Il caso

Il turista che ha sfregiato il Colosseo? «Un cretino»

Con Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla cultura italiano, storico e critico d'arte, parliamo dell'atto di vandalismo messo a segno da un giovane gli scorsi giorni a Roma per incidere il suo nome e quello della fidanzata sull'Anfiteatro Flavio
© Reddit/Ryan Lutz
Irene Solari
28.06.2023 09:30

«Ivan+Hayley 23»: una scritta che rischia di costare almeno 15 mila euro di multa e il carcere fino a cinque anni al turista che, in vacanza a Roma con la fidanzata, ha pensato bene di sfregiare il Colosseo armato di un mazzo di chiavi. Il gesto è stato ripreso in video da un altro turista che assisteva alla scena, e che lo ha apostrofato in inglese «stupido pezzo di m**da», chiedendogli cosa stesse facendo: «Non è possibile, sul serio?». Il ragazzo non è ancora stato identificato ma le sue immagini, inizialmente pubblicate sulla piattaforma Reddit e poi rimbalzate in tutto il web, sono immediatamente diventate virali.

© YouTube/Ryan Lutz

«Un cretino»

Immagini dove lo si vede, con camicia azzurra e zainetto sulle spalle, voltarsi e sorridere appena scopre di essere inquadrato come se nulla fosse. Forse inconsapevole di stare compiendo un atto di vandalismo ai danni di un’opera dall’inestimabile valore storico e artistico. Sull’autore di questa “prodezza” anche il sottosegretario alla cultura italiano Vittorio Sgarbi, da noi raggiunto, ha le idee molto chiare: «È un cretino». E nemmeno tanto originale, prosegue il critico d'arte: «Un cretino che ha fatto un gesto automatico, molto diffuso nei secoli».

Scritte antiche

Un gesto, quello di incidere un graffito, che alcune volte si è rivelato utile per risolvere i problemi legati alla cronologia dell'arte e alla sua datazione, spiega Sgarbi. Il riferimento è alle scritte fatte nell'antichità, e giunte ai nostri giorni, che ci hanno consentito di conoscere l’epoca precisa di un’opera «quando queste opere d'arte erano particolarmente antiche». Come, ad esempio, alcuni graffiti di età romana. Non di certo il caso del turista davanti ai muri dell'Anfiteatro Flavio. Anche perché, continua Sgarbi, «questo tipo di azioni, ripetute in tempi recenti, danno il senso di un'idiozia automatica da parte di queste persone che incidono il nome della loro fidanzata, probabilmente per lasciarla su un monumento che ha una vita più lunga della loro».

Iscrizioni di epoca romana a Pompeii. © Shutterstock
Iscrizioni di epoca romana a Pompeii. © Shutterstock

Danni e sacralità

Una logica, quella dietro al gesto, che è in sé «psicologicamente abbastanza comprensibile», ribadisce il critico d'arte: «Serve a dare il senso dell’eternità del loro rapporto». Peccato che non porti effettivamente a nulla, se non al danneggiamento di un bene culturale di inestimabile valore. «Il fatto è che questo gesto è inutile perché non serve più a nessuno. Porta semplicemente dei micro-danni che naturalmente sono di diversa natura. Sul Colosseo, l’antichità dell’edificio presuppone una sua sacralità, un gesto del genere non si deve fare», chiarisce Sgarbi.

Vandalismo culturale

Un gesto che, infatti, è stato definito dai media italiani come una forma di vandalismo culturale. «Esatto – conferma Sgarbi –, anche se rimane una cosa comunque consueta e molto diffusa». Questo non è il primo caso e non sarà nemmeno l’ultimo. «Naturalmente il danno è più simbolico che reale», precisa. «Per questa ragione occorre fare a questo ragazzo una multa pesante, anche per indicare che un tale gesto segna una condizione di minorità psicologica».