Il settore sanitario si schiera contro l'iniziativa UDC «No a Svizzera da 10 milioni»

Un'ampia alleanza di organizzazioni e associazioni della sanità, sostenute da esponenti politici, ha lanciato oggi la sua campagna contro l'iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni!» promossa dall'UDC. Il comitato mette in guardia da un tetto massimo alla popolazione, che comporterebbe gravi conseguenze nell'assistenza sanitaria.
Il testo lanciato dai democentristi in votazione il prossimo 14 giugno chiede di fissare nella Costituzione un limite massimo alla popolazione residente permanente puntando a un controllo rigoroso dell'immigrazione affinché gli abitanti in Svizzera non superino la soglia di 10 milioni entro il 2050.
«Per il settore sanitario ciò avrebbe conseguenze gravi», scrive il comitato «No al caos nelle cure». Ospedali, case anziani, cure a domicilio e studi medici dipendono infatti da personale qualificato proveniente dall'estero. L'iniziativa, viene precisato, aggraverebbe la carenza di personale specializzato, allungherebbe i tempi di attesa e metterebbe a rischio la sicurezza dell'assistenza sanitaria.
Presentando i suoi argomenti, il comitato sottolinea che la popolazione svizzera invecchia sempre di più e ciò significa che più anziani richiedono anche più assistenza e prestazioni mediche. «Se non è possibile assumere personale sanitario qualificato dall'estero, ci saranno importanti lacune», avverte.
Una carenza di medici e personale infermieristico qualificato comporta inoltre un carico di lavoro maggiore per tutte le persone impiegate nel settore, con effetti diretti sulla qualità delle cure e sulla sicurezza dei pazienti. «Studi dimostrano che la mancanza di personale è collegata a un rischio più alto di mortalità negli ospedali, soprattutto nei casi di emergenza», sottolinea il comitato.
Particolarmente a rischio sono le regioni di confine, il cui sistema sanitario dipende in modo fondamentale dal personale proveniente dall'estero. «In Ticino, quasi il 70% dei medici ospedalieri ha conseguito il diploma all'estero. Nella regione di Ginevra, più della metà del personale infermieristico ha una formazione svolta all'estero. Senza questi professionisti, il sistema non sarebbe sostenibile», mette in guardia l'alleanza.
Il comitato «No al caos nelle cure» riunisce diversi attori del settore, tra cui H+, Spitex Svizzera, Physioswiss e l'Associazione svizzera infermiere e infermieri (ASI), sostenuti da numerosi esponenti politici.