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Il riassetto di Volkswagen avrà conseguenze per i fornitori svizzeri?

Secondo gli analisti, l'impatto di questa decisione sulla piazza industriale elvetica nel suo complesso sarà limitato
© CHRISTOPHER NEUNDORF
Ats
04.09.2026 13:56

Il profondo riassetto del gruppo Volkswagen (VW) avrà conseguenze perlopiù contenute per la maggior parte dei fornitori svizzeri dell'industria automobilistica. Ma la società bernese Feintool, particolarmente dipendente dai volumi produttivi, potrebbe finire sotto pressione.

Il colosso tedesco ha annunciato un piano di ristrutturazione senza precedenti: 50.000 posti di lavoro tagliati in tutto il mondo, quattro stabilimenti tedeschi senza garanzie di continuità oltre il 2031-2034 e il dimezzamento della gamma dei modelli entro il 2035, con una semplificazione dell'offerta del 75%. La capacità produttiva sarà adeguata a circa nove milioni di veicoli all'anno, contro i dodici milioni pre-pandemia.

Secondo gli analisti, l'impatto di queste decisioni sulla piazza industriale elvetica nel suo complesso sarà però limitato. Non mancano comunque le situazioni più difficili: basti pensare che alla borsa di Zurigo stamane l'azione Feintool cedeva oltre il 3%, segnale che il mercato ha individuato nel produttore bernese di componenti il fornitore più vulnerabile. «È l'impresa più esposta perché dipende in modo relativamente diretto dai volumi di produzione e dal tasso di utilizzo dell'industria automobilistica europea», spiega all'agenzia Awp Torsten Sauter, analista della multinazionale di servizi finanziari Kepler-Cheuvreux.

Più cauta la valutazione su altri operatori. La banca Vontobel stima per Autoneum, specialista dell'isolamento acustico, una dipendenza da Volkswagen moderata, tra il 5 e il 7%, secondo l'esperto Arben Hasanaj. Per SFS (componenti di fissaggio), EMS-Chemie (vari materiali) e Komax (macchine per cablaggio), un eventuale calo della produzione di Volkswagen non avrebbe invece un impatto considerevole a livello di gruppo. Walter Bamert, analista della Banca cantonale di Zurigo (ZKB), è ancora più netto e non esita a definire la situazione un «tempesta in un bicchier d'acqua». «La chiusura di stabilimenti non significa automaticamente meno veicoli: Volkswagen vuole chiudere impianti per saturare meglio gli altri». Per i fornitori, ha aggiunto, «i volumi prodotti sono più decisivi del numero di stabilimenti o dei dipendenti». E se i volumi di VW dovessero calare, altri costruttori potrebbero compensare. I fornitori svizzeri si sono già adattati alla debolezza del comparto europeo, ristrutturandosi e orientandosi maggiormente verso la Cina, osserva Vontobel. Komax potrebbe addirittura trarre vantaggio se VW investisse di più in automazione per ridurre i costi. A lungo termine, comunque, la pressione sul vecchio continente resta alta: secondo Sauter la crisi di Volkswagen «evidenzia, oltre a problemi specifici dell'azienda, le difficoltà strutturali dell'industria automobilistica europea, caratterizzate da costi elevati, domanda debole e concorrenza crescente dalla Cina».