Il «settebello» di Locarno non si tocca, «già così l'impegno è tanto»

Incontri istituzionali, riunioni operative, momenti di coordinamento all’interno del proprio dicastero e attività di rappresentanza. I compiti cui sono chiamati ad assolvere i municipali di Locarno, come anche quelli degli altri Comuni ticinesi, sono numerosi e vanno ben al di là delle sedute settimanali. Una riduzione del loro numero da sette a cinque, considerato che tale attività si fonda sul modello di milizia, non è mai stata tematizzata né a fini organizzativi né, tantomeno, all’aumento della remunerazione prevista. Detto altrimenti, l’attuale composizione di sette membri (sindaco, vicesindaco e cinque municipali) non è in discussione. Così risponde lo stesso Esecutivo cittadino ad un’interrogazione di Frano Dragun e Kevin Pidò (Lega-UDC), rilevando che anche l’importo previsto oggi dal Regolamento comunale per la carica di municipale «rappresenta un minimo necessario affinché la funzione possa essere svolta in modo adeguato, tenuto conto della natura di milizia dell’incarico». Gli onorari, lo ricordiamo, ammontano a 65.144 franchi all’anno per il sindaco, a 39.104 per il vicesindaco e a 32.571 per i municipali. Questi importi sono adeguati al rincaro secondo i criteri e i parametri valevoli per gli stipendi dei dipendenti comunali. Quale rimborso spese annuale per la rappresentanza sono riconosciuti, solo dietro presentazione dei singoli giustificativi, 6 mila franchi massimi per il sindaco, 3 mila per il vicesindaco e 1.500 per i municipali.
Già trattati 4 mila oggetti
«Una riduzione del numero dei municipali - ribadisce Palazzo Marcacci - non rappresenterebbe una semplice razionalizzazione, bensì determinerebbe un inevitabile sovraccarico per i membri rimasti». Questo determinerebbe «il rischio concreto di indebolire la qualità del processo decisionale, aumentare la pressione individuale e compromettere l’efficacia complessiva dell’azione dell’Esecutivo». E per contestualizzare la propria posizione, la compagine municipale si sofferma ad illustrare il funzionamento della seduta settimanale del martedì che, come detto, è solo una parte del lavoro svolto. Già la sola preparazione della seduta richiede un investimento significativo di tempo: entro il venerdì a mezzogiorno, ogni municipale deve esaminare e validare i rapporti del proprio dicastero; poche ore dopo, l’intera documentazione viene resa disponibile a tutti i membri, che dedicano i giorni seguenti a un’analisi approfondita dei temi da affrontare. Il processo prosegue con il pre-voto del lunedì sera e culmina nella seduta del martedì pomeriggio. Se si pensa che dall’inizio della legislatura sono stati oltre 4 mila i temi trattati, ben si comprendono sia il volume, sia la complessità dell’attività svolta.
La divisione in sette dicasteri, argomenta ancora Palazzo Marcacci, «permette un miglior equilibrio tra il perimetro di parziale competenza del singolo municipale e lo sguardo generale che lo stesso deve tenere rispetto all’attività di tutta l’amministrazione e di tutto il Municipio, che resta un organo collegiale, l’unico a poter prendere delle decisioni politiche». Ridurre a cinque il numero dei membri dell’Esecutivo, rischierebbe dunque di enfatizzare la «dicasterializzazione».
Maggiori sensibilità
Al di là di tutto ciò, il Municipio sottolinea che il fatto di essere formato da sette membri permette di avere al proprio interno maggiori sensibilità di pensiero, di territorialità (in una città suddivisa in quartieri molto diversi fra loro), di età e di genere. Rispondendo alla domanda se siano svolti degli approfondimenti riguardo alla possibilità di un Esecutivo più «snello» già in vista delle elezioni comunali del 2028, Palazzo Marcacci risponde che non sono state sviluppate ipotesi operative, né definite tempistiche o analisi sui costi che questa ipotesi comporterebbe. «Tali approfondimenti potrebbero se del caso essere oggetto di uno studio in ottica aggregativa», aggiunge l’Esecutivo cittadino. Il quale ribadisce, infine, la sua scelta di non prendere posizione sulla mozione presentata a suo tempo da Pierluigi Zanchi, concernente l’aumento delle retribuzioni dei membri del Municipio e delle indennità per le sedute del Consiglio comunale e delle commissioni permanenti. La mozione, ancora al vaglio della Commissione della gestione, propone che al sindaco venga corrisposto uno «stipendio» di 100 mila franchi annui, al vicesindaco di 70 mila e ai municipali di 50 mila. L’indennità a favore di consiglieri comunali andrebbe invece aumentata da 53 a 106 franchi per seduta, sia del plenum sia delle commissioni.
