mai in grado di assorbire tutto il traffico autostradale. Pertanto, i due sistemi, strada e ferrovia, devono coesistere».

Il traffico di transito

E su un tema però i tre deputati convergono: l’introduzione di una tassa di transito.

«La Svizzera si trova al centro dell’Europa e deve quindi tutelarsi. La tassa di transito, approvata dalle due Camere, prevede che chi attraversa il nostro Paese senza fermarsi contribuisca ai costi generati dal traffico, anche in misura importante e in funzione delle condizioni viarie», spiega Storni. «Si tratta, in sostanza, di un sistema di road pricing, già applicato in diverse città europee. È dunque una misura concretamente attuabile e compatibile con le norme europee».

Il Consiglio federale ha ricevuto l’incarico da parte del Parlamento di elaborare una proposta di legge, compatibile con gli accordi internazionali, che permetta di introdurre un pedaggio di questo tipo, ricorda Farinelli. «La logica politica di questo strumento è semplice: chi utilizza la Svizzera esclusivamente come corridoio di attraversamento dovrebbe contribuire ai costi che quel traffico genera».

Infine Quadri: «L’iniziativa è utile perché evita ipotesi balorde di pedaggi interni alla Svizzera, che penalizzerebbero il Ticino dividendo il Paese in due», commenta il deputato della Lega, che conclude: «È corretto far pagare il pedaggio a questo transito parassitario, che genera soprattutto costi: dall’usura delle infrastrutture alle ripercussioni sull’economia che paga le colonne in termini di ore di lavoro perse e di ritardi».

È di 20 chilometri la colonna la più lunga degli ultimi 4 anni

È di 20 chilometri la coda più lunga registrata quest’anno al San Gottardo, lunghezza che non si era più raggiunta dal 2022. Sull’arco di tutta la stagione estiva, tuttavia, le code registrate sono state di lunghezza più ridotta rispetto all’anno scorso. In autunno, chi viaggia dovrà inoltre tenere conto di diverse chiusure notturne. Nei mesi di luglio e agosto, la galleria autostradale del San Gottardo, uno dei principali collegamenti attraverso le Alpi, è stata molto trafficata. Come previsto, si sono formate regolarmente lunghe code. Chi viaggiava verso sud ha dovuto armarsi di molta pazienza, soprattutto il 18 luglio. Quel sabato, la coda ha raggiunto i 20 chilometri. Si tratta quindi di una delle code più lunghe registrate durante le vacanze estive degli ultimi anni. Code di 20 chilometri erano state registrate anche alla fine di luglio 2022 e nel luglio 1998. Il record per il periodo delle vacanze estive risale tuttavia al luglio 2009, quando la coda raggiunse una lunghezza di 24 chilometri. La causa fu una nevicata che rallentò il traffico sulla strada del Passo del San Gottardo. Durante i mesi di luglio e agosto 2026, al portale nord le code sono state di lunghezza ridotta rispetto all’anno scorso. In totale sono stati registrati otto giorni di code che hanno superato i 10 chilometri, a fronte degli undici giorni del 2025. Per il viaggio di rientro da sud verso nord, il traffico si distribuisce generalmente su un arco di tempo più ampio, per cui le code tendono a essere più corte. La coda più lunga al portale sud ha raggiunto gli 11 chilometri e si è verificata il 7 agosto. Anche il giorno successivo i veicoli erano ancora incolonnati per 10 chilometri. È stato quindi questo il fine settimana con il traffico di rientro più intenso. L’anno precedente, la coda più lunga al portale sud aveva raggiunto i 13 chilometri.